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Urban Safari

Piazze, rifugi, tunnel e piste: i volti inediti di Varese

25 febbraio 2016

Difficilmente camminando per Varese vi capita di perdervi o di ritrovarvi in una zona mai vista prima. Il centro della città è piccolo e tutte le strade, magicamente, vi riportano sempre al punto di partenza. Eppure sono le vie che conosciamo meglio, quelle che percorriamo ogni giorno a celare i più grandi segreti. Per questo oggi noi di Nuok abbiamo deciso di condurvi nelle zone più conosciute di Varese per svelarvi la loro storia e farvi notare quei dettagli che forse vi sono sfuggiti.

Piazza Montegrappa Varese

Facciamo un salto nel tempo e torniamo a quel lontano 1927, quando Varese diventò un’altra delle province lombarde. Prima, questa città era per lo più una meta turistica dove la vecchia nobiltà e i ricchi borghesi si recavano per trascorrere una vacanza salutare tra il verde e i laghi. Non c’era un vero è proprio centro che collegava tutte le zone della città, ma piuttosto questa si presentava come un agglomerato di quartieri residenziali con lussuose ville e confortevoli alberghi.

Anche oggi la provincia varesina è un accogliente rifugio nei weekend per i milanesi che desiderano prendere il sole e respirare un po’ d’aria fresca, ma Varese si è sviluppata come una vera e propria città, con le vie dello shopping, i musei, i centri commerciali e i ristoranti etnici. Com’è potuta avvenire in meno di cent’anni questa trasformazione? Tutto è cominciato per un capriccio di Mussolini che, per probabili interessi economici e politici, scelse come provincia Varese e non la favorita Busto Arsizio, più grande e popolosa. Da qui iniziò un piano di urbanizzazione della città e lentamente prese forma la Varese che conosciamo oggi.

Le corti Varese

Partiamo da Piazza della Repubblica: ampia, spaziosa e curiosamente vuota. Vi siete mai chiesti perché tutto questo spazio inutilizzato? Ebbene, nel 1931 si decise qui di costruire il mercato coperto, rimasto attivo fino a qualche decennio fa, quando il comune decise di smantellarlo per sostituirlo con il centro commerciale le Corti. Mentre prima tra la piazza s’incamminavano anziani ricurvi e mamme frettolose con tante borse cariche di frutta e verdura fresca, e i mercanti urlavano a squarciagola le loro offerte, oggi questo è un luogo un po’ dimenticato.

Sfavorita per la più centrale piazza Montegrappa, oggi la zona della Repubblica sta diventano un quartiere marginale. I negozi del centro commerciale non hanno il successo del mercato coperto e molti stanno chiudendo. Per fortuna i cittadini sono intervenuti tempestivamente e da poco è stato installato al centro della piazza uno skatepark, che noi Nuokers speriamo venga ampliato visto il successo che sta riscontrando.

skatepark

Vi consigliamo una visita allo skatepark, sia che siate degli appassionati o meno di questo sport. I ragazzi che si divertono sopra la tavola, arrischiando ogni tanto qualche acrobazia più pericolosa, sono un piacevole spettacolo da osservare durante una passeggiata e non si sa mai quale altra sorpresa può attendervi: noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un gruppo di giovani praticanti del parkour, la temeraria attività di volteggi, salti e arrampicate  tra gli edifici della città. Loro si stavano allenando vicino al Monumento ai Caduti, che affianca la piazza.  Questo è stato costruito nel 1925 dallo scultore italiano Enrico Butti, che lo ha dedicato ai caduti di tutte le guerre – forse prevedendo che le cose si sarebbero presto ripetute.

Monumento ai caduti di butti varese

Lasciamo gli skaters al loro divertimento per raggiungere il cuore di Varese, Piazza Montegrappa. Con la sua fontana nel centro, i bar storici e i negozi più importanti sotto i portici e nelle vie che si ramificano lì intorno, potrebbe passare inosservata l’imponente architettura razionalista che caratterizza tutta la zona. Ma non sono solo alcuni edifici: tutto il quartiere è stato costruito da zero durante il periodo fascista, a volte anche a discapito delle opere architettoniche che erano presenti, sostituite da quelle più conformi alla nuova arte del regime.

Palazzo del commercio e torre littoria

È il 1927 quando il podestà scelse l’architetto Vittorio Morpurgo per rendere Varese immagine e somiglianza degli ideali fascisti. L’artista realizzò il disegno di Piazza Montegrappa con edifici imponenti, massicci e dalle linee nette e precise. Nacquero così la Camera di Commercio e la Torre Littoria, creata per spezzare la monotonia del disegno con la sua struttura verticale. Fu invece l’architetto romano Mario Loreti ad occuparsi dei diversi fabbricati circostanti dopo aver vinto il bando pubblico del 1933. Sono una sua opera l’attuale sede dell’INPS e i vari edifici che oggi ospitano l’OVS, l’Intesa San Paolo, Grom e tutti quelli lì attorno.

Piazza Montegrappa

L’ordine, il grigiore e la grandezza che ostenta questo tipo di architettura caratterizza molto Varese e rispecchia il suo passato di ricchezza e splendore, oramai più che altro un ricordo. Forse proprio perché le si addice bene, questa veste razionalista non viene molto notata. Eppure sono innumerevoli i luoghi che hanno preso vita durante il fascismo, come la sede delle Poste al Palazzo di Giustizia, ma anche la Questura, il Cinema Vittoria – ora non più in funzione -, la casa dei mutilati e tanti altri.

Ma non è solo la Torre Littoria ad essere in centro a Varese da oltre 80 anni. Anche la famosa pizzeria Zei ha aperto la sua attività dal 1939, proprio sull’incominciare del secondo conflitto mondiale. Prima in via Manzoni, ora proprio dietro Piazza Montegrappa, lo Zei sfama da generazioni i varesini con la sua squisita pizza al trancio. Il piccolo locale storico, dall’ambiente modesto e confortevole, è ancora oggi amato da tantissimi clienti. La pizza alta, saporita e gustosa viene ogni giorno sfornata in tutti i modi: margherita, con i wurstel, con il tonno, bianca con la salsiccia, con le patate, i peperoni, lo speck, con i funghi e in molte altre maniere.

pizza Zei Varese

Noi Nuokers stranamente abbiamo voluto tenerci leggeri e abbiamo preso la vegetariana con le verdure grigliate. In pochi minuti il vostro trancio viene riscaldato e servito su un comodo vassoio. Potete mangiarlo lì oppure decidere di portarlo via. L’impasto alto, morbido e soffice vi incanterà al primo morso, anche se siete degli amanti della pizza tradizionale bassa. Gli ingredienti sono sempre freschi e vi faranno dimenticare tutte le pizze delle altre panetterie.

interno pizzeria zei varese

Se volete allontanarvi dall’oscuro rigore di Montegrappa per ritrovare un po’ di naturale caos, vi suggeriamo di proseguire verso i Giardini Estensi, dove si trova anche il Comune. Una volta superato l’imponente ingresso, con la maestosa fontana e i cespugli curati, potrete avventurarvi nei diversi sentieri in mezzo agli alberi. Non è curioso incontrare nelle ore più tranquille qualche scoiattolo alla ricerca di uno spuntino goloso e potete rilassarvi sulle diverse panchine o in mezzo alle distese di prato.

Torre Littoria dai Giardini Estensi

Pochi sanno mentre camminano tra i percorsi sterrati dei giardini che sotto ai loro piedi si trovano delle gallerie buie e silenziose, un tempo la salvezza di centinaia di persone.

Ingresso rifugi

Dal secondo ingresso del parco, quello da Piazzale della Motta vicino alla prima citata pizzeria Zei, potete accedere ai rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale, che si trovano a circa 10 metri sotto i Giardini Estensi. Gestiti sia dal comune che dall’associazione Archeologist, per visitarli dovete richiedere la prenotazione attraverso il sito ufficiale. In genere accettano gruppi da 25 persone, più o meno, e il prezzo è davvero onesto secondo noi, visto che richiedono 50 euro a gruppo per un tour di 40 minuti con la guida.

Rifugi interno

Se non riuscite a trovare così tante persone con cui andare o non potete aggregarvi a un gruppo già formato, l’associazione ha previsto delle giornate aperte a tutti con offerta libera dove potete visitare i rifugi. Sul sito c’è il calendario con tutti gli appuntamenti di quest’anno, così non rischiate di perderveli! La prenotazione è veloce e il personale in un paio di giorni massimo vi risponderà.

Varese non ha sentito come altri paesi d’Italia la guerra. Visto la sua vicinanza con Milano e la Svizzera, non era ritenuta un bersaglio e molti si erano trasferiti lì durante gli anni di conflitto per restare al sicuro. Per quanto ci siano stati diversi scontri tra i fascisti e i partigiani della zona, come la sanguinosa battaglia di San Martino del 1943, la situazione era piuttosto tranquilla rispetto alle zone di confine, alle grandi città e al sud d’Italia. Infatti non erano stati costruiti rifugi antiaerei. In caso di allarme, le persone si rifugiavano nelle proprie cantine e i più ricchi nei propri rifugi che si erano fatti costruire.

il tunnel dei rifugi

Ma la situazione cambiò quando nel 1944 ci fu di notte un attacco aereo da parte degli americani e degli inglesi. Le vittime furono per fortuna nemmeno una decina. Infatti l’obiettivo degli Alleati non era quello di colpire i civili, ma era una fabbrica d’armi, l’Aermacchi. Al tempo quest’azienda aveva alcuni stabilimenti nel centro di Varese. Non era mai stata vista come una minaccia, visto che le loro produzioni non erano all’avanguardia come quelle dei tedeschi, però parve che l’azienda stesse lavorando ad un nuovo progetto e questo avrebbe potuto offrire un vantaggio ai nazisti. Per questa ragione di notte degli aerei degli Alleati sorvolarono il centro della città e lanciarono delle bombe tentando di colpire gli stabilimenti.

Dettaglio dei Rifugi

I mezzi che avevano allora non erano di certo precisi come quelli che abbiamo adesso e infatti mancarono il bersaglio colpendo alcune case vicine. Per fortuna le vittime si fermarono a nove, ma il comune prese la decisione di costruire dei rifugi antiaerei sotto Varese. In totale ne vennero realizzati cinque e questo che noi abbiamo visitato è uno dei più grandi e solo uno dei due attualmente visitabili. Può contenere fino a 600 persone ed è munito di tutto il necessario per una permanenza di diverse ore. Infatti, oltre alle luci per non lasciare le persone al buio e aumentare il panico, ci sono quelli che erano i bagni e una stazione radio per comunicare con l’esterno. Così potevano sapere quando la situazione era nuovamente sicura e si poteva far uscire i cittadini.

Il rifugio dei giardini si trova sotto 13 metri di terra ed è formato da un lungo tunnel con ai lati delle panche di legno per sedersi. Sui muri ci sono ancora le scritte con le chiare e semplici indicazioni che la gente doveva seguire per entrare nella galleria.

indicazioni rifugi varese

I rifugi sono muniti anche di un’uscita di sicurezza, che in questo caso porta ad un casotto poco appariscente e ricoperto di edera nella zona del trenino panoramico dei Giardini Estensi. Se ci siete mai passati accanto e l’avete notato, ora sapete che cos’è e a cosa serviva, visto che purtroppo non ci sono cartelli che ve lo indichino. Se  sbirciate nelle fessure della porta, potete vedere le scale a chiocciola che conducono al tunnel.

Uscita di sicurezza dei rifugi

I rifugi sono molto umidi e di tanto in tanto ci è capitao di sentire qualche goccia d’acqua cadere dal soffitto. Lo sgocciolio che rompe il silenzio, il buio che vi immerge una volta che la guida vi ha fatti entrare e il significato che ha quel luogo, vi potrebbe per un attimo far rabbrividire. Ma niente paura! Il posto è ampio, tranquillo e subito vi verranno forniti dei caschetti per avere un po’ di luce. L’ansia svanirà in pochi secondi.

Oltre alla storia che la guida vi racconterà, potreste trovare molto interessante anche come il rifugio sta cambiando per l’agire della natura. Sul soffitto e per terra stanno nascendo delle stalagmiti e delle stalattiti create dall’acqua. Nell’altro rifugio visitabile, ce ne sono talmente tante che in alcuni punti è difficile proseguire! Per questo le aperture sono meno frequenti e si può entrare solo a gruppi poco numerosi.

stalattiti rifugi varese

Ritorniamo alla luce del sole per portarvi alla scoperta di un altro simbolo di Varese: l’ippodromo. Poco distante dal centro, l’ippodromo Le Bettole ha avuto un ruolo centrale nella storia ippica nazionale. Le prime gare di cavalli della zona varesina si tennero a Masnago alla fine dell’Ottocento ma, visto il successo riscosso, la Società Varesina decise aprire un nuovo ippodromo all’avanguardia e maggiormente ampio a Varese. Si scelse il terreno delle Bettole e nel 1912 venne inaugurato l’ippodromo che conosciamo oggi.

Le Bettole fecero conoscere Varese e attirarono numerosi turisti sia italiani che internazionali. Durante la Prima Guerra Mondiale, nonostante le diverse difficoltà, l’ippodromo riuscì a restare aperto e mantenere la sua programmazione. E così fece anche nei decenni successivi: né la crisi economica del ’29 né l’ascesa del fascismo e le sue conseguenze riuscirono a fermare gli appassionati di ippica e le giornate di corse al galoppo arrivarono ad otto.  Sugli spalti si accalcavano gli spettatori di tutte le provenienze per assistere alle gare dei migliori purosangue e, tra i fantini, apparvero anche le prime amazzoni.

ippodromo le bettole varese

Nonostante prima l’ippodromo rappresentasse una delle attrazioni principali della città, oggi sta subendo un veloce declino. Il mondo dell’ippica non è più in voga come un tempo e il giro di malaffare in cui viene spesso coinvolto non aiuta di certo a riportarlo al suo splendore. Però assistere ad una gara, che ve intendiate o meno, è ancora molto emozionante. Le corse dei cavalli sono avvolte da un’atmosfera nostalgica: dai vestiti dei fantini alla velocità con cui si svolgono le gare, tutto sembra non appartenere più ai nostri giorni.

Per quanto il campo dell’ippodromo sia ben tenuto, tutta la struttura attorno secondo noi non viene ben valorizzata. Le gare che si svolgono alle Bettole sono poche e non ben pubblicizzate e la Società non organizza altri eventi che potrebbero attirare pubblico e sfruttare lo spazio. Il locale a tema ippico che c’era prima è stato sostituito con un ristorante giapponese Wok e tutta la storia e l’importanza che aveva questo luogo sembra essere stata dimenticata. Un vero peccato!

graffiti Palawhirpool varese

Se amate lo sport, qui potete seguire corsi di equitazione e di tennis. Ma l’ippodromo è solo una delle tante strutture sportive della città. Varese ha da sempre una grande fama a livello sportivo. Dal ciclismo al canottaggio, i varesini amano lo sport. Vicino all’ippodromo si trova il palaghiaccio, dove si svolgono diverse gare di hockey, e poco più avanti il PalaWhirlpool, casa della Pallacanestro Varese. La squadra di basket ha conseguito tantissime vittorie ed è considerata una delle migliori squadre italiane ed europee. Oltre alle partite di serie A della compagine, qui si svolgono ogni tanto anche concerti musicali e spettacoli teatrali.

Palawhirpool

Proprio a fianco del Palazzetto dello Sport, si trova lo stadio comunale Franco Ossola del Varese Calcio SSD. Costruito nel 1925 prima con il nome di Stadio del Littorio, dopo la caduta del fascismo l’impianto venne chiamato Franco Ossola in onore del calciatore varesino morto nell’incidente aereo di Superga. La squadra del Varese ha giocato per sette stagioni nella serie A e, dopo alcuni problemi economici, ha cambiato nel 2015 la società calcistica visto che quella precedente, per colpa di diversi debiti, non era riuscita a iscrivere la squadra alla Lega Pro, facendo cessare l’attività. Noi di Nuok ci auguriamo che il Varese ritrovi ora la meritata gloria del passato.

Stadio comunle Franco Fassola

Il nostro viaggio alla scoperta dei segreti della città termina qui, ma ci sono tantissimi altri luoghi che nascondono piccole curiosità della storia varesina e non aspettano altro che essere scoperte e raccontate. Perciò approfittate del bel tempo come noi per mettervi in cammino alla ricerca di nuove storie da conoscere!

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