Ogni anno cresce il numero di ragazzi pronti a fare le valigie e partire. Destinazione: Stati Uniti. Obiettivo: “studiare” in una delle gigantesche high schools americane.
Le motivazioni alla base di questa scelta possono essere molteplici: curiosità, noia, desiderio di imparare l’inglese (che spesso, nonostante gli innumerevoli sforzi, non si riesce ad apprendere nelle scuole italiane), volontà di allontanarsi dalla famiglia, di dimostrare la propria indipendenza e di crescere.

Non è una scelta da poco, perché a diciassette anni non è semplice vivere lontano da casa per quasi un anno, nonostante tutto l’entusiasmo iniziale. Non si va solo negli Stati Uniti, si va in un Paese con una cultura profondamente diversa da quella italiana. In una famiglia che potrebbe avere abitudini completamente differenti dalla propria. In una scuola dieci volte più grande di quella in cui si è cresciuti.
La prima scelta importante riguarda l’organizzazione a cui affidarsi per lo scambio: in Italia le principali sono EF, Intercultura e STS. Queste società, infatti, non si limitano a vendere il pacchetto completo, ma si accertano innanzitutto che i candidati siano pronti per questo tipo di esperienza e che abbiamo i requisiti adatti non solo per affrontare le scuole americane (le quali, si sa, non richiedono grandi sforzi) ma soprattutto per reinserirsi successivamente in quella italiana di partenza (quindi, ragazzi, studiate, perché con la media bassa non si parte!).
Inoltre, offrono assistenza prima, durante e dopo il soggiorno negli USA: colloqui motivazionali pre-partenza, supporto per le procedure riguardanti il visto, acquisto del biglietto aereo, organizzazione di eventi per tutti gli studenti selezionati, preparazione della documentazione da presentare alla scuola italiana per il riconoscimento dell’anno accademico. E, in generale, supporto (anche psicologico).

Altro aspetto importante: la città di destinazione. Questa non sarà New York, Los Angeles e nemmeno Dallas. Più probabilmente Buffalo, Ananheim, o Allen. Città piccole e non paragonabili alle metropoli americane, ma più adatte per esperienze a tempo determinato e per creare velocemente legami. Un accorgimento: è meglio, ad esempio, non mettere tra le possibili opzioni gli Stati del Nord se non si sopporta il freddo (a gennaio e febbraio le temperature in alcune zone arrivano a -20 gradi).
Una volta negli Stati Uniti, si vivono una serie di fasi:
Fase 1 Chimel’hafattofare
Può durare dalle due alle quattro settimane, periodo durante il quale non si capisce che cosa possa aver spinto a prendere una decisione di questo genere.
Consigli per i ragazzi: Passerà (davvero). Cercate di stare il più possibile a contatto con la gente (americana, non con i vostri amici italiani online)
Consigli per i genitori: Limitate al massimo il numero di telefonate/email/messaggi e soprattutto niente panico in caso di ultimatum del tipo “Se non mi prendete un biglietto per tornare, scappo di casa”.
Fase 2 Celapossofare
Dopo qualche settimana ci si autoconvince della possibilità di farcela. Alla fine è solo un anno (o un semestre/trimestre, a seconda del programma scelto). Un anno?! Qualche dubbio rimane. Si iniziano a fare le prime conoscenze e a capire qualche discorso (questo dipende ovviamente anche dal livello di inglese di partenza).
Consiglio per i ragazzi: parlate il più possibile, guardate la televisione e accettate ogni tipo di invito ad uscire.
Consigli per i genitori: sono gli stessi della fase precedente.

Fase 3 Allafinemitrovobene
È difficile, se non impossibile, che questo tipo di esperienza sia negativa. Quindi a meno che non ci siano particolari problemi (legati ad esempio a convivenza con la famiglia, mancanza di un gruppo di amici o difficoltà a scuola), tutti si ambientano e trovano un equilibrio.
Consigli per i ragazzi: non dimenticatevi che siete lì per studiare, fatelo il più possibile anche se quello che vi chiedono di fare sembra banale, altrimenti ne pagherete le conseguenze una volta tornati in Italia.
Consigli per i genitori: potete farvi sentire più spesso e addirittura organizzare un viaggio per incontrare i figli espatriati verso la fine dell’anno (non prima!).
Fase 4 IoinItalianoncitorno
Lo scambio sta per finire e si inizia a pensare al ritorno in Italia. La voglia di tornare è indirettamente proporzionale alla qualità dell’esperienza, quindi spesso quasi inesistente.
Consiglio per i ragazzi: avete famiglia e amici che vi aspettano e tutta la vita per partire e tornare di nuovo.
Consiglio per i genitori: nessun consiglio, sarete semplicemente fieri di aver dato a vostro figlio la possibilità di fare un’esperienza come questa.
Sono pronti i bagagli?


Sottoscrivo assolutamente, per esperienza personale.
Tra le agenzie citate, mi pare manchi questa: http://www.becasse.it/
Scusate ma se uno avesse la possibilità di essere ospitato in una famiglia di amici e intendesse iscriversi in un liceo americano per svolgere il 4° anno, può farlo? o deve per forza di cose passare attraverso una agenzia specializzata in soggiorni studio?