Waveland – Katrina spazza via tutto, anche la storia

Mississippi, 2006, un anno dopo il passaggio di Katrina. La costa è ancora un confuso ammasso di detriti, case abbandonate, strade interrotte e ponti pericolanti. Vaughn è un architetto di mezza età, e dalla finestra osserva questo paesaggio di distruzione. C’è della gente in giro, ogni tanto passa qualche auto. La vita è ancora possibile, ma è un’esistenza bloccata, timorosa, quasi pigra. Si va avanti a piccoli passi. Anche Vaughn sembra paralizzato, anche lui è a pezzi. Ha divorziato di recente da Gail, dopo vari anni di matrimonio, ma non ha mai smesso di amarla; e lo sa benissimo.

Nonostante questo, bisogna andare avanti, no? E così Vaughn ha trovato una nuova compagna, quasi per inerzia. Cercava una stanza in affitto, e ha finito per dividere anche il letto con la sua padrona di casa: una donna ancora giovane e dal nome molto esotico, Greta Del Mar. Ma ancora più degno di nota è il suo passato: Greta è stata accusata di aver ucciso il marito, un poco di buono che la maltrattava, e anche se ne è uscita pulita le chiacchiere intorno a lei non sono mai cessate. In condizioni normali Vaughn avrebbe qualche disagio a convivere con una presunta assassina, ma dopo un uragano tutto diventa relativo, anche queste faccende. Vivi giorno per giorno, senza farti troppe domande, con chi incontri sul tuo cammino.

Dettaglio della copertina del libro Waveland di Frederick Barthelme

E poi, all’improvviso, le cose cambiano. Gail è in ospedale: il suo nuovo ‘fidanzato’ l’ha picchiata. Lei non vuole denunciarlo, ma ha anche bisogno di sentirsi protetta, e chiede a Vaughn e Greta di trasferirsi da lei per un po’. Vaughn è incerto, ma in fondo vuole stare accanto a Gail, e così lui e Greta si trasferiscono in quella che è stata la sua casa – la casa di lui e Gail – per tanti anni.

È una buona premessa per un romanzo, non trovate? Vaughn non ha neanche capito bene com’è che è andata, ma d’un tratto si ritrova a vivere con l’ex-moglie, di cui è ancora innamorato, e la nuova fidanzata, sospettata di omicidio. Da questo momento in poi ci aspetteremmo tensione e colpi di scena; in fondo siamo davanti a un classico triangolo, senza dimenticare la venatura gialla, da thriller. E invece Frederick Barthelme, l’autore di Waveland, disinnesca subito ogni possibile scarica di adrenalina.

Greta, per esempio, non oppone resistenza al trasferimento: sarà un po’ strano, commenta, ma cosa non lo è oggigiorno? E ancora: a Greta piace Gail, le due vanno d’accordo; entrambe si divertono a prendere in giro Vaughn: dicono che è un tipo lamentoso. Non c’è conflitto fra loro. E Greta è anche piuttosto disincantata rispetto ai sentimenti di Vaughn verso di lei; senza tanti giri di parole, è lei stessa a dire al suo fidanzato che ancora non ha superato il divorzio, e che quindi è possibile una “ricaduta” fra le braccia di Gail. E Greta non si illude neanche rispetto a quest’ultima: se ha chiamato proprio Vaughn per ‘proteggerla’, qualcosa significherà.

Insomma, per buoni due terzi della storia, non succede quasi nulla. I tre si lasciano vivere, sotto lo stesso tetto, e anche i possibili motivi di attrito sono come attutiti dalla generale atmosfera di apatia. Il romanzo non è scritto in prima persona, ma Barthelme si focalizza quasi esclusivamente su Vaughn, e noi viviamo questa esperienza tramite il suo sguardo. Il suo problema principale sembra essere l’indecisione: il nostro protagonista è attratto da entrambe le donne, seppure in maniera diversa. Alla fine arriverà a chiarirsi con se stesso, ma sarà un momento deludente: Vaughn non sceglierà davvero fra Greta e Gail, saranno le circostanze a decidere per lui. Si confermerà un personaggio passivo, e questo toglierà spessore anche a quei (pochi) momenti in cui farà valere la propria volontà.

Casa distrutta dall'uragano Katrina - National Geographic

Più in generale, la trama ci appare troppo scarna, e i personaggi non sono così interessanti da guidare la storia in virtù del loro fascino. Aggiungiamo inoltre che né i temi trattati, né la scrittura – seppur piacevole – ci sembrano giustificare da soli la lettura del romanzo. Il giudizio complessivo, pertanto, è piuttosto negativo. Sembra quasi che, per osmosi con le zone colpite dall’uragano, anche il romanzo si lasci vivere di inerzia: Katrina è passato da queste pagine e si è portato via le possibili trame e battute memorabili, lasciandoci solo i detriti di una storia. E non è esattamente un complimento.

Detto questo, c’è un capitolo che vale da solo l’acquisto del libro. E non ci sembra casuale che, nell’architettura del romanzo, sia una specie di elemento marziano, una storia che rimane quasi avulsa dal resto della trama. Vaughn ha un trauma che lo tormenta: il padre è morto poco tempo prima, a 86 anni suonati. Era ridotto male, sulla sedia a rotelle, ma Vaughn non aveva un gran rapporto con lui, e se ne è consciamente fregato. Ha fatto il minimo indispensabile, trovargli un’associazione che gli assicurava ogni giorno una badante, ma per il resto è scomparso. Non è andato a trovarlo. Non rispondeva alle sue telefonate. Be’, quando infine il padre è morto davvero, Vaughn ha cominciato a sentirsi in colpa. E nel capitolo in questione, Vaughn immagina una giornata del padre, uno dei suoi ultimi giorni di vita. Quelle pagine sono una piccola perla. Per citare Calvino, hanno il dono dell’esattezza: non levereste una virgola, e non ne aggiungereste una in più di quelle che già ci sono.



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