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Coolture

Il Museo di Storia Naturale di Venezia che non ci si aspetta

15 aprile 2016

Associare Venezia a una delle città d’arte più importanti e ricche del nostro bel paese viene spontaneo. Ma noi di Nuok abbiamo provato a tenerci alla larga da mosaici, tele rinascimentali, bifore trilobate, chiese, affreschi, e qualsiasi altro elemento riconducibile a qualche tesoro artistico, per suggerirvi un coolture veneziano alternativo. La realtà che non ci si aspetta l’abbiamo scovata nel sestiere di Santa Croce precisamente al civico 1730, corrispondente alla sede del Museo di Storia Naturale della città.

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Il museo è collocato presso l’antico Fontego dei Turchi, palazzo affacciato sul Canal Grande d’epoca altomedievale, che nel XVII secolo fu adattato ad abitazione e sede commerciale dei mercanti turchi, che giungevano in laguna per importare cera, pellami e tabacco. Aperto nel 1923, non è altro che l’unificazione di varie raccolte scientifiche già esistenti a Venezia prima di questa data. Tra queste si ricorda la collezione naturalistica del patrizio veneziano Teodoro Correr, che ne costituisce la parte originaria e di altri personaggi che nella vita si sono dedicati alla ricerca scientifica e naturalistica. Oggi, in seguito a continue acquisizioni e donazioni, il museo conta oltre due milioni di reperti.

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L’allestimento è suggestivo e coinvolgente, e il suo impianto moderno ben si associa al carattere storico dell’edificio. La scelta del logotipo del museo per esempio – un uccello che cattura un pesce – ripetuto all’esterno in sagome di acciaio corten, non è casuale, piuttosto è un richiamo al bassorilievo in marmo visibile nella lunetta d’ingresso su una delle fiancate del palazzo.

Il percorso espositivo inizia al primo piano con l’enorme sala dedicata alle scoperte archeologiche di Giancarlo Ligabue, paleontologo veneziano, che nel 1973 partì per una spedizione in Niger dalla quale tornò con resti fossili di piante e animali, tra cui lo scheletro di un dinosauro, l’ Oranosaurus nigeriensis, e quello lungo dieci metri di un Sorcosuchus imperator, ovvero il più grande coccodrillo della storia. Di seguito, la sezione “sulle tracce della vita” vi farà immergere in sale semibuie, che ricordano un sito di scavo, in cui fossili di ammoniti, nidi di uova di dinosauro, pesci ossei, e un molare di mammut vi accompagneranno in un viaggio tra le ere geologiche.

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Proseguendo, alcune sale testimoniano l’avvento del primo colonialismo italiano verso il continente africano raccontando le storie delle spedizioni di due esploratori. Si ricorda la partenza con intenti conoscitivi e di ricerca, di Giovanni Miani nel 1859, il quale, alla ricerca delle foci del Nilo, ma sorpassato nell’intento da una coppia di inglesi, si accontentò di riportare in patria oltre 1800 reperti etnografici. Legata ad una forma coloniale più brutale è invece la raccolta del conte Giuseppe De Reali. Appassionato di caccia grossa, costituì una collezione di animali impagliati, in seguito ai suoi numerosi safari a scopo dilettantistico. Sicuramente, varcata la soglia delle sale a lui dedicate, sentirete un senso di indignazione ma un cartellino informativo tiene ad informare che oggigiorno “con l’emanazione di normative nazionali e internazionali che regolano la cattura, l’uccisione, l’utilizzo e il commercio di specie selvatiche anche i musei di Storia Naturale partecipano attivamente alla conservazione delle specie minacciate in tutto il mondo“.

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Avrete capito che il percorso espositivo va a ritroso nel tempo, probabilmente per una logistica degli spazi. A questo punto infatti vi ritroverete balzati in una sorta di wunderkammer del XVI secolo, circondati da un’incredibile varietà di oggetti, piante e animali atti più a stupire che ad informare. Ma con un’altro salto temporale in avanti giungerete nella sala del periodo illuminista con la sua necessità di studio scientifico. Qui, ha luogo il nucleo fondante del museo, ovvero una vasta raccolta di reperti esposti in armadi a vetri e classificati attraverso le varie branche delle scienze naturali: botanica, biologia marina, entomologia, ittiologia, ornitologia, teriologia, anatomia comparata, paleontologia, scienze della terra ed etnologia.

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In finale, una serie di stanze tematiche mostrano la varietà delle forme viventi in relazione alle loro peculiarità e ai diversi ambienti. Il tutto attraverso scelte di allestimento contemporanee che vanno a creare una sorta di insieme totale tra oggetti contenuti e spazi contenitori avente come fine una fruizione accattivante.

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Per queste caratteristiche espositive, per i progetti educativi e le ricche opportunità didattiche, legate anche alle scuole, noi di Nuok abbiamo trovato questo museo a misura di bambino e ideale per famiglie. Non a caso esso si è aggiudicato il riconoscimento di qualità di Kid Pass, una start-up digitale che ha l’obiettivo di far incontrare le migliori strutture con gli adulti che vogliono accedervi insieme ai propri figli.

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