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Urban Safari

Alla ricerca dei Navigli scomparsi di Milano

12 maggio 2013

Se vi chiedessero di scegliere una parola in grado di descrivere l’essenza di Milano, cosa direste? Duomo, moda, finanza, design, aperitivo, traffico, grattacieli? Tutte definizioni azzeccate. E se invece noi vi dicessimo: canali, ponti, mulini, darsene e imbarcazioni? Perchè – anche se non tutti lo sanno – fino ad inizio Novecento questo era il volto di Milano. Probabilmente, avrete sentito varie volte l’espressione Cerchia dei Navigli per indicare la circonvallazione interna, che racchiude gran parte del centro storico. Questa strada trafficata è stata infatti costruita sopra un anello di canali navigabili, costruito a partire dal 1300 e che per secoli ha reso Milano una città fondata sull’acqua. Una specie di Venezia o Amsterdam, ma nel mezzo della Pianura Padana.

Ma cosa resta oggi di tutta l’acqua che percorreva un tempo Milano? Possibile che non sia rimasta nessuna traccia dei Navigli del centro, che la rendevano così romantica e suggestiva? In questo articolo, noi di Milan svolgeremo delle indagini per voi, cercando di trovare, lungo il percorso dei navigli interrati, le prove di questo passato spesso dimenticato.

La nostra ricerca del Naviglio scomparso incomincia alla fine di Via San Marco. In questo angolo di Milano, dove si fondono architetture liberty e nuovissimi grattacieli, potrete notare i resti di un fossato, ora trasformato in un delizioso giardino segreto sotto il livello stradale.

Costeggiando questo giardino incontrerete un ponte di pietra e quindi i resti della Conca dell’Incoronata (detta anche Conca delle Gabelle), la più antica ancora visibile in città, realizzata nel 1496 con il contributo anche di Leonardo da Vinci. Attraverso questa chiusa, il Naviglio della Martesana – che attinge le proprie acque dall’Adda – entrava in città ed andava a ricongiungersi con la cerchia interna dei Navigli. Oggi la Conca è completamente svuotata, ma sono ancora ben visibili i portoni in legno e l’edicola in mattoni di epoca rinascimentale. Uno spettacolo nascosto rispetto alle vie principali, ma che secondo noi merita una bella passeggiata esplorativa.

Per continuare il nostro viaggio nella storia acquatica di Milano, dobbiamo a questo punto proseguire lungo via San Marco. Subito dopo la storica sede del Corriere della Sera, si apre uno slargo, che corrisponde a quello che un tempo veniva chiamato El Tombon de San Marc: una darsena che serviva da porto fluviale, famosa anche come meta di numerosi suicidi. Per aiutarvi ad immaginare come poteva essere un tempo questa zona, vi riportiamo qui sotto una foto d’epoca ed una scattata ai nostri giorni. Nonostante alcuni palazzi siano ancora riconoscibili, è davvero difficile pensare di essere nella stessa piazza!

Il laghetto di via San Marco, come la maggior parte della fossa interna, è stato interrato a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. Esistono quindi numerose fotografie in grado di raccontare il cambiamento radicale di Milano, che ha visto bellissimi canali e ponti sacrificati per l’apertura di nuove strade, dove le auto hanno sostituito il lento trasporto su barca. Ci aiuteremo quindi con qualche altra foto d’epoca per farvi vedere come si presentava un tempo e come si presenta ora l’anello dei Navigli.

Dopo il Tombon, il naviglio si immetteva nella fossa interna e iniziava il suo percorso verso sud lungo via Fatebenefratelli, che vediamo riprodotta nelle due foto qui sopra. Sullo sfondo è visibile il campanile della Chiesa di San Marco. Da qui, percorreva via Senato, via San Damiano, via Visconti di Modrone, via Francesco Sforza, via Santa Sofia, via Molino delle Armi, via De Amicis e via Carducci, andando a creare un cerchio quasi completo attorno al centro della città (rimaneva scoperto solo il tratto del Castello Sforzesco). Il percorso era quello dell’antico fossato difensivo, costruito a ridosso della cinta muraria.

La foto qui sopra mostra il tratto di Via Molino delle Armi vicino a Porta Ticinese, a due passi dalle Colonne di San Lorenzo. A ricordare il canale rimane oggi solo una leggera pendenza (chiaramente percepibile se passate in bici) proprio in corrispondenza di dove una volta si situava il ponte.

Poco più avanti, all’altezza della Pusterla dei Fabbri di via De Amicis (dove ora si trova un delizioso caffè che si chiama appunto Caffè della Pusterla), il corso dell’acqua veniva parzialmente deviato verso sud. Qui andava a confluire nella Conca di Viarenna, altro importante snodo della navigazione interna, che serviva a congiungere la Cerchia dei Navigli con il Naviglio Grande. Oggi la Conca ha l’aspetto di una grande vasca, in quanto è rimasta priva di collegamento con la Darsena. Purtroppo, anche in questo caso, non è stato fatto un grande lavoro di valorizzazione e i passanti curiosi hanno a disposizione solo un cartello ricoperto di graffiti per cercare di scoprire la storia di questo strano monumento.

Ma oltre agli indizi ancora visibili e alle fotografie d’epoca, c’è un altro prezioso alleato nella nostra ricerca: la toponomastica milanese. Forse non ci avete mai fatto caso, ma a Milano sono davvero tante le vie con nomi “acquatici” o che comunque rimandano ad un passato in cui la città aveva un aspetto molto diverso da quello odierno. In zona Brera c’è Via Ponte Vetero, in ricordo di un antico ponte che sovrastava il torrente Nirone all’incrocio con via Dell’Orso. Via San Giovanni in Conca (una laterale di via Francesco Sforza) e via Conca del Naviglio segnalano la presenza di una chiusa, che serviva a far superare all’acqua i dislivelli del terreno. Via Molino delle Armi deve invece il suo nome ad un mulino destinato ad arrotare spade, che sorgeva lungo questo tratto di Naviglio.

La storia più affascinante è però quella che nasconde Via Laghetto, suggestiva viuzza lastricata che fiancheggia la Ca’ Granda, una delle sedi dell’Università Statale. Oggi qui di acqua non c’è nemmeno l’ombra, ma un tempo, a quest’altezza, la fossa interna veniva deviata per andare a formare un piccolo lago artificiale, situato a meno di 400 metri dall’attuale Piazza Duomo. Qui approdavano i blocchi di marmo di Candoglia che servivano a costruire la cattedrale, dopo un lungo viaggio su barca dal Lago Maggiore, attraverso il Ticino e il sistema dei Navigli.

In vista dell’Expo2015, qualcuno aveva proposto di ripristinare la Cerchia dei Navigli, per restituire alla città il suo aspetto migliore e per cercare nuove forme di mobilità sostenibile. Per il momento però, non se ne farà niente. Quindi non rimane che goderci quello che rimane ancora visibile del sistema di canali navigabili di Milano: il Naviglio Grande e quello Pavese a sud e la Martesana a nord, di cui magari parleremo in un prossimo articolo. Però, sarebbe bello avere a disposizione una macchina del tempo e poter tornare ad inizio ‘900, per passeggiare al tramonto tra i ponti di Milano, con in sottofondo solo lo scorrere delle acque, o magari ammirare un bellissimo chiaro di luna specchiato nel Naviglio.

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