Torino 2019

Gli eleganti salotti incastonati nella simmetria rassicurante di portici e vie lastricate fanno da palcoscenico naturale allo spettacolo quotidiano che offre questa città. C’è una sola parola che riesce a riassumere il carattere di Torino ed è sabaudità. Sabaudità è il lato più discreto e lontano dal clamore dei suoi cittadini e delle sue bellezze; sabaudità è la bellezza nascosta dei cortili e delle sale dei palazzi di quella che una volta è stata la prima capitale d’Italia.

Questa guida contiene 100 segnalazioni, tonde tonde, per vivere Torino e tutta la sua sabaudità, così piemontese e allo stesso tempo internazionale.

12 colazioni per iniziare con il piede giusto

Prima mattina. Una volta usciti dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova, imboccate Corso Vittorio Emanuele II, in direzione delle Alpi, che si stagliano all’orizzonte. Sotto i portici, troverete uno dopo l’altro un’infilzata di superbi bar e pasticcerie: Caffè Platti, Gaudenti 1971, Pastarell e Gerla 1927. E la buona notizia è che c’è una valida ragione per provarli tutti.

Platti, ad esempio, è uno dei locali storici della capitale sabauda: Cesare Pavese, Luigi Einaudi e Mario Soldati erano clienti abituali, e per tutto il ‘900 fu un punto di riferimento per la vita sociale e culturale della città. Ancora oggi, il tempo sembra essersi fermato alla sua inaugurazione, nel 1875, tra alti specchi, lampadari retrò, decorazioni dorate, poltroncine rosse e statue. Il caffè (ma anche il cappuccino) qui lo servono con un cucchiaino di panna fresca appena montata. Una vera sciccheria.

Invece fermatevi da Gaudenti se preferite un pezzo di focaccia dolce (o salata) da accompagnare alla vostra dose quotidiana di caffeina. Tra i dolcetti, ci sono piccole meringhe farcite – che hanno la forma dei macaron francesi – e bignè alla crema chantilly.

Gerla è la patria della migliore veneziana della città. Lasciamo parlare la foto.

E poi, c’è Pastarell e la tradizione napoletana: babà, sfogliatelle, zeppole, pastiere, delizie al limone, code d’aragosta farcite e gli sfiziosi fiocchi di neve. Alla cassa, scoprirete che si mantiene viva l’antica usanza del caffè sospeso.

Ma la nostra lista di colazioni non si esaurisce qui: ne abbiamo ancora otto da proporre alle vostre papille gustative. Ecco tre chicche per gli intenditori del caffè: il bar San Tommaso 10, che una volta ospitava la drogheria in cui Luigi Lavazza aveva iniziata a miscelare il caffè e a dar vita alla sua fortunata azienda; Orso Laboratorio Caffè con la sua proposta che spazia dall’Etiopia alle terrazze del Kilimangiaro, dall’Indonesia – dove lo zibetto mangia le ciliegie del caffè e produce la più pregiata delle monorigini – ai vulcani delle Hawaii, fino ad arrivare in Giamaica e nei territori incontaminati dei paesi del centro e sud America; terza, la caffetteria Chiodi Latini New Food.

Qui non c’è nessuna materia prima di origine animale, ma solo ingredienti vegetali. Potrete scegliere fra tre opzioni: Intenso (consigliato per l’espresso, con aromi tostati e caramellati), Bilanciato (100% da arabica, dal sapore più morbido rispetto al precedente, ma sempre deciso ed equilibrato) e Aromatico (con sentori di fiori e frutta, da provare con le procedure più hipster: V60, chemex, aeropress e french press). Tra l’altro, quest’ultimo prevede quattro origini: Burundi e Kenya, ma anche Etiopia e Salvador in alternanza ogni due mesi, per offrire la possibilità di scoprire sempre nuovi mondi.

L’avrete capito, a Torino il buon caffè non manca, e la tradizione delle torrefazioni è molto solida. Beccuti – aperto nell’anno 1890 da Oreste Beccuti, fornitore della Real Casa dei Savoia – è uno dei fiori all’occhiello della città. Le pregiate miscele torrefatte in proprio da decenni regnano sovrane. Da provare lo shakerato. Viene proposto in una dissetante variante, con limone e un pizzico di vaniglia. Il consiglio è di chiederlo senza aggiunta di zucchero, per assaporare le sue note delicate e squisitamente equilibrate. Il sapore rimane piuttosto piacevole, ma non stucchevole.

Cascherete sempre in piedi con i ragazzi di Barcode di piazza Statuto, anche per una pausa pranzo veloce e genuina; con il bar pasticceria Corsofiume e i suoi croissant alla marmellata d’arancia a due passi dal Po (sulla riva opposta rispetto al Parco del Valentino); con il divertente e coloratissimo Antico Borgo Caffè se vi trovate in zona Porta Palazzo e Borgo Dora; e con Lumen, il prestigioso chiosco gourmet ai piedi della Gran Madre.

4 piazze da conoscere

Sbrigata la colazione, occupiamoci della città! Se non conoscete Torino potete iniziare a orientarvi così: dalla stazione Porta Nuova le bellissime via Roma, via Lagrange e via Carlo Alberto corrono parallele fino a incontrare rispettivamente piazza San Carlo (e poi, proseguendo, piazza Castello), piazza Carignano e Piazza Carlo Alberto. Aggiungiamo anche piazza Vittorio Veneto, che si raggiunge percorrendo via Po e che si affaccia sull’omonimo fiume.

2 gallerie da attraversare

A Torino ci sono ben 18 chilometri di portici e alcune eleganti gallerie, come la Galleria San Federico, tra piazza San Carlo e piazza Castello, e la Galleria Umberto I, tra Porta Palazzo e il Quadrilatero, la zona più storica della città.

8 musei imperdibili

Sia chiaro: lo sappiamo che c’è il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, con il suo Museo del Cinema, c’è Palazzo Reale e c’è la Galleria Sabauda. Ma come sapete, abbiamo dovuto fare una scelta, e questa per noi inizia in realtà da Palazzo Madama. Se avete poco tempo a disposizione, impiegatelo per assaggiare lo splendore sabaudo dei grandi saloni, le antichità delle collezioni permanenti, le mostre temporanee su temi contemporanei, il giardino botanico ai piedi dell’edificio e la vista panoramica in cima a una delle due torri. Tutto con un unico biglietto.

Le gallerie sotto il Museo Civico Pietro Micca, invece, vi racconteranno una pagina epica della storia cittadina, ovvero l’assedio di Torino del 1706. Si va sottoterra con una guida esperta: scarpe comode e ben vestiti, che fa freddo.

Il Museo Egizio non ha bisogno di presentazioni. E se ci siete già stati, non abbiate timore di tornare: c’è sempre qualcosa che vale la pena approfondire. Ad esempio, cercate l’area di restauro delle mummie di animali, ve l’avevamo segnalata qui. Ah, il giorno del vostro compleanno è gratis!

Dall’Egitto ci spostiamo verso est: andiamo in Oriente e visitiamo il MAO, ospitato nello storico Palazzo Mazzonis nel Quadrilatero. Il percorso si snoda sui quattro piani dell’edificio: ci sono opere dell’Asia meridionale e Sud-est asiatico; la più importante collezione di arte funeraria cinese presente in Italia (che copre il periodo dal Neolitico all’epoca Tang); opere d’arte giapponese; manufatti da Tibet, Nepal e Bhutan; una significativa collezione di arte islamica. A sorprendere è la magica mescolanza tra affreschi occidentali e statue orientali, in completa armonia.

La sesta segnalazione è per Camera, il Centro Italiano per la Fotografia, che ospita mostre antologiche di artisti affermati, collettive tematiche, così come progetti che investigano le più recenti ricerche dei giovani fotografi. E di fotografia, e non solo, ne troverete parecchia anche fuori dal centro, al Museo Ettore Fico: tre mostre tematiche annuali, un unico respiro internazionale.

Tra le aperture museali più recenti, c’è il Museo Lavazza, un itinerario circolare che ripercorre la storia del marchio e la filiera del caffè. All’ingresso ogni visitatore riceve una tazzina che permette di attivare le istallazioni, approfondire la conoscenza attraverso materiali multimediali, e raccogliere informazioni e ricordi (come una foto nel set degli spot con Bonolis, o a fianco di una Carmencita gigante). Alla fine della visita, vi aspetta anche una degustazione a sorpresa… Ma non sveliamo altro. Vi piacerà.

Torino è anche un museo a cielo aperto, e non è un’affermazione fatta così, tanto per dire. Il MAU è il primo museo di arte contemporanea all’aperto in un centro urbano in Italia. Si tratta di un percorso tra più di 147 opere realizzate sui muri di case e piazze del Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere d’origine operaia facilmente raggiungibile con i mezzi o una passeggiata. Tutto gratuito.

12 pranzi da cento e lode

Che fame, vero? È ora di mettersi a tavola. Non perdiamo tempo, e andiamo subito al sodo, perché ne abbiamo davvero per tutti i gusti. Brunch hipster che strizza l’occhio alla moda anglosassone in un ambiente accogliente, allegro e pieno di bici (sì, perché è anche un’officina meccanica specializzata in bici da corsa, single speed e conversioni scatto fisso): Pai Bikery. Panini gourmet, con un occhio di riguardo a pulled pork e pastrami, in una posizione strategica a due passi da Museo Egizio, Teatro Carignano e Piazza Castello: Cantiere Edibile. Pesce freschissimo scelto e cucinato direttamente sotto i vostri occhi: Pescheria Gallina. Le migliori patate ripiene: Tartiflà; da provare la versione con la salsiccia di Bra, da mangiare rigorosamente cruda.

Tra le proposte più esotiche: i ravioli di Mu Fusion Dumpling in piazza Vittorio Veneto; i Xiao long bao, le crêpes e i guabao di Oh Crispa nel quartiere San Salvario; le ciotolone colorate e i sushi burrito di Hula Kitchen a cinque minuti da Porta Nuova. Ristorante hawaiano di recentissima apertura, Hula vi invita a comporre la vostra Poké – in hawaiano, “fatto a pezzi, a dadi” – Bowl: si sceglie la base (riso bianco, venere integrale, quinoa, insalata o farro), il condimento (alghe, cetriolo, edamame, verdure, uva, cipolla, feta, e così via), le proteine (pesce crudo o cotto, pollo, tofu o legumi) e il topping (come salse e sesamo, a piacere).

Segnalazione numero otto: Panini di Mare, nella deliziosa Piazzetta Andrea Viglongo, il libraio ed editore piemontese che ha pubblicato le opere di Salgari. Tutto nasce dal percorso personale di Mario Ottaviano, chef del celebre Trabucco da Mimì di Peschici, dove ormai da cinque generazioni gli ospiti vengono accolti tra le terrazze sul mare e gli argani di quella futurista macchina da pesca che è il trabucco, appunto. Il nostro panino preferito è l’Esotico, con spettacolare polpo alla griglia, zenzero, curry, lime, sale, pepe e olio. Un tripudio per il palato.

Un capitolo a parte meritano le crêpes, che hanno ben due punti di riferimento, di pari squisitezza. Il primo è più vicino alla stazione ferroviaria Porta Susa e si chiama Bariolé. Crêpe con tonno scottato, mango, pomodoro e salsa ponzu, oppure blinis con crème fraîche alla barbabietola, salmone marinato, uovo e insalata di mela, noci, finocchio e verza? Anche su quelle dolci non scherzano.

Il secondo è più vicino alla stazione Porta Nuova e il suo nome è Adonis. Qui non abbiamo dubbi, la nostra preferita è Arnad, con l’omonimo lardo, patate di montagna, fonduta di toma d’alpeggio, cipollotti croccanti, fiori di malva, formaggio e insalatina misticanza. Se ve lo state chiedendo: sì, anche d’estate.

Non possiamo lasciarvi senza i grandi classici della cucina piemontese! Scegliete voi: l’estrema informalità della piola Caffè – Vini Emilio Ranzini, dove vi sembrerà di mangiare a casa dei nonni, o la più composta Enoteca Parlapà, con una carne cruda e uno zabaglione indimenticabili. Ora siamo pronti a riprendere il tour.

4 parchi dove passeggiare

Per smaltire il pranzo, cosa c’è di meglio di una bella camminata in uno dei polmoni verdi di Torino? Per i più raffinati ci sono gli eleganti Giardini di Palazzo Reale; per i più instancabili, l’immenso Parco della Pellerina.

E ancora: il celebre Parco del Valentino. Se lo percorrete fino alla fine, vi imbatterete anche nella curiosa ricostruzione di un Borgo Medievale, con tanto di forno per il pane, laboratorio del maniscalco e ospizio per accogliere i pellegrini. Se state viaggiando con i bambini, non perdete questa tappa.

Infine, il parco della Tesoreria, noto in piemontese come Giardin dël Diav per una bizzarra leggenda legata a un fantasma. Di diavolesco, in realtà non ha nulla, anzi. È un pezzetto di paradiso, dove sarete accolti da un monumentale platano piantato nel 1715: è l’albero più vecchio della città.

2 viste panoramiche sulla città

La prima è dal Monte dei Cappuccini, a 283 metri dal livello del mare, ma ad appena 200 metri dalle rive del Po e dalla Gran Madre. Ecco lo spettacolo.

La seconda invece è dal pallone aerostatico Turin Eye, che sale alla quota di 150 metri e offre una vista a 360 gradi fino a 20 chilometri di distanza. Con un diametro di 23 metri e un solido ancoraggio a terra, è il più grande pallone vincolato del mondo. Scegliete una giornata limpida e dal cielo terso.

12 merende dolci, salate e gelate

Iniziamo da Samambaia: l’arredamento è retrò, dal sapore francese e piemontese insieme, pieno di scatole di latta, pacchi di biscotti e torrone, vasetti in vetro con caramelle e ceste di cibo. Alle pareti ci sono insegne vintage e liste di menu di fine ‘800 e inizio ‘900 plastificate; dentro le vetrinette, centinaia di soprammobili e ricordi. Avvicinatevi al bancone e guardate alla vostra sinistra: lo vedete quel vassoio pieno di frittelle? Sono le tradizionali frittelle di mele, preparate tutto l’anno. Tagliate a rondelle spesse, sono la fine del mondo, così fragranti e dal cuore tenero e succoso.

Amanti delle torte, segnatevi questi nomi: Torteria Berlicabarbis e Buntà dal 1882. Gelato addicted: Niva. Paninetto: Baz. Bagel: Barbiturici. Coffee lover con il computer dietro in cerca di un buon posto dove lavorare: vi aspettano i divani del bakery café di EDIT, il social table di Snodo alle OGR, e il cortile di MagazziniOz. Una tazza di tè o un filter coffee: Infusion Cafè, magari con tanto di scone farcito di marmellata di sambuco o un biscottino glassato.

Da Roses and Tea farete un’immersione tra rose, cupcake e teiere fumanti degne di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ideale per amiche e coppiette.

Ultima felice scoperta in città: Kintsugi Tea & Cakes. Qui concedetevi un tè matcha della casa e una tondeggiante e scenografica moussecake. In alternativa, ci sono mochi leccalecca, tartufini di cioccolato, biscotti a forma di foglia, praline che sembrano perle. Infine, due omaggi alla capitale sabauda: i baci di dama al matcha e la torta Torino-Tokyo, con gianduia, yuzu, arachide e sake. Seduti ai tavolini bassi o al lungo tavolo di legno, lasciatevi avvolgere da questa inaspettata sensazione di benessere, per anima e palato.

6 librerie indipendenti

Appassionati di libri e lettori forti, a noi. Iniziamo da una segnalazione che in realtà libreria non è ma vale la pena conoscere, ovvero il Circolo dei Lettori di via Bogino: reading, presentazioni, gruppi di lettura e incontri con grandi autori italiani e stranieri sotto soffitti stuccati e giganteschi lampadari, in una location squisitamente sabauda. Si tratta infatti di Palazzo Graneri della Roccia, costruito tra il 1683 e il 1702 su un progetto di Giovanni Francesco Baroncelli, assistente di Guarino Guarini. Il fasto è intatto e il brunch proposto è da leccarsi i baffi. Controllate dunque il calendario degli eventi in corso.

Oltre a segnalarvi le bancarelle di libri usati e a metà prezzo di Piazza Statuto e Via Po, ci sono sei librerie vere e proprie (e indipendenti) che meritano una visita: la Luxemburg per chi cerca anche riviste e pubblicazioni internazionali; la Bodoni per gli appassionati di fotografia, arte e design in particolare; le preparatissime Therese e L’Ibrida Bottega per scovare le migliori chicche della media e piccola editoria nostrana; la Nota:bene per libri di grafica, architettura e illustrati per grandi e piccoli. E poi c’è il Bardotto, una libreria molto fornita, un punto vendita di oggetti di design, un wine bar e una caffetteria.

4 souvenir enogastronomici

Non lasciate Torino senza i gianduiotti dello storico Caffè Al Bicerin.

E portatevi a casa anche una bottiglia di vino piemontese dall’Enoteca Piana; una miscela per il tè (o se è inverno, il vin brulé!) da The Tea; e un formaggio – o qualsiasi altra prelibatezza sabauda! – della Latteria Bera.

4 spezzafame per le emergenze

Avete ancora fame? Focacce, farinate, pizze e panini a buon prezzo e grande qualità: El pan d’na volta, Spoto Bakery, La Farcia e le Focaccerie Gran Torino (in particolare, fermatevi nella sede di via Sant’Agostino per provare anche uno dei piatti della cucina, sono davvero in gamba ai fornelli).

4 luoghi di culto

Al civico 25 di via Garibaldi è nascosta – letteralmente – la Cappella dei Mercanti di Torino, un gioiello di luce e dipinti secenteschi, tutti ispirati al tema dei Magi, alternati a statue in legno dipinto di Papi. Varcate l’ingresso che conduce all’InformaGiovani, ma girate subito a destra, percorrendo il breve corridoio. Una curiosità: la sacrestia contiene diversi oggetti sacri e il famoso “calendario perpetuo” di Giovanni Plana – una delle più antiche macchine di calcolo – dotato di tamburi rotanti e di un sistema di trasmissione che permette la combinazione corretta delle diverse informazioni contenute nel sistema. Con questo calendario è possibile un calcolo preciso su un arco temporale di ben 4000 anni a partire dall’anno zero (compreso il calcolo delle lunazioni, dei giorni della settimana e delle festività cristiane).

A proposito di sabaudità nascoste, un altro tesoro cittadino è la barocca Chiesa di San Lorenzo, vicino ai cancelli che conducono a Palazzo Reale. Nota anche come Real chiesa di San Lorenzo, perché commissionata dai Savoia a Guarino Guarini, ha una facciata austera e anonima. All’interno, la meraviglia. A sorprendere è soprattutto la cupola, dove una rete di 16 costoloni disegnano una stella. Leggenda vuole che gli operai del Guarini non volessero levar le impalcature, una volta portata a termine, per paura che crollasse, tanto era incredibile una simile struttura a quei tempi.

Da non perdere anche l’inaspettato Santuario della Consolata nel Quadrilatero, che come una scatola cinese sembra quasi ospitare diversi mondi uno dentro l’altro, e ovviamente la ben più nota Basilica di Superga, raggiungibile dalla Stazione Sassi con la Tranvia a Dentiera.

4 mercati tra passato, presente e futuro

Una domenica al mese c’è il San Salvario Emporium, dedicato al meglio dell’artigianato tradizionale, del design, dell’illustrazione e dell’editoria indipendente; il sabato, invece, Borgo Dora si anima con il mercato Balon (che diventa ancora più grande la seconda domenica di ogni mese con il Gran Balon), dove si fanno i migliori affari sul second-hand e antiquariato; frutta, verdura e prodotti gastronomici li trovate invece al vivacissimo mercato di Porta Palazzo dalle 7 alle 14 dal lunedì al sabato; infine, dal 13 aprile, dopo Firenze e Roma, il Mercato Centrale arriva a Torino.

4 aperitivi generosi

Nato dalla caparbietà di tre amici, Litro è un luogo conviviale e famigliare dove si vende vino DOC sfuso proveniente dalle migliori cantine piemontesi. Sono dieci i vini provenienti da Langhe e Monferrato tra i quali si può scegliere, in rotazione stagionale. Da bere in loco o da asporto, i vini naturali e in mescita di Litro sono la soluzione ideale per chi è alla ricerca di un aperitivo informale incastonato tra Porta Palazzo e il Quadrilatero. Oltre al vino, la seconda buona ragione per capitare qui è il tagliere rustico: pane, salame e pezzo di formaggio. Tra le proposte, ci sono anche tapas di tradizione piemontese, come l’immancabile battuta di carne. Altro che patatine e salatini. I prezzi? Assolutamente popolari.

Atmosfera da Mad Men tra gli anni Sessanta e Settanta è quella che si respira invece al bar dell’NH Collection di piazza Carlo Emanuele II. Al bancone in legno di cedro realizzato dall’artigiano torinese Santo Cinalli, o su uno dei divanetti di velluto blu, chiedete il vostro Americano – sensazionale qui – e vi arriverà un generoso e curato aperitivo tra patatine, olive, frutta secca e spuntino della casa preparato sul momento.

Meritano poi una segnalazione Affini, nel quartiere San Salvario, se amate il vermouth, e La Drogheria, nella movida di piazza Vittorio, se invece state cercando un lauto buffet di tartine e sfizi al cucchiaio.

12 cene che non dimenticherete

Dover scegliere solo una dozzina di ristoranti per la cena, a Torino, è una tortura, ma lo facciamo con piacere. E iniziamo dai taglieri più incredibili della città, quelli dell’osteria valdostana Barotto. Da una parte ci sono i plateaux da condividere: di alta montagna con salumi e formaggio (serviti con miele e marmellate); con tris di mocette, un salume valdostano di origine antica, tipico delle Alpi Occidentali; o con sola selvaggina. Dall’altra parte, seguono le eccezionali battute di carne cruda, come quella con fichi caramellati e genepì. L’atmosfera che si respira è vivace, a volte goliardica, di gran compagnia.

A pochi metri di distanza, si trovano invece Lo Spaccio Alimentare e il suo cavallo di battaglia: il Filetto Rossini, chiamato anche il Tournedos alla Rossini, noto piatto legato al nome del maestro d’opera. Sono parecchie le leggende sulla nascita di questa prelibatezza di manzo; la più curiosa racconta che Rossini al Café des Anglais a Parigi insistette per osservare lo chef mentre cucinava il filetto, ma siccome continuava a interferire con il lavoro del cuoco, il poveretto se ne lamentò; e il maestro, di rimando, lo incalzò: «Et alors, tournez le dos!», e allora voltatemi la schiena! Da qui il nome originale Tournedos.

Rimaniamo a San Salvario per la terza segnalazione: Scannabue, che per noi vince a mani basse il premio del miglior vitello tonnato di Torino. A onor del vero, il menu è tutto incredibile qui: tra il tonno di coniglio delle Terre dei Savoia, gli gnocchi di patata di montagna con crema di Castelmagno e granella di nocciola, e la guancia di vitella brasata al Barbera, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma andando oltre la finanziera piemontese, il polpo in doppia cottura e il baccalà su crema di topinambur, burrata e porri croccanti, si arriva dritti dritti alla lista dei dolci. Un’estasi di sapori che trova l’apice in una portata speciale a base di caffè.

Se non siete ancora sazi di sabaudità culinarie, allora appuntate sul vostro percorso anche Goustò, con i suoi classici tajarin piemontesi abbinati al delicatissimo porro di Cervere stufato, o gli agnolotti tipici delle zone del Monferrato e Langa ripieni di arrosto di bue. Vini e dessert superlativi.

A Torino non mancano le eccellenze anche di altre cucine d’Italia e del mondo: da Napoli con la pizza Da Ciro al Brasile con Ritual, dagli Stati Uniti con i burger di Burgheria al Perù e il suo ceviche con Vale un Peru, dalla carne argentina di La Taba, al sushi del Giappone con influenze samba di Temakerio. Fino alla Thailandia e le proposte orientaleggianti di Mai Thai, con una particolare preferenza per la sede di via Gropello, dove servono anche cocktail molto buoni durante il fine settimana. Provate il Basil Rice con riso, pollo, uovo all’occhio di bue, cipolla, funghi lunghi, basilico thai, peperoni, carote, salsa d’ostriche, salsa di pesce, chili e salsa di soia medio piccante.

Ultimo, ma certo non per importanza, è Urban Street Food: un menu diverso ogni mese, e influenze da tutto il mondo. Al motto eat urban, be street! qui le proposte di Daniele e Silvia vi regaleranno un viaggio gastronomico tra rivisitazioni della cucina sabauda e incursioni orientali. Per viaggiatori come noi, non c’è ristorante migliore di questo a Torino. Chiudete la serata con un mini boccale di Beermouth, metà birra e metà vermouth, e il gioco è fatto.

4 dopocena alcolici

Via Franco Bonelli è una delle divertenti eccezioni alla regolarità del cuore di Torino: si apre come un arco teso da Via Sant’Agostino, spezzando la simmetria del Quadrilatero. Una volta, nel sottosuolo, era tutto una ghiacciaia. Oggi, il ghiaccio, si vede solo nei bicchieri di vermouth preparati alla moda americana, a cubetti e con la soda, nello storico Barolino fondato da Giulio Cocchi in persona. In venti metri quadri circolari, a metà strada tra una sacrestia affrescata e un mausoleo formato mignon che omaggia lo chic Juvarriano, si beve in intimità vino bianco mescolato a zucchero, infuso di erbe e spezie, foglie e fiori di genzianella, artemisia, china, scorza di arancio amaro, sambuco e tanto altro.

Sono parecchi i locali del dopocena che se ne intendono di vermouth. Poco distante dalla Gran Madre, ad esempio, Barz8 ne ha 40 varietà, oltre a 160 tipologie di gin, 30 vodke, 50 tequila/mezcal, 40 rum, 50 whisky e 20 diverse acque toniche. Specializzato in preparazioni artigianali e del bere miscelato, sa accontentare chiunque, anche chi non sa mai cosa ordinare da bere. Vi basterà raccontare ai barman le vostre preferenze sul sapore che preferite (dolce, amaro, aspro, salato), la tipologia di cocktail (frutta, fiori, spezie, erbe aromatiche, classici rivistati) e la base alcolica (vodka, gin, rum, cachaça, tequila, mezcal, whisky, cognac, vermouth oppure sake).

Prima di lasciarvi, ci sono ancora due locali molto interessanti che non possono mancare sulla nostra lista: il primo è Smile Tree, che serve le bevute alcoliche (e non) in barattolini, bulbi di lampadine e alambicchi, con un elegantissimo e azzeccato abbinamento di prelibatezze dolci o salate; il secondo è Mago di Oz in piazza Carlina (che ufficialmente si chiama piazza Carlo Emanuele II, ma questa è un’altra storia), con le sue alchimie alcoliche superlative. Cocktail e movida vi travolgeranno con la stessa potenza di un tornado del Kansas.

E infine…

Abbiamo preparato la mappa delle nostre 100 segnalazioni: eccola qui

Guida e foto a cura di Alice Avallone.
Per scriverci: rivista@nuok.it.