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Sextner Dolomiten: in alta quota tra sport, storia e sorrisi

07 agosto 2015

Piacevolmente sorpresi. Ecco come ci sentiamo appena mettiamo piede a Sesto e ci sgranchiamo le gambe dopo qualche ora di autostrada. Non è solo merito della bellezza imponente e totale delle Dolomiti, né dell’aria profumata di montagna così fresca e autentica rispetto a quella di città: è una sensazione di benessere simile a quella delle lenzuola pulite quella che proviamo nello scoprire la cura che contraddistingue tutto ciò che ci circonda: dalle case ai prati, dalle aiuole alle strade. Eravamo pronti alla bellezza della natura, ma non ci aspettavamo di essere costantemente colpiti dalla cura che gli abitanti di quest’angolo dell’Alto Adige mettono in ogni dettaglio perché sia accogliente, piacevole e gentile. Questa impressione ci accompagnerà durante tutta la durata del nostro press tour in Alta Pusteria, organizzato da Dolomiti Super Summer, e ci farà tornare a casa soddisfatti, rilassati e anche un po’ ispirati.

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Tutto inizia col nostro arrivo all’hotel St Veit, un albergo grande ed elegante che mantiene al contempo una dimensione famigliare. L’accoglienza è delle migliori: il posto e le persone ci fanno sentire coccolati, la camera è deliziosa, con tanto di sacchettino alle essenze del bosco che favorisce un buon riposo, e il cibo squisito. Inoltre, il proprietario dell’albergo non ci manderà mai a dormire senza una chiacchierata serale e un bicchierino di grappa al fieno. L’unico rammarico a fine vacanza sarà quello di non aver testato di persona, per mancanza di tempo, la spa e la piscina che fin dal primo sguardo ci hanno fatto parecchio gola.

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L’indomani ci svegliamo ritemprati e pronti all’azione, il programma della giornata prevede una gita in alta quota per ammirare da vicino le Dolomiti e visitare i luoghi dove hanno combattuto gli eserciti Italiani, Austro-Ungarici e Tedeschi ai tempi della Grande Guerra. Ci farà da guida Christian, che conosce tutto e tutti di queste parti ed è un altoatesino DOC, come dimostra il suo cognome -Tschurtschenthaler – che oltre a essere impronunciabile per noi comuni mortali è anche il più lungo d’Italia.

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Per entrare in confidenza con il territorio, Christian ci porta a visitare la Val Fiscalina, da dove partono diverse camminate per le cime sovrastanti, come quella dei Tre Scarperi, detta anche Tre Scarpei, la vetta più elevata del gruppo delle Dolomiti di Sesto: oltre 3.000 metri di altezza. Pare che sia Napolitano che la Merkel spesso abbiano scelto proprio questa località come meta delle loro vacanze estive, per l’orgoglio degli abitanti che non esitano a raccontarcelo.

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Adesso che abbiamo preso confidenza con la valle, è ora di testare la vetta: ci imbarchiamo sulla cabinovia Tre Cime in direzione Monte Elmo; sotto di noi vediamo mari d’erba che in estate fanno la felicità delle mucche al pascolo e in inverno, completamente innevati, quella degli sciatori.

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La nostra meta è la malga Klammbach, che raggiungiamo dopo una breve discesa, durante la quale insieme ai nomi delle vette circostanti scopriamo l’esistenza della brunella, un fiore al profumo di cioccolato.

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La malga si trova nel bel mezzo di un grande pascolo, dove cavalli, asini e mucche mangiano felici e beati; evidentemente sono abituati alla presenza dei visitatori perché non si scompongono minimamente al nostro passaggio, c’è addirittura un pony che non ci stacca gli occhi di dosso, si presta ai selfie e sembra volerci seguire a tutti i costi.

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Dopo essere riusciti a resistere alle insistenze del pony, torniamo a valle per il pranzo nel Pollaio. A dispetto del nome, il posto in questione è una bella baita tirolese interamente costruita in legno, dove si trovano piatti tipici dell’Alta Pusteria con tutte le calorie, i sapori e il burro del caso.

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Tra tutti, ci sentiamo in dovere di citare il piatto del contadino, a base di canederli e pancetta croccante, e un’ottima pasta ripiena di formaggio e accompagnata con finferli.

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Mentre qualcun si riempie la pancia, qualcun altro è intento a faticare: uno degli sport estivi che vanno per la maggiore è il ciclismo e infatti vediamo passare proprio vicino a noi i concorrenti di una gara di mountain bike che si apprestano alla salita, il che ci fa apprezzare ancora di più la nostra condizione di commensali. Questo è un vero e proprio Eden sia per le buone forchette sia per gli sportivi, che in inverno possono contare su chilometri e chilometri di piste da sci nel comprensorio Dolomiti Superski, il più grande del mondo. D’estate invece, ci si può cimentare con trekking, climbing, biking e tutte le attività che terminano in -ing, dal livello amatoriale a quello professionistico.

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Con la pancia piena, siamo pronti alla seconda parte della giornata: la visita al museo della Grande Guerra insieme a Pietro Michieli, grande esperto e appassionato del tema che ha fatto delle montagne la sua seconda casa. Una nuova cabinovia ci porta ai prati di Croda Rossa, dove inizia il nostro percorso alla scoperta dei luoghi in cui cent’anni fa combatterono gli eserciti austro-ungarico, tedesco e italiano.

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Quello che oggi sembra un angolo di paradiso, all’epoca doveva essere un campo di battaglia molto duro, soprattutto d’inverno, per via del freddo, delle valanghe e delle salite impervie, difficili da affrontare soprattutto se carichi di armi e provvigioni. I soldati per questo dovettero costruire strade, mulattiere e teleferiche, che oggi il progetto Bellum Aquilarum vuole preservare come testimonianza degli avvenimenti passati e rendere occasione di incontro di quelle stesse popolazioni che tempo fa si facevano la guerra.

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Attraversando il museo, Pietro ci mostra le diverse postazioni e ci spiega le tattiche logistiche tramite cui gli eserciti nemici cercavano di guadagnare reciprocamente terreno.

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Riusciamo solo lontanamente a immaginare la fatica fisica e psicologica delle persone coinvolte nel conflitto, per le quali la montagna rappresentava un avversario temibile tanto quanto i nemici. È forse per questo che, tra tanti episodi di guerra, Pietro ci narra di quando le fazioni nemiche in un atto di solidarietà e di vicinanza si scambiarono le sigarette.

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Sulla via del ritorno, scopriamo che da queste parti è passato anche Sepp Innerkofler, uno degli alpinisti più famosi della storia, che con la sua Pattuglia Volante cobatté sul Monte Paterno. Tra un racconto e l’altro, torniamo ai prati di Croda Rossa, dove veniamo presi da una voglia matta di rotolarci nell’erba e imitare i bambini che letteralmente si tuffano in questo mare verde. E proprio come bambini, dopo una giornata così piena, riusciamo solo a pensare all’accoppiata cibo più letto, magnificamente rappresentata dal St Veit.

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L’indomani la giornata comincia a base di latte e miele, prodotto direttamente dal nostro albergo che scopriamo avere un alveare. La nostra prima tappa è il paese di San Candido, piccola “capitale” della zona che ha un bel centro ricco di negozi, baretti e ristoranti. Sembra il posto dell’eterna domenica, con le persone sedute in piazza a bere il caffè, la banda nel costume tradizionale e le famiglie in giro in bicicletta. Stiamo ancora cercando di capire quale telefilm ci ricordi questa ambientazione ma senza successo: forse voi potete darci una mano?

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Tra le abitazioni tirolesi e i balconi in fiore, si distingue per pulizia e semplicità la Collegiata di San Candido, il più importante monumento romanico del Tirolo, che fu costruita nel XII secolo sui resti di un convento di cinquecento anni prima. La chiesa è perfettamente conservata e ospita al suo interno delle opere importanti, tra cui una statua lignea raffigurante uno dei due santi patroni e un ciclo di affreschi sulla Creazione.

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La leggenda narra che gli abitanti di Sesto si fecero aiutare nella costruzione della Collegiata da un gigante – di nome Haunold secondo alcune versioni e Baranci per altre – che viveva da queste parti, il quale fu convinto a partecipare all’impresa solo grazie a cospicue donazioni in cibo e vino che gli abitanti del paese gli fornivano giornalmente. Una volta terminati i lavori, però, gli approvvigionamenti per il gigante finirono e lui iniziò prima a rimpiangere e poi a rivendicare l’abbondanza passata, così vista la sua mole pensò bene di ottenere con la forza ciò che gli era stato negato. Il consiglio comunale di San Candido, allora, decise di far scavare una buca dove intrappolare Haunold/Baranci; detto fatto, il gigante ci cascò dentro e morì. Il suo spirito però si dice viva ancora oggi sulla montagna Hounold – rocca dei Baranci e in sua memoria gli abitanti di San Candido conservano una delle sue costole appesa all’interno della Collegiata (per chi non crede alla leggenda, dovrebbe trattarsi di un osso di un animale preistorico).

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Il nome del gigante viene utilizzato senza riserve qui in Alta Pusteria, così, terminato il giro in paese, ci spostiamo a prendere la seggiovia che porta proprio al Monte Baranci per andare a pranzo nell’omonimo rifugio.

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La cima e la relativa pista da sci che arriva fino in paese in estate diventano un vero e proprio parco divertimenti in alta quota: tappeti elastici, una piccola pista da tubing, il percorso degli gnomi e sua maestà il funbob, di cui vi parleremo tra poco. Non immaginatevi però uno scenario da lunapark: tutte le attrazioni si integrano perfettamente con l’ambiente e la natura è salva.

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Il rifugio del Gigante Baranci risponde esattamente ai canoni estetici della perfetta baita di montagna: tavolate in legno, pareti in legno, soffito in legno; c’è anche una bella stube dove gli sciatori vengono a scaldarsi durante le giornate invernali. Con stube non s’intende solo l’impianto di riscaldamento, ma tutto il locale in cui è presente la stufa; questo era, ed è, il punto centrale della casa, luogo d’incontro e simbolo della vita famigliare. Ora però fa troppo caldo per pranzare all’interno, così ci dirigiamo in terrazza dove ci aspetta un’altra mangiata epocale a base di capriolo, canederli e stinco.

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Questa, a quanto pare, è la preparazione ottimale per cimentarsi nel funbob, che sembra proprio l’attrazione dell’estate, a vedere la fila di gente in attesa di provarlo.

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Il funbob è molto più simile alle montagne russe che a uno slittino: è composto da un binario che si snoda lungo tutta la pista – ben 1,5 km! – su cui scendono delle vetture monoposto, di cui conducente può regolare la velocità spingendo o tirando verso di sé una manopola per accelerare o frenare. È davvero divertentissimo e non solo per i ragazzini, dopo la seconda curva si prende già la mano e l’unico pensiero è “più veloce, più veloce”. C’è chi tocca i trenta all’ora e chi addirittura sfiora i trentacinque; alla fine del percorso si può controllare su un tabellone la propria velocità massima e confrontarla con quella degli amici. Una bella idea, non c’è che dire, e un modo divertente per permettere alle persone di divertirsi in montagna anche d’estate.

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Julia, la nostra guida del giorno, ci spiega che in Alta Pusteria e nelle valli circostanti ci si sta dando molto da fare per creare un’offerta turistica completa e facilitare gli ospiti negli spostamenti da un luogo all’altro, così da godersi appieno il fascino delle Dolomiti. A questo scopo sono stati costruiti nuovi impianti di risalita, implementati i mezzi di trasporto e create delle speciali card grazie alle quali è possibile sfruttare tutti gli impianti del comprensorio sia in estate che in inverno, passando agilmente da una valle all’altra: le Dolomiti Superski e Super Summer.

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Queste secondo noi sono solamente le tracce più tangibili di uno spirito profondo che siamo stati contenti di cogliere in Alta Pusteria: qui ci si sente davvero ospiti e si ha l’impressione che tutti, non solo albergatori o negozianti, cooperino per presentare al meglio il loro territorio e farlo scoprire ai visitatori secondo il rispetto e la passione che merita.

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Crediamo sia proprio questo il segreto che sta dietro alla cura di cui vi parlavamo all’inizio: persone innamorate del posto in cui abitano e desiderose di valorizzarlo e raccontarlo. L’ultima immagine che ci portiamo a casa da questo bellissimo tour è quello di una delle stube più antiche della zona, che è al tempo stesso abitazione e laboratorio del simpatico e arzillo signore qui sopra, che è diventato il nostro personalissimo simbolo di cura e amore per la sua Alta Pusteria.

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