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Torino secondo Mariachiara Montera

25 gennaio 2014

Mariachiara Montera ha trent’anni e per trasformare le sue competenze e la sua grande passione in uno stipendio, semplicemente non si ferma mai. Nata a Salerno, ha vissuto a Napoli, a Bologna, a Milano. Da due si è trasferita a Torino e qui fa la Food Strategist. Dal 2006 cura il suo unconventional foodblog dove non compaiono ricette e, se le chiedi di che cosa potrebbe vivere, risponde: pane, burro e alici. Collabora con il Cucchiaio e con il Corriere della Sera e, insieme a Francesca Gonzales, è l’ideatrice della Foodie Geek Dinner.
Quando arriva in una nuova città, cerca tre cose: un luogo nella città dove fuggire dalla città, piccoli negozi di cose belle e dove si respira molta umanità e un’ottima pizzeria.
Il suo blog, The Chef is on the table, è diventato un punto di riferimento per chi ama il food. La ricetta di questo successo è tanto semplice da raccontare quanto difficile da realizzare: coerenza e leggerezza, naturalezza nella comunicazione, collaborazioni con magazine e portali sempre più autorevoli, per crescere ogni giorno.

torino Bruno Barbey

Se ti mostriamo questa foto di Bruno Barbey scattata a Torino la prima cosa che ti viene in mente è…

Sinceramente? Banalità.
Non mi trasmette nient’altro se non l’ozio mentale di un trasporto da un luogo a un altro. Si vede Torino, ma potrebbe essere qualsiasi altro luogo. (Spero che Barbey non legga mai queste parole)

Se parliamo di food, Torino è una città multietnica o è tradizionalista?

Tradizione batte multietnicità 100 a 1 qui in Sabaudia: in linea di massima la città ha una vocazione parecchio conservatrice, che ne preserva le tradizioni ostacolandone però l’evoluzione. Se mangiate ottimi plin, è perché chi li faceva bene 30 anni fa non ha mai modificato la sua ricetta. Il rovescio della medaglia è che una ottima cucina di tradizione spesso si impigrisce, si accontenta, non sente l’esigenza di farsi incuriosire da cucine esterne.
Fortunatamente da qualche tempo Torino si sta trovando costretta alla multietnicità, e se ci vorrà tempo prima che questi stimoli si diffondano e vengano accolti e anzi ricercati, intanto il cambiamento è positivo. Non si parla di vivacità gastronomica, né di fusion, ma a fianco a meravigliosi tajarin, diverse insegne stanno prosperando con proposte differenti e vivide, fino a qualche anno fa impensabili.

Due indirizzi per mangiare etnico a Torino? E due, invece, per un piatto piemontese doc?

Per una cucina cinese autentica e ai limiti dell’hardcore, il Pechino di Corso Vercelli.
Per un indiano casalingo e onesto, Namastè in Corso Montegrappa.
Al Consorzio potete mangiare il miglior Quinto Quarto della città. Per peperoni con bagna caoda o il vitello tonnato, occorre dirigersi all’Osteria Antiche Sere.

A parte la Mole, la vista più bella di Torino è da…

Per me è da Piazza Vittorio Veneto, arrivando da via Po: la strada lascia spazio allo slargo, che mostra la collina e il fiume. Qui si apre la città e si scopre il fiume, all’improvviso.

Per la tua attività di food blogger questa città sa essere una buona fonte di ispirazione?

Sì e No. Dalle botteghe storiche alle piole, Torino mette a disposizione una mappa di indirizzi gastronomici preziosi e accessibili dal punto di vista economico. Potrei scrivere a oltranza di questo patrimonio. Meno stuzzicante è il panorama dei ristoranti, soprattutto le nuove aperture, e quello degli eventi è praticamente nullo: gli unici eventi riguardano le aperture di locali storici che si sono rifatti il look. Il resto tace, eppure di aziende e locali che avrebbero da comunicare ce ne sono tantissime.

Tre luoghi da non perdere a Torino, dall’aperitivo in poi.

Premessa: odio gli aperitivi intesi come apericene, anzi, se si potesse firmare per abolire anche solo la parola ne sarei felicissima.
Vuoi iniziare con un ottimo bicchiere di vino? A Torino vai all’Enoteca Bordò: carta dei vini fornitissima e ricolma di ottime bevute. Se non vuoi fermarti a cena lì (anche se ci sono ottime ragioni per farlo), allora vai al Kido-Ism, ristorante giappo-spagnolo governato da Takashi Kido, chef giapponese con esperienza pluriennale in Spagna.
Infine, per il cocktail della staffa torna in centro e vai allo Smile Tree, dove lavora Dennis Zoppi, tra migliori mixologist in circolazione.