San Pietroburgo 2019

Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse esistono soltanto quando si è giovani, mio caro lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, ci si chiedeva istintivamente: è mai possibile che sotto un simile cielo vivano uomini collerici e capricciosi? Anche questa, caro lettore, è una domanda da giovani, molto da giovani.

Così iniziano Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij, ambientate in una San Pietroburgo sospesa nel tempo e avvolta dalla luce del sole estivo che scende giù con grande pigrizia solo dopo le undici di sera. Una sensazione, quella della atemporalità, che si vive ancora oggi, a 170 anni di distanza dalla prima pubblicazione del celebre romanzetto.

La bellezza di questa città è disarmante, commovente e difficile da metabolizzare. Tutta la vita ruota attorno all’arteria principale, la Nevskij Prospekt. E infatti scriveva già lo stesso Gogol’ nei Racconti di Pietroburgo:

Non c’è cosa più bella del corso Neva, almeno a Pietroburgo: per essa è tutto. Di che non rifulge la strada regina della nostra metropoli? So per certo che neppure uno di questi incolori e burocratici abitanti darebbe il corso Neva per quanto oro vi è al mondo.”

Si tratta di una lunga strada che taglia il centro fortemente voluta da Pietro il Grande su imitazione degli Champs-Élysées parigini. I palazzi che si affacciano sulla Prospettiva sono imponenti e orgogliosi.

Le strade sono tutte larghe, come se il cielo si fosse fatto posto tra finestre, canali e ponti. I pazienti semafori con il conto alla rovescia regolano i flussi di abitanti e turisti; le strisce pedonali hanno due direzioni, così da non intralciarsi a vicenda. In strada quasi nessuno fuma. La polizia è presente qua e là, ma in modo piuttosto discreto, c’è una piacevole sensazione di sicurezza.

Probabilmente il modo migliore per conoscere la città è iniziare dal giro in battello, meglio ancora se all’imbrunire o in notturna. Certo, ve lo dicono di tutte le città. Ma per Pietroburgo è quanto mai vero, e poco ha a che fare con i soliti giri turistici. In un’ora e un quarto di navigazione avrete modo di prendere confidenza con le facciate dei palazzi, con le cupole delle chiese ortodosse, e via via la fisionomia urbana vi sarà sempre più famigliare. Ci sono tante compagnie e grossomodo si equivalgono, sia per giro che per prezzo (800 rubli, 11 euro circa). Se possiamo dare la nostra preferenze, scegliete quelle che partono dal canale Fontanka, poco prima del Anichkov Bridge.

In caso di serate fresche, lo staff vi fornirà anche coperte per ripararvi. Cercate di prendere posto nelle file davanti, perché spesso dietro può capitare che prendano posto i più giovani, inevitabilmente un po’ rumorosi.

Quando dai canaletti la barca si immette sulla Neva c’è da rimanere senza fiato. Ben dopo mezzanotte alcuni ponti si alzano; gli orari si possono controllare qui. I tour dei ponti levatoi costa un po’ di più del normale.

Ma iniziamo a parlare un po’ di cibo, partendo dalla colazione: la scelta è quella tra sovietica o filo-americana. Se volete provare qualcosa di locale, il consiglio è quello di passare da Zoom Cafè (Gorokhovaya 22) per un piatto di blini – i loro pancake – oppure di syrniki, frittelle di ricotta mescolata a uova e farina, con salsa di lamponi e panna acida, quelli nella foto qui sotto.

Tra l’altro, nei locali vengono servite sempre bottiglie d’acqua molto belle, fateci caso – in ogni caso, non chiedete acqua di rubinetto, perché pare che non sia così potabile. Dal taglio più hipster, potete prendere in considerazione anche Character Coffee (Fontanka River Rmbankment 109) per un tè caldo e una torta al limone, oppure Double B (Millionnaya 18 – non fatevi ingannare dall’entrata che corrisponde a un parrucchiere e salite le scale che vi ritrovate davanti) per un caffè filtrato e il dolcetto ai semi di papavero qui di seguito. Squisito, ma controllatevi i denti in bagno prima di continuare il tour!

Per quanto riguarda le colazioni più occidentali, oltre ai sempre presenti e rassicuranti Starbucks – alcuni aperti anche 24/7- c’è l’accogliente Surf Coffee (Malaya Konyushennaya 7) che, tra tavole da surf e piante tropicali a foglia larga, vi servirà in estate uno squisito iced latte con torta raw al mango. O in alternativa un classico cookie newyorkese. Lo staff parla bene inglese, è giovane e spigliato, e in questo caso in bagno andate per il rotolo di sticker accanto alla carta igienica!

Se preferite prendere un dolcetto da portare via, o addirittura infilare nella valigia da stiva, allora merita un passaggio una delle istituzioni della città: Magazin Kuptsov Yeliseyevykh (Nevsky Prospekt 56), una sorta di paese dei balocchi in stile art déco con una gigante palma in bronzo e laccata in centro, un pianoforte che suona da solo davanti alle casse, e qualsiasi ben di dio che abbia anche solo un granello di zucchero. In verità, troverete anche caviale, tè e matrioske.

E a proposito di souvenir, apriamo una parentesi su che cosa si può comprare di tipico russo a San Pietroburgo oltre a quanto già citato e ai soliti magneti: i colbacchi a patto che siate a vostro agio con la pelliccia vera, e noi di Nuok non lo siamo, i samovar belli ma ingombranti, fateveli incartare per bene, gli scialli se controllate sull’etichetta interna che siano made in Russia, e non – paradossalmente – made in Italy, le krupenichka che sono bambole della tradizione rurale meno dozzinali delle onnipresenti matrioske, veri talismani per la casa e per sé, a seconda della forma.

Negozi e bancarelle non mancano, ma se volete farvi un’idea preliminare di che gadget potreste riempirvi il bagaglio, partite da Dom Knigi, la libreria ospitata da Casa Singer (Nevsky Prospekt 28) – la vecchia filiale russa delle omonime macchine da cucire. Qui troverete anche magliette, tazze, filtri da tè e calendari con l’immagine di Putin, benché non ufficialmente approvati dal Cremlino. Se andate alla cassa con uno di questi oggetti, i commessi saranno furiosi, ma amen – pensate sempre che state pagando cose che sono in vendita.

Di negozi di design, nemmeno l’ombra, tranne le eccezioni del piccolo centro commerciale sotto la galleria Passage (Nevsky Prospekt 48), di PUNTO con artigianato locale molto gradevole e caffè Illy (Marsovo Pole 7) e di Maker Design Loft con una selezione di vestiti, accessori e pelletteria di ottima fattura e una gentilezza sconfinata dei ragazzi che lo gestiscono (Marsovo Pole 7). A poche centinaia di metri, tra l’altro, vi ritroverete immersi nel Palazzo d’Estate di Pietro I e il suo immenso parco verde, dove signore russe vendono frutta di bosco e gelati confezionati.

Troverete bancarelle di souvenir anche accanto la caratteristica Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, che vale una visita al suo interno, così come tutte le altre chiese ortodosse maggiori della città. La fila in biglietteria è piuttosto lunga e lenta, armatevi di pazienza; in alternativa ci sono le macchinette automatiche sulla destra, ma sono parecchio difficili da usare.

Torniamo a tavola per pranzo. Le alternative sono svariate, e tutte amiche del portafoglio. La soluzione più economica, veloce e tradizionale è la catena di self-service MarketPlace che vi offre verdura, carne e pesce affumicato a volontà – tutto fresco e preparato sul momento: con il corrispettivo di 7 euro potrete fare un pranzo dall’antipasto al dolce. Noi siamo andati di maiale con le patate al forno, e tortino di mele per concludere.

Nel caso vogliate prendervi una pausa dalla cucina locale, allora potete optare per l’orientale Jack & Chan (Inzhenernaya 7) – a due passi dal Museo Russoa maggior ragione se amate gli involtini e lo sticky rice.

Pelmenya (Fontanka River Embankment 25) è invece il paradiso di chi ama i ravioli, qui provenienti da nove cucine internazionali – italiana compresa. Abbiamo provato quelli russi originali (10 per 180 rubli, 2 euro e 40 cent circa).

I khinkali georgiani, da mangiare con le mani, impugnando lo stoppino di pasta e facendo attenzione a non scottarsi e sporcarsi con il brodo interno.

E i manti turchi. Il servizio è molto gentile e veloce, e nessuno vi metterà fretta per liberare il tavolo, anche se c’è coda in attesa di mangiare.

Tempo di smaltire. A poche decine di metri dalla ravioleria, si trova il Fabergé Museum, all’interno dell’affascinante Shuvalov Palace, che ospita una stupenda collezione imperiale di nove uova. Questo è l’Uovo con galletto, in smalto viola, con gallo e orologio con un diamante a losanga, 188 diamanti taglio rosetta e 2 rubini.

Il museo è raccolto e maestoso allo stesso tempo, e vale la pena spendere un paio d’ore a vedere con calma tutte le sale, che ospitano gioielli decorativi, accessori da scrivania, argenti da tavola, manufatti di culto e da interni, nonché opere pittoriche e oggetti di porcellana. A fine percorso, troverete uno shop con valide riproduzioni delle uova – forse un po’ costose rispetto alla media, ma migliori di quelle che troverete nei negozi di souvenir del centro.

Che abbiate due giorni o una settimana a disposizione, non può poi mancare la visita all’Hermitage, da prenotare online così da saltare a piè pari le lunghe file.

È enorme, dunque serve capire in anticipo quali aree vorrete visitare. La maggior parte dei visitatori si concentra a ridosso dell’Orologio del Pavone e della Madonna col bambino di Leonardo Da Vinci, eppure di altrettanto valide meraviglie il museo ne è pieno zeppo. Prendete la mappa in italiano all’ingresso, e datevi una serie di obiettivi a seconda del tempo che avete. Sono concesse foto, ma senza flash; ci sono tanti bagni e anche abbastanza puliti; e se avete dubbi, le anziane guardiane vi aiuteranno a gesti, perché l’inglese spesso non è contemplato.

Di tanto in tanto, guardate dalle finestre verso il fiume, dove vedrete ormeggiate alcune navi della flotta militare.

All’ultimo piano c’è una ricca collezione di arte orientale e islamica, che vale la pena vedere facendo un paio di rampe di scale in più.

Altra esperienza imperdibile: il teatro Mariinsky e il balletto russo. Anche in questo caso, prenotate con anticipo online i biglietti. Si vede bene anche da balconi e loggia più in alto, quindi anche con una decina di euro potrete soddisfare lo sfizio. Ricordatevi di prelevare qualche contante, perché una volta dentro potrete pagare solo con rubli eventuali bottigliette d’acqua (viene venduta la versione da 33cl della San Benedetto!), tartine di caviale e calici di champagne. I russi sono spesso i più eleganti, mentre i turisti meno – ma non preoccupatevi, non verrete giudicati.

Per la cena, fate riferimento alla strada della movida, Rubinstein Street. Locali notturni, bar e ristoranti sono presi d’assalto da una gioventù educata ma intimamente ribelle. Due le nostre segnalazioni: la prima è al civico 40 e rispecchia l’anima ebraica della via, Bekitzer – tra pizzette dello chef su pane azzimo, set di hummus della casa e felafel croccanti fuori e squisiti dentro. Il tutto da accompagnare con un succo di melograno spremuto sul momento. È un ottimo indirizzo anche solo per uno spuntino pomeridiano.

Amanti di carne, invece, il civico da segnare è l’11, dove troverete SmokeBBQ. Carne, carne, carne ovunque, con piatti abbondanti, birra alla spina e patate fritte e al forno da sogno. Non preoccupatevi di sporcarvi le mani; come in tutti i locali, anche qui ci sono le salviette umide che fanno il loro lavoro. Nei ristoranti generalmente si lascia il 10% di mancia se avete gradito il servizio, e noi qui l’abbiamo gradito assai.

Certo, questa non è una guida esaustiva su San Pietroburgo, ma è un inizio per districarsi tra tutte le informazioni che inizierete a collezionare prima di partire. E per dirvi qualcosa che nessun altro vi dirà probabilmente. Per esempio, sappiate che ci sono parecchie reti wifi aperte, ma per accedervi occorre farsi chiamare da un numero di telefono (oppure chiamarlo): quegli scatti si pagano, e anche salati. Valutate bene.

Cercate di pagare il più possibile con le carte, e meno con i rubli, intanto ve le accettano anche per commissioni piccole. Non credete a chi dice ancora oggi che la polizia è aggressiva: basta comportarsi bene, ad esempio attraversando solo in corrispondenza delle strisce e aspettando il semaforo verde. Provate a imparare un minimo di alfabeto cirillico, anche solo per imparare a riconoscere le scritte basilari, come uscita o spingere. E non prendete taxi se prima non avete concordato una tariffa di massima.

Buona scoperta.

Guida e foto a cura di Alice Avallone.
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