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Coolture

La caccia all’acero è aperta

11 dicembre 2010

L’autunno volge al termine e la natura si prepara a “morire”, offrendo piccoli capolavori di bellezza. E’ questa la stagione in cui i giapponesi si spostano in massa fuori città, in visita ai templi, nei boschi e sulle montagne: treni e metropolitane straripanti turisti e il tutto esaurito negli alberghi, sono chiari sintomi che il periodo del momiji-gari è arrivato.

Il momiji-gari (紅葉狩, letteralmente “caccia all’acero giapponese”) è un rituale antico dalle origini aristocratiche. Si racconta infatti, che nelle limpide giornate d’autunno di molti secoli fa, i nobili si ritrovassero all’ombra delle folte chiome di momiji (紅葉, “acero” appunto) per suonare, cantare e recitare poesie haiku (俳句), cercando ispirazione dal fogliame screziate di rosso. Poi, con il periodo Edo (1603 – 1867), questa usanza si è diffusa anche tra la gente comune, ed è rimasta intatta fino ad oggi. Come in passato, il momiji-gari non celebra solo il momento migliore per la contemplazione dei momiji, ma è anche un’occasione di festa dove il sakè scorre a fiumi, le cravatte si sciolgono e ci si ubriaca fino a crollare esausti.

Il momiji, il cui nome scientifico è Acer Japonicum, è un albero della famiglia degli aceri, più piccolo rispetto all’acero canadese e con foglie più sottili ed affusolate. Anche le foglie dell’acero giapponese, come per il suo parente canadese, in autunno hanno la caratteristica di tinteggiarsi con molteplici sfumature: sono rappresentate infinite varietà di verde, da quello più tenue e vellutato al verde smeraldino, più intenso; le tonalità di giallo e rosso si mischiano passando per tutta la gamma di arancioni che sia possibile immaginare. Uniformati al verde durante la calura estiva, i momiji iniziano la loro affascinante trasformazione con i primi freddi autunnali, richiamando a sé spropositate masse di turisti.

Durante questo sfavillante trionfo di colori vengono a crearsi scenari splendidi, ammirabili sia in città che in montagna. Poi, alla stessa velocità con la quale sono arrivati, questi scenari si disperdono e le foglie cadono come coriandoli lasciando posto all’inverno e alla malinconia dei suoi alberi spogli. Al culmine della bellezza le foglie di momiji durano purtroppo solo pochi giorni.

Ovviamente questo fugace ma intenso periodo riveste una solenne importanza per i giapponesi, cultori della bellezza per antonomasia, nonché eclettici contemplatori della natura. Probabilmente non esiste altro paese al mondo in cui l’autunno arrivi con tanta teatralità come in Giappone. L’avanzata della colorazione dei momiji è monitorata con un interessamento che per noi occidentali è difficile da comprendere: ogni sera, come per le previsioni meteo, i telegiornali forniscono un rapporto sullo stato dei momiji, con tanto di mappe dettagliate che mostrano il grado di colorazione raggiunto e le percentuali in ogni singola area.

La colorazione ha inizio a Settembre nelle regioni settentrionali del Giappone. In Ottobre l’avanzata scende verso la parte meridionale e ha fine con Novembre. Questo spostamento della colorazione dei momiji, che attraversa l’intero Giappone da nord a sud, è chiamata kôyo-zensen (紅葉前線, letteralmente “previsione delle tinte autunnali”) e i giapponesi sono soliti aggiornasi sulla sua evoluzione ogni giorno in questo periodo dell’anno. Ciò è molto utile per poter meglio pianificare le loro gite volte a godersi il momiji-gari.

Kyoto è da sempre una delle mete più gettonate per i turisti appassionati di momiji-gari. Sia per le vaste foreste di momiji che circondano la città, sia per i numerosi templi, santuari e giardini che ogni anno, fra Ottobre e Novembre, sono abbelliti da uno spettacolare sfondo di colori autunnali.

Quelli che in passato erano definiti “posti segreti” dove godersi la vista dei momiji in intimità oggigiorno non esistono più a Kyoto. La popolarità del fenomeno è cresciuta enormemente e le illuminazioni notturne dei templi, tese a creare giochi di luce ed atmosfere incantevoli, hanno fatto raggiungere quest’autunno l’affluenza dei turisti ad uno dei punti più alti mai registrati. Un record che non invoglia di certo ad unirsi alla massa, visto che per poter entrare in certi templi si è costretti talvolta a subire più di un’ora di fila! Uno sforzo probabilmente insostenibile per alcuni, ma che potrebbe valerne la pena, soprattutto quest’anno: da quel che si evince dai telegiornali infatti, il repentino cambio di stagione e l’anomalo sbalzo di temperatura hanno incrementato l’arrossarsi delle foglie di momiji, rendendo quest’autunno il più spettacolare dell’ultimo decennio.

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