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Urban Safari

Piccolo Mondo Antico, tra le vie di Fener e Balat

22 novembre 2011

Istanbul ha molte anime: basta una passeggiata tra le sue vie per scoprire un crocevia di culture, un caleidoscopio d’etnie, un cosmopolitismo insito nei geni dei suoi abitanti. Uno dei quartieri storici più affascinanti e meno conosciuti della città, Fener, incarna alla perfezione l’ideale di questo eclettismo.

Poco lontano da Sultanahmet e dai quartieri “famosi” (e funestati dal turismo di massa), si trova una delle gemme nascoste di Istanbul, un luogo di architetture, di monumenti religiosi, di colori e di prelibatezze gastronomiche, di giardini e case di legno: ricco di storia, di carica umana ed emotiva, di panorami e scorci.

Fatiscente e rumoroso, con le sue salite tra le case coloratissime e i suoi terrazzi pergolati, Fener – insieme al vicino Balat – è davvero un luogo speciale, di una bellezza commovente. Qui, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, il distretto di Φανάρι divenne la casa dei Greci che rimasero nella capitale e la sede del Patriarcato Ecumenico, importantissimo centro della cristianità ortodossa. Qui è possibile ammirare il Liceo Ortodosso, magnifica costruzione che risale a più di cinquecento anni fa, oggi interamente riservata agli studenti Rum, ovvero turchi d’origine greco ortodossa (ospita oggi soltanto 58 studenti!). Con il suo cortile con vista sul Bosforo, i lampadari scintillanti e le aule di legno mastello, fa venire voglia di tornare tra i banchi di scuola.

La silhuoette rosso mattone del Rum Lisesi che fa capolino tra tetti punteggiati di antenne paraboliche e panni stesi tra le case d’epoca ottomana è davvero un panorama impossibile da dimenticare.

Camminando tra le strade di Fener si incontrano volti dai tratti gitani, anatolici, balcanici, bambini che giocano scalzi con le galline e i tacchini, occhi intensi nascosti da foulard e donne in nero.

Questo è un quartiere profondamente conservatore e intensamente religioso: meglio indossare abiti adeguati. Le case con i loro colori, alcune restaurate ad arte, altre sul punto di crollare sotto il peso dei secoli; le salite impervie e gli improvvisi scorci sul Bosforo; le donne bellissime intente a cucire sui gradini di casa; le voci dei bambini; i giardini di rose e i glicini; tutto questo è Fener.

Pesanti grate alle finestre, terrazzini e verande, scaltri gatti randagi e placide galline. Un luogo anticamente frequentato da mercanti, crociati, studenti e vanagloriosi; millantatori e sacerdoti ortodossi: un vero e proprio meltin pot.

Ai piedi del quartiere si trovano bar molto economici, kebab e çiğ köfte (involtini di grano tenera e carne cruda, qui vanno per la maggiore) per gustravi un po’ tutto quello che vi aspettereste di mangiare a Istanbul a prezzi bassissimi. Nessun turista all’orizzonte.

Per arrivare qui si può prendere un taxi da Sultanhamet oppure un bus o il traghetto della “Golden Horn Line” da Eminönü: oppure, in alternativa, indossare un paio di scarpe comode e godersi una passeggiata di un’ora circa, costeggiando il Corno d’Oro, tra le barchette di pescatori attraccate e i picnic nel parco che costeggia il fiume. Profumo di barbecue assicurato.

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