New York 2019

Che non ci siate mai stati oppure che l’abbiate già esplorata decine di volte non importa: noi di Nuok, reduci dal volume New York Low Cost pubblicato con BUR Rizzoli qualche anno fa, abbiamo preparato la guida definitiva alle ultime novità nella Grande Mela. Dicono che il primo amore non si può dimenticare, e in effetti quello per la città che non dorme mai continua a occupare il primo posto nel nostro cuore.

Due premesse: la prima è che non troverete la sfavillante Times Square e il traghetto per raggiungere la Statua della Libertà, ma tutte quelle segnalazioni che vi permetteranno di vivere la città da insider, com’è nel DNA di Nuok; la seconda è che per una volta diamo più spazio a Manhattan rispetto alla tanto amata Brooklyn.

Iniziare con il piede giusto

Drip coffee, americano, cortado, latte macchiato, mocha e iced latte: la Grande Mela vi terrà svegli giorno e notte con tutte le possibili combinazioni a base di caffeina, senza contare i dolcetti. La tendenza del momento è quella del kouign-amann, che si pronuncia quinamon, un fragrante fazzoletto di pasta sfoglia che ha come origine il porto bretone di Douarnenez. Croccante e friabile fuori, morbido e ben lievitato dentro, con un sottile strato caramellizzato sotto e dall’inconfondibile profumo di burro e zucchero, il kouign-amann ha un sapore indimenticabile. Il migliore lo trovate al PAPER Coffee, bar collegato al MADE Hotel sulla 29th Street aperto anche a clienti esterni, con wifi gratuito e comodi posti a sedere (volendo con il computer).

Qualche strada più giù, sulla 26th Street, si trova invece una delle sedi della Brooklyn Roasting Company, e qui la proposta principe per la colazione è il Traditional Banana Bread, non a fette come da Starbucks, bensì a forma di piccolo plumcake. L’impasto di banana e le sottili note di cardamomo ben si sposano con il drip coffee della casa, preparato nel laboratorio e spillato direttamente dietro al bancone. Il caffè, proveniente da colture ecosostenibili sudamericane, asiatiche e africane, è buono ed economico, ed essendo a Midtown non guasta. L’arredamento è vintage, il personale hipster e i divani di pelle bordeaux e carta da zucchero fanno l’occhiolino ai vecchi diner americani; ordinate e scegliete il lungo tavolo da gioco con la roulette.

Tutt’altra atmosfera si respira tra la 14th Street e la 9th Avenue al nuovo The New York Roastery | Starbucks Reserve, ben più cosmopolita e cinematografica, complice anche la posizione tra il Meatpacking District e Chelsea. L’impressione è quella di salire su un palcoscenico a più livelli, con un punto vendita di caffè sfuso in chicchi all’entrata, uno shop di tazze, libri e oggetti di design, e un ampio bar centrale costellato di tavoli e sgabelli in robusto legno di noce che richiamano le forme dei monoliti del soffitto. Addentrandovi, raggiungerete poi l’area della tostatura, dove avviene sotto gli occhi degli ospiti la magica alchimia di tempo e calore per estrarre la miglior espressione aromatica di ciascun caffè. Uno spettacolo vero, sì.

Il gigantesco fusto in rame che domina la Roastery contiene i chicchi nella fase di riposo e degassificazione che segue la tostatura, per poi arrivare nella tostatrice al piano inferiore. Qui potrete fare due chiacchiere con chi sta lavorando al processo, e farvi raccontare quante più storie legate al caffè. E nel mentre, potrete gustarvi un espresso, magari accompagnato da uno degli sfizi salati firmati dall’italianissimo Princi – su tutti lo sfilatino alle olive farcito con la mortadella. Infine, se passate di qui per l’aperitivo, salite al piano superiore, dove all’Arriviamo Bar – così si chiama quest’area – vengono proposte creazioni a base di caffè e cocktail originali, ideati in collaborazione con la luminare della mixologia Julia Momose.

Da tempo ormai la coffee culture ha stregato tutta New York, che può vantare anche sue produzioni native, come quella della Irving Farm, che da vent’anni lavora la materia prima nell’Hudson Valley. Sbarcata a Manhattan nel 1996 e oggi con 11 sedi sparpagliate in città, la Irving è un punto di riferimento per un bicchierone fumante da portar via o da consumare ai tavoli con uno dei loro leggendari muffin all’arancia e mirtillo.

Altrettanto affidabili, Counter Culture Coffee su Broome Street, la catena di Filadelfia La Colombe, e le sedi di Stumptown Coffee, Kaffe 1668, e Ninth Street Espresso. Caffè che potete prendere in considerazione per accompagnare uno dei dolci più rappresentativi di New York City: la cupcake. Impossibile non citare innanzitutto la storica Magnolia Bakery, che non perde un colpo con le sue tortine. L’assortimento cambia ogni settimana, assecondando la stagione e l’estro di chi inforna; tra le special presenti tutto l’anno, imperdibili la Hummingbird (banana, ananas e noci pecan), la Black & White (cioccolato e vaniglia), e la Red Velvet, regina incontrastata delle cupcake. Da dieci e lode anche il banana pudding e l’apple crumb, va detto!

Da Magnolia Bakery hanno lavorato per un lungo periodo due amiche (e colleghe sui palchi teatrali off-Broadway) che nel 2002 hanno avuto l’idea di aprire nel Lower East Side la loro pasticceria Sugar Sweet Sunshine. Una valida alternativa se volete provare qualcosa di meno mainstream.

Le zone più Instagram friendly

Gli americani la chiamano Instagram season, e dicono bene: mai come in questo periodo storico siamo a caccia di scatti quadrati perfetti, tanto che ormai anche le classifiche di viaggio usano l’instagrammabilità di una meta come imprescindibile indice di qualità. La City ben si presta, inutile dirlo, e qualche dritta proviamo a darvela, segnalandovi gli spot di inaspettata arte pubblica all’aperto (e gratuita).

Iniziamo da Astor Place e la sua scultura permanente: The Cube. Secondo gli abitanti del Lower East Side, il grande cubo nero è un portafortuna: a chi riesce a farlo girare su se stesso accadrà qualcosa di positivo. Provateci anche voi, e non demoralizzatevi se vi servirà aiuto, perché si tratta di un unico pezzo di acciaio che pesa più di ottocento chili.

La seconda dritta è il serpentone verde dell’High Line, che si estende oggi da Gansevoort Street alla 34th Street. Questo tratto di metropolitana sopraelevata ha visto un treno per l’ultima volta nel 1980, quando un convoglio di tre vagoni ha portato un carico di tacchini surgelati nel Meatpacking District. Oggi è un museo a cielo aperto, con un buon numero di installazioni e murales che faranno la gioia del vostro profilo Instagram.

Il percorso conserva ancora buona parte dei binari originali, risalenti agli anni Trenta, oggi circondati da centinaia di specie diverse di graminacee, arbusti e alberi. Le panche di design, le gradinate che affacciano sul traffico dei taxi gialli e le sdraio di legno con rotelle che scivolano sulle vecchie rotaie lo rendono il posto ideale per rilassarsi in mezzo ai grattacieli. Letteralmente.

Terza dritta, il Fuller Building, che forse conoscete come Flatiron per via della forma a ferro da stiro. Bella novità, direte voi: si calcola che ogni anno sotto la sua ombra passino più di duecento milioni di persone, ma sono molte meno quelle che fanno caso alla sua prua, in cui si nasconde una minuscola galleria d’arte. Il Flatiron Prow Artspace, che potrete visitare solo dall’esterno attraverso le vetrine, è uno spazio espositivo fra i più ambiti di New York.

Quarta e ultima, i muri delle banchine delle principali fermate metro, come quelli della 23th Street con i bracchi di Weimar dell’artista William Wegman. Un buon elenco lo trovate qui su Time Out.

Dove fermarsi per il pranzo

Siete in giro da ore, le gambe iniziano a dare i primi segnali di stanchezza e lo stomaco brontola? Prendete in considerazione di fermarvi per un brunch a stelle e strisce da The Wild Son, che lo serve tutti i giorni dalle 10 alle 16.30. L’atmosfera è bohémien, il personale molto rilassato e l’attenzione tutta rivolta al giusto equilibrio fra proteine sane, verdure e legumi. Accompagnate il piatto con una spremuta di mela, carota o arance fatta sul momento – oppure una delle birre artigianali alla spina. Il locale si trova dietro al Whitney Museum of Art: un motivo in più per inserirlo nel vostro itinerario culinario.

Cambiamo zona e scendiamo tra il West Village e il Greenwich Village. Qui si trova una delle scoperte di cui andiamo più orgogliosi: il delizioso Bar Sardine. Fa parte di una serie di locali di New York fuori dall’ordinario e fra loro collegati – se siete curiosi, Joseph Leonard, Jeffrey’s Grocery, Fedora, Fairfax, Simon + The Whale, Studio e il George Washington Bar – e il menu cambia in base a stagionalità e reperibilità dei prodotti freschi ai mercati più vicini. Il piatto di sardine è quello più gettonato, certo, ma anche le altre proposte si difendono bene: pochi grassi, cucina semplice, ingredienti top.

Se la fame è tanta e siete alla ricerca di porzioni molto abbondanti, le diverse sedi di The Meatball Shop saranno all’altezza delle vostre aspettative. Le polpette sono un piatto antichissimo, eppure in questi anni nella Grande Mela sono prepotentemente diventate di moda. Scegliete il tipo di polpetta (manzo, pollo, maiale piccante, salmone, aragosta, vegetariana o special del giorno), la salsa per accompagnarla e il contorno sul quale appoggiare. La porzione è da quattro pezzi e viene servita con un trancetto di focaccia.

In caso non troviate posto da nessuna parte – può capitare soprattutto nei fine settimana, ecco perché è sempre bene prenotare in anticipo! – vi segnaliamo ulteriori alternative che facevano già parte della nostra prima selezione per la guida New York Low Cost: i ristorantini del Chelsea Market (su tutti il nuovo Miznon), il thai Pure Cookhouse, il sudafrican-israeliano Jack’s Freda Wife e le italianissime proposte di Otto e Rosemary’s che faranno felici i più nostalgici di casa. E state tranquilli, non hanno niente a che fare con le offerte della turistica Little Italy.

E ancora… Per chi ama i sapori orientali ci sono i locali di Vanessa Dumpling House; per i salutisti, i supermercati con area ristoro Whole Foods; per chi cerca un panino al volo, ‘wichcraft; per i burger lover, Shake Shack. Torneremo a parlare di cibo verso l’ora di cena.

Capitolo shopping a Manhattan

Dedichiamoci adesso agli acquisti. La base di partenza è il già citato Chelsea Market, perché nei sui due piani completamente rinnovati racchiude un po’ tutto quello che adoriamo: le cianfrusaglie cinesi di Pearl River Mart, i vestiti floreali di Anthropologie, il design locale del mercatino Artists & Fleas (dagli incensi di Palo Santo ai gioielli handmade in alluminio, con altre due sedi a Soho e a Williamsburg), la chincaglieria marocchina di Imports from Marrakesh, le curiosità geek di Kikkerland, i libri e la divertente cancelleria di Posman. Da non trascurare, tra l’altro, la possibilità di usufruire dei bagni, situati al piano inferiore: sono tanti, gratuiti e pulitissimi.

Per trovare regali originali, un altro indirizzo che non deve mancare tra i vostri appunti è Fishs Eddy. Il negozio si trova in una delle strade più chic di New York, la Fifth, ma entrando vi sembrerà di tuffarvi in un emporio di provincia: bicchieroni di cristallo, porcellane cinesi, canovacci con lo skyline di New York… C’è un po’ di tutto, dal vintage, al kitsch al rétro, fino agli omaggi – si fa per dire! – a Donald Trump, come le tazzine Made in Mexico by Mexicans. Una curiosità: nella stanzetta in fondo c’è un pittore, Ben Lenovitz, che per 120$ realizza un dipinto del vostro animale in quattro ore partendo da una foto.

Tra i brand più ricorrenti per le strade di New York, c’è lo svedese Fjällräven, con il suo flagstore a Mott Street, nel quartiere Nolita. Riconoscibile dal logo con la volpe artica, l’azienda è specializzata da più di 50 anni in abbigliamento e attrezzatura per attività all’aperto, merito del ricercatore svedese Hasse Hellström, che indossava questi vestiti e accessori già durante le sue spedizioni. I gestori del negozio sono eccezionali, e sono anche rivenditori di un altro marchio, in questo caso di occhiali made in USA, di legno e di pietra: Shwood.

Booklover, siete pronti? Ora pensiamo a voi. Oltre a un passaggio nella plurinominata Strand per esplorare i suoi leggendari trenta chilometri di libri, vi consigliamo di fare un giro anche nel prestigioso (e nuovo di zecca) Gucci Wooster Bookstore, ideale per gli amanti di moda, arte e design; andate invece da Bookmarc se adorate la fotografia; da Kinokuniya, se siete Japan addicted; da Book of Wonder, infine, se state viaggiando con bambini.

Padroni di cani e gatti, ci sono segnalazioni anche per voi e i vostri quattro zampe: The Barking Zoo, Max Bone e Zoomies. T-shirt con l’iconica scritta I Love New York, vestiti griffati con borchie e inserti animalier, biscottini decorati con la glassa, giocattoli americani di design e shampoo ai fiori di Bach: il racconto dettagliato – di questi tre negozi e di altri due – lo trovate qui.

Possiamo forse non parlare dei souvenir? Lasciate perdere i negozietti dozzinali e andate a scoprire la selezione del MoMA Store (sia quello sotto il museo, che quello a Soho); gli scaffali dell’Amazon Store che cambiano in base alle vendite online negli Stati Uniti; il primo piano orientaleggiante di ABC Carpet & Home tra preziosi mala in oro, cuscini ricamati e mazzetti di salvia da bruciare; e i regali per viaggiatori provetti di Flight 001. Quest’ultimo nasce da un progetto concepito nel 1998 a bordo di un volo Air France, da qualche parte tra New York e Parigi. John Sencion e Brad John, due viaggiatori d’affari che da sempre passavano troppo tempo a prepararsi per i viaggi, hanno immaginato i loro prodotti ideali: ultra pratici e ultra leggeri, con un pizzico di eleganza retròchic. Valige di design con doppi fondi per le cose sporche; sacchetti ad hoc per scarpe, calze e biancheria; cucchiai forchetta da portarsi sempre dietro; rimedi omeopatici contro il jet lag; e adattatori universali a blocchi colorati da incastrare come un cubo di Rubik.

Infine, ecco come spendere l’ultimo dollaro rimasto nel portafoglio. Ai piedi del Manhattan Bridge c’è un edificio squadrato senza finestre e con due leoni dorati di guardia sulla porta. Prima del 1996 ospitava il Rosemary Theater, un cinema che proiettava film erotici; oggi è la sede del Mahāyāna City Temple, uno dei principali templi buddisti di Chinatown. Sia all’entrata, sia ai piedi del gigantesco Buddha, sono collocati due cestini rossi colmi di bigliettini arrotolati, entrambi accompagnati da un cartello: Pick your fortune. Con un’offerta simbolica di un dollaro potrete srotolarne uno e leggere – in un inglese assai sgrammaticato – una profezia sul vostro futuro.

Cena e dopocena nella City

Ve l’avevamo promesso: eccoci di nuovo a tavola! Vorreste togliervi lo sfizio di un hot-dog newyorkese ma non vi fidate più di tanto dei baracchini per strada? Noi di Nuok ne abbiamo trovato una versione infiocchettata che da sola vale il viaggio a New York, e la propone The Cannibal. Il nome è tutto un programma, vegetariani e vegani qui non troveranno pane per i propri denti, ma i meatatarian sì. Anzi, più che pane… carne, tanta carne. Ma il nome in realtà nasconde anche la dedica all’ex ciclista belga Eddy Merckx, soprannominato “il cannibale” per la voglia di vincere sempre e di non lasciare nulla agli avversari. Ordinate il piatto Hot Dog 2.0 (ve ne arriveranno due!), patatine della casa, un cocktail a base di vermouth o una birra alla spina. In alternativa – o in aggiunta, a seconda della vostra fame! – fatevi servire le goduriose alette di pollo, marinate, cotte nel loro grasso e infine fritte. Semplicemente sublimi.

Se la combo cocktail e cibo vi piace, il NoMad Bar è concorrenziale: il suo burger è semplicemente difficile da raccontare. Tutto è perfetto: la consistenza del bun, lo spessore della carne (e che carne), per non parlare della croccantezza di bacon e cipolle. C’è anche una versione con pollo, fois gras e maionese al tartufo, consigliata con una birra specifica creata da Garrett Oliver della Brooklyn Brewery. Inoltre, le patatine qui sono sottolissime e appena soffritte con prezzemolo, uno sfizio che renderà ancora più speciale la vostra serata. Va detto che i costi sono un po’ più alti della media, ma merita.

Se chiedete di sedervi al piano superiore, avrete una vista privilegiata sulla movida di New York. Il bar è rinomato in città soprattutto per i suoi cocktail, come il Thick as Thieve, con rum della Guyana, whiskey irlandese, sherry Amontillado e East India Solera, crema di cacao, liquore di banana.

Che New York sia una città che non dorme mai non è uno slogan ammiccante, ma la verità, tanto che non mancano le opzioni per chi vuole far cena anche dopo mezzanotte. È il caso di Veselka, ad esempio. Nel lontano 1954 era solo un negozietto di caramelle nel cuore della comunità ucraina dell’East Village, ma nel tempo si è trasformato in un vero e proprio ristorante. Dagli anni Novanta in poi Veselka serve succulenti piatti tradizionali, e lo fa ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Tra le pentole e i fornelli della cucina a vista, si prepara a mano la pasta per i tipici ravioli dell’Est Europa, i pierogi, ripieni di patate, formaggio, carne, spinaci o funghi. Tra le specialità della casa vi segnaliamo due piatti a base di carne, il bigos e il gulash.

A Williamsburg e a Dumbo

Tra le novità degli ultimi tempi, c’è il NYC Ferry, che collega Manhattan alla costa di Brooklyn che si affaccia sull’East River, permettendo così di raggiungere in pochi minuti i quartieri di Greenpoint, North e South Williamsburg, e Dumbo per appena 2.75$ – come una normale corsa in metro. In alternativa, c’è sempre la linea L della metro che da Manhattan si inabissa sotto l’East River e in poco tempo permette di raggiungere Williamsburg. Le sue strade sono ancora piene di hipster con i jeans stretti, le camicie a quadretti e gli occhiali dalla montatura grossa, ma da un paio di anni la situazione è mutata parecchio: lungo la costa sono sorti grattacieli lucenti con vista sullo skyline di Manhattan, ai negozietti indipendenti si sono affiancate filiali di multinazionali, e gli ex ribelli tatuati hanno messo su famiglia.

Una delle vie che meglio rivela questa trasformazione ormai inarrestabile, più della modaiola Bedford Avenue, è Grand Street, che segna il confine fra il nord e il sud del quartiere. Tra gastrocinema, librerie indipendenti (su tutte Spoonbill & Sugartown) e negozi caratteristici come Fuego 718 troverete gallerie, murales, e magari qualcuna delle pubblicità dipinte a mano dalla Colossal Media, agenzia di comunicazione locale che ben sintetizza l’anima di Williamsburg: amore per l’arte, fiuto per gli affari e stile vintage.

Colazione o merenda, dolce o salata, tra i nostri locali preferiti resiste la panetteria e pasticceria nordeuropea Bakeri, con i suoi rustici alle verdure e i saccottini ripieni di cioccolato, nonché i suoi buonissimi skolebrød. In origine era la merenda che i genitori norvegesi mettevano nella cartella dei figli, e infatti il suo nome, alla lettera, significa pane per la scuola. Forse è proprio pensando alla loro infanzia che i gestori di Bakeri hanno inserito questo dolce nel menu: una morbida brioche ricoperta di crema, zucchero a velo e scaglie di cocco, che – è il caso di dirlo – vi farà tornare bambini. Complici anche i tavoli di legno, le sedie con la paglia, il menu scritto con il gessetto su una lavagna e l’aria che sa di creme e caffè.

Tra le nuove aperture da segnalare nel quartiere, la stupefacente caffetteria colombiana Devoción, ampio salone con mattoni a vista, parete di verde rigoglioso, comodi divani e cupola di vetro che illumina tutto. Dimenticherete si essere a New York, e in un attimo verrete catapultati a Bogotà. Caffè eccellente importato dalla Colombia e lavorato in sede, scone salati superbi. Nota importante: si paga solo con la carta di credito.

Fame, vero? L’indirizzo giusto è Rabbithole. È un locale da Alice nel Paese delle Meraviglie: specchi, lampadari in ferro battuto, porte di legno consumato, mattoni a vista e tavolini con le zampe. Per i più coraggiosi c’è la steak and eggs, perfetta per soddisfare pancia e gusto. Si tratta di un coloratissimo piatto con tanto di insalatina in salsa di peppercorn, patate al forno, uova sbattute e un bel filetto di carne al pepe verde. Ma il menu è ampio, e non mancano le eggs benedict (la nostra versione preferita è con salmone affumicato) e la white frittata, con albumi e verdure di stagione.

E ora, prima di lasciarvi, ancora due segnalazioni a Dumbo. La prima è per FEED, caffè e negozio collegato all’omonima associazione creata da Lauren Bush Lauren che dona pasti in tutto il mondo dai proventi delle vendite nello store e delle continue attività che vengono organizzate. In un colpo solo qui farete una buona colazione, troverete una buona selezione di borse ben solide e di design, e avrete l’occasione di fare una buona azione.

Seconda e ultima segnalazione, è il rinnovato Brooklyn Bridge Park e la vista panoramica su Manhattan che avrete dai gradoni del The Granite Prospect.

Vi lascerà senza parole, garantito Nuok.

E infine, la mappa.

La trovate qui, da salvare sul vostro smartphone.
E fateci sapere come vi trovate, che siamo curiosissimi.

Please, stand clear of the closing door!

Guida e foto a cura di Alice Avallone.
Per scriverci: rivista@nuok.it