Qualsiasi genovese, originale o d’adozione, sa che nel weekend il centro storico si anima di vita. Piazza delle Erbe e le zone limitrofe diventano il palcoscenico della movida genovese, tra trattorie, locali e circoli aperti fino al mattino. Il frequentatore dei caruggi genovesi (che non sono altro che i vicoli stretti del centro) vive la strada: prende il suo drink nel bicchiere di plastica in uno dei pub, chupiterie o latterie dispensa alcolici e lo sorseggia amabilmente all’aria aperta. Il locale diventa una sorta di luogo di passaggio, un take-away dove non fermarsi. Voi potete seguire il flusso. Oppure seguire questa guida ragionata.
Se quello che volete è calore e accoglienza, dovete lasciarsi Palazzo Ducale alle vostre spalle e “scendere” in Salita Pollaiuoli. Quando si entra a La Locanda, è come fare un tuffo nel passato: un grande soffitto a volta arancione si sposa con i pannelli di legno alle pareti e il pavimento mattonato. Nella saletta interna due grandi sofà retrò e un pianoforte consumato diventano la quinta per live acustici. Se siete fortunati vi imbatterete in un concerto country, con banjo e contrabbasso, o in una rivisitazione blues dei grandi classici della musica, con coro femminile compreso. La musica è il filo conduttore dell’esperienza a La Locanda: se non sono i miniconcerti del giovedì sera, ci pensa Federico, il proprietario, a mettere dischi che spaziano dal vintage al neofolk, mentre la foto di Grace di Jeff Buckley campeggia sopra il bancone.

Ma alla Locanda si beve anche: per i classicisti potete farvi preparare un Negroni con il vermouth Carpano, ossia l’antica ricetta piemontese dal gusto aromatico e di altri tempi. Mentre per chi preferisce sapori più moderni, occhio agli ingredienti di giornata: chiedete se quel giorno vi può preparare un esotico rum cooler alla maracuja o allo zenzero, oppure una caipiroska ai frutti di bosco. Oppure, più semplicemente, una birra corsa di castagne alla spina.

Se riuscite ad uscire dal torpore della Locanda, potete spostarvi in Salita del Prione, il vicolo che conduce da Porta Soprana a Piazza delle Erbe, e fermarvi al Pantarei. Piccolo, moderno, ambiente e arredamento minimal, con un ampia vetrata che dà sulla strada. Potete sedervi su uno degli sgabelli e sorseggiare in completo relax un drink sul tavolo, all’americana.

Le dimensioni modeste fan sì che tutti gli affezionati del Pantarei si concentrino soprattutto fuori dal locale, sedendosi sui gradini di questo o quel portone. Nonostante la ressa del venerdì e sabato sera, i baristi del Pantarei riescono a prepare il migliore Long Island Ice Tea di tutta Genova: impresa tutt’altro che banale visto la complessità, il numero di ingredienti e il bancone ridotto all’essenziale (come del resto tutto il locale).

Se volete lasciarvi alle spalle Piazza delle Erbe, potete scollinare verso via San Lorenzo e raggiungere Piazza della Lepre. Là dove sorgeva uno dei più famosi bordelli del centro storico, ora ci sono una palestra di capoeira e l’omonimo locale, con fuori i tavolini bassi e un tendone che non risente delle stagioni.

Dentro La Lepre luci soffuse, pareti verde pastello e grandi lavagne con scritti i vari menù. Hummus, tzatsiki, spiedini indonesiani si mischiano a piatti locali, a testimoniare il multiculturalismo che nel centro storico genovese è un fenomeno in continua evoluzione. Da accompagnare con uno screwdriver preparato con le arance spremute (una rarità) o un assenzio alla violetta, magari chiacchierando con il fumettista che lavorò con Pazienza o il pittore che disegna su un piccolo block notes sul grande bancone a L.

E se ne avete l’occasione, fate una capatina nel bagno più postmoderno e enfatico di tutta Genova. La Lepre val bene un giro (nel bagno, ma non solo).


[...] locale si trova In Via San Donato, una discesa che va da Piazza delle Erbe a San Bernardo, nel pieno centro della movida genovese. Ma non troverete gruppi chiassosi di persone fuori dal Kitchen! (così come viene comunemente [...]
[...] centro storico di Genova è un crocevia di vicoli stretti e stradine: alcuni grandi e illuminati, altri stretti quanto una persona, altri oscuri e non certo invitanti. [...]