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10 Reasons to Hate New York – 10 Motivi per Odiare New York

10 giugno 2010

WARNING: This article may cause some annoyance amongst Nuokers. Only the thick-skinned should continue.

ATTENZIONE: Questo articolo potrebbe essere motivo di malumore fra i Nuokers. Consigliamo di proseguire solo a chi ha la pellaccia abbastanza dura.


You’re lying on your bed in the small, provincial town of L., staring up at the comprehensive map of the world splayed across your wall. With the laser-pointer someone gave you as a present for your 15th birthday, you’re wondering where on earth you can seek refuge from the dull, no-one-understands-me-in-this-town banalities that plague your everyday existence.

The red beam from your pointer shoots across a multitude of topographies painted in garish colors that only live on maps: lakes, forests, oceans, megalopolises. Pyongyang? Too militaristic. Moscow? Too expensive. Nouakchott? Next.

Then, the red beam, pulled by some unearthly power, slowly bends towards the United States. It tracks down the eastern seaboard bypassing a series of names that don’t mean that much to you (“What’s a Massachussetts?”).

Finally, as if instructed by divine will, the pointer settles on a city whose notoriety, legend and public appeal have transformed it into a destination of mythic proportions. A Babylon, Jerusalem, Rome and Atlantis all rolled into one. What’s the name of that city? (Say it in chorus) NEW YORK!

Well, I hate to burst your bubble. But here are ten good reasons why you should keep that red pointer moving across your map:

Sei a L., piccola e provinciale cittadina italiana. Sei sdraiato sul tuo letto e fissi la mappa geografica del mondo, spalmata sulla parete che hai di fronte. In mano hai il puntatore laser che ti hanno regalato per il tuo quindicesimo compleanno e stai cercando di capire dove, fra i vari angoli del pianeta, potresti trovare riparo dal banale e soffocante “qui-nessuno-mi-capisce” che affligge la tua esistenza.   Il raggio rosso sparato dal tuo puntatore cade su una moltitudine di figure dai colori sgargianti, che vivono solo nelle mappe: laghi, foreste, oceani, megalopoli. Pyongyang? Troppo militareggiante. Mosca? Troppo costosa. Nouakchott? Avanti un altro.   E poi, come sospinto da una qualche forza soprannaturale, il raggio rosso vira lentamente verso gli Stati Uniti e scivola giù lungo la costa orientale, bypassando una serie di nomi che non ti dicono niente (“Massachussetts? E che cos’è?”). Infine, come guidato da una volontà divina, il puntatore illumina una città dalla fama leggendaria, dotata di un appeal tale da renderla una meta di proporzioni mitiche: Babilonia, Gerusalemme, Roma e Atlantide mischiate in un tutt’uno. E qual è il nome di questa città? (In coro, in coro…) Signore e signori, NEW YORK!   Be’, mi spiace rovinarti la festa, ma ecco dieci motivi per continuare a muovere quel puntino rosso lungo la tua mappa.

1 – The Smear

In the two years it has been around The Smear has achieved a sort of cult landmark status. But, honestly folks, the fact that The Smear (of shit, that is) has been allowed to survive for two years on the side of a building on 30th between 7th and 8th is reason enough to hate New York.

LA MACCHIA. Nei due anni in cui è stata in giro La Macchia ha raggiunto lo status di un marchio cult. Siamo onesti: il fatto che una Macchia di merda (che di questo si tratta…) sia potuta sopravvivere per ben due anni sul muro di un palazzo sulla 30a strada, fra la 7a e l’8a, non è una ragione sufficiente per odiare New York?

2 – The Prices

$15 cocktails and $8 beers; $2 espressos; $2,500/month studio apartments (on Roosevelt Island!!); the $26 burger; and $20,000/year tuition to send your kid to a decent elementary school. As Jerry Seinfeld once said: “Do these people have any idea what the prices are every place else in the world?”

I PREZZI. $15 i cocktails e $8 le birre; $2 un espresso; $2,500 al mese per un monolocale (a Roosevelt Island!!); $26 un burger; e $20,000 all’anno di retta per mandare tuo figlio in una scuola elementare decente. Come ha detto una volta Jerry Seinfeld: “Ma queste persone hanno anche una vaga idea di quali sono i prezzi in qualunque altra parte del pianeta?”.

3 – No Sex in the City

Women: the majority of men in NY are gay.

Men: you can’t afford the majority of women.

NO SEX IN THE CITY. Donne: la maggior parte degli uomini a NY è gay.  Uomini: non potete permettervi la maggior parte delle donne.

4 – The Subway

A haven to the homeless, rats and roaches, mysterious liquids cascading off the platform in fetid waterfalls and swirling onto the tracks below, an incomprehensible PA system, people eating weird, smelly foods out of white Styrofoam boxes, dull advertising for crappy colleges, interminable delays, and the general sense the subway stations’ rotten and rusty girders will collapse under their own weight at any time make the New York subway another reason to hate the Big Apple.

LA METROPOLITANA. Paradiso per senzatetto, ratti, scarafaggi e liquidi misteriosi che cadano dalla giù dalla piattaforma in fetide cascate prima di scivolare sui binari sottostanti in piccoli mulinelli. Altoparlanti da cui escono annunci incomprensibili. Gente che mangia cibo puzzolente in vaschette bianche. Penose pubblicità di college di quart’ordine. Ritardi infiniti. La continua sensazione che le travi, marce e arrugginite, collasseranno sotto il loro stesso peso da un momento all’altro. Tutto questo, signori, rende la metropolitana di New York un altro motivo per odiare la Grande Mela.

5 – The Weather

You could decide to go somewhere mild, sunny, with a delicate sea breeze, perhaps somewhere in the tropics- Micronesia, the Caribbean, the Maldives (before they sink). Instead, you decide to come to New York, where it’s freezing in the winter, unbearable in the summer, and rains all the time in between. As the glacial wind cuts at your face in mid-February (after all, NY is windier than The Windy City) you’ll have another reason to hate NY.

IL TEMPO. Potresti scegliere di andare in un posto soleggiato e dal clima mite, attraversato da una brezza delicata, magari da qualche parte nei Tropici – la Micronesia, i Caraibi, le Maldive (prima che s’inabissino). Invece, decidi di venire proprio a New York, che è gelata d’inverno, invivibile d’estate, e sotto la pioggia negli altri periodi dell’anno. Quando il vento ghiacciato di metà Febbraio ti taglierà la pelle (dopo tutto, NY è più ventosa di Chicago, “the windy city”), be’, in quel momento avrai un’altra ragione per odiare NY.

6 – Hipsters

Do I need to say more?

GLI HIPSTERS. Devo aggiungere altro?

7 – The Filth

Don’t you love wading through ankle-high garbage on your way to tapas night with friends? Nothing fills the steamy summer air like the wafting aroma of leaking garbage. New York may be the Asphalt Jungle, but it’s also a Garbage Dump.

IL SUDICIUME. Non ami farti strada di notte fra ammassi di spazzatura mentre vai con i tuoi amici a comprare le tapas? In effetti niente impregna meglio l’appiccicaticcia aria estiva del penetrante aroma che fuoriesce dai sacchi di spazzatura.

8 – The Hype

Everyone hates a show-off. New York is the city version of the obstreperous neighbor who always has to advertise the new crap he’s bought to the entire vicinity. Like him, everything NY has is always ‘The Best’: the best food, the best nightlife, the best people. But we all really know that being a loudmouth is a sign of insecurity… and that’s something to hate, too.

IL MEGLIO DEL MEGLIO. Tutti odiano l’ostentazione. New York è il tuo vicino chiassoso che deve sempre (e per forza) informare l’intero quartiere dell’ultima cazzata che si è comprato: è lui fatto città. Proprio come per l’odioso vicino urlante, tutto quello che appartiene a NY è sempre ‘Il Meglio’: New York ha il miglior cibo, la vita notturna più ganza, ci vive la gente più trendy e via dicendo. Ma sappiamo tutti che parlare a voce alta è segno d’insicurezza… E anche questa è una cosa da odiare.

9 – The Tourists

As the world’s #2 tourism destination, NY gets flooded with tourists and out-of-towners. They crowd the sidewalks taking inane pictures, cluster at subway entrances and exits, and forget to leave tips in restaurants. The out-of-towners saunter about in the middle of rush hour forgetting they’re in a city and not at the mall and form never-ending lines at overrated cupcake shops like Magnolia. Most hatefully, they’re cheerful because they know they’re on vacation and leave the NY living to suckers.

I TURISTI. Essendo la seconda meta turistica al mondo, NY è costantemente invasa di turisti, o semplici visitatori dalle città vicine. Queste persone intasano i marciapiedi per scattare inutili fotografie, si raggruppano alle entrate e alle uscite della metropolitana, intasandole, e dimenticano di lasciare la mancia nei ristoranti. Quelli che vengono da fuori bighellonano tranquilli all’ora di punta dimenticando che sono in una città, e non in un centro commerciale, e formano code infinite davanti a pasticcerie ampiamente sopravvalutate come Magnolia. Ma la cosa ancora più odiosa è che se la ridono sotto i baffi al pensiero che loro sono lì solo in vacanza, ma presto lasceranno la città – e tutti i suoi stress – ai suoi cittadini sfigati.

10 – NY Hates You

As a NY writer once told me, ‘Everyone in NY is a writer.’ While people come to NY to be unique and express their individuality, they inevitably finish up at the end of a line of thousands who came here before them to do the exact same thing. If you want to be an unemployed actor waiting on tables, NY welcomes you with open arms. Remember this: NY doesn’t love you. Hate New York before it hates on you.

NY TI ODIA. Come mi ha detto una volta uno scrittore newyorkese, “A New York sono tutti scrittori”. A dispetto del fatto che le persone vengono a New York per essere ‘unici’ ed esprimere la loro individualità, inevitabilmente molti di loro andranno a ingrossare le fila dei migliaia che sono venuti qui prima di loro per lo stesso motivo. Se vuoi essere un attore disoccupato che serve ai tavoli, NY ti accoglie a braccia aperte. Ricorda questo: NY non ti ama. Odia New York prima che lei odi te.

Andrew Z. Giacalone
(italianizzazione di Leonardo Staglianò)

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