Dopo l’anno più intenso della vita a New York, dove ho studiato alla Scuola di Giornalismo della Columbia University, sono ora a Londra, dove ho già trascorso un periodo e ora lavoro come reporter freelance. A cavallo tra i due mondi vedo le differenze e le diversità delle due Cities e ne delineo collegamenti, un po’ reali, un po’ solo nella mia mente. Per me in fondo casa rimarrà sempre la mia piccola Padova, ma London is home. E New York? It’s a state of mind.
RIGHT OR WRONG, IT’S MY PUB
La settimana scorsa, il mio amico Sid ha organizzato il suo party d’addio a New York, dove ha vissuto per l’ultimo anno, come me, studente di giornalismo alla Columbia University.
Dove celebrare degnamente la partenza dalla City of Blinding Lights? Tra tutti i locali disponibili a Manhattan, Sid non ha avuto dubbi: il pub 1020. Il posto, al 1020 di Amsterdam Avenue @110 Street, consta in una lunga stanza con bancone bagnaticcio, qualche tavolo, una micro area divani, un televisore muto costantemente sintonizzato sul baseball. Servizio ruspante, un proprietario dall’aria truce. Ma Sid ha spiegato nell’invito la sua scelta: “in fondo è qui che ho trascorso l’ultimo anno”.

Tutti abbiamo un pub così, un posto che di per sé non ha nulla di che. Non ci porteremmo i genitori, né un primo appuntamento, ma resta quello dove vogliamo rilassarci a fine giornata. E’ il nostro. A New York il 1020 è il “mio” pub. E’ il luogo dei primi happy hours appena all’inizio della scuola, lo scorso agosto. E’ il posto delle chiacchierate fino a notte con amici di una sera o per la vita. Quello delle birre – economiche! – dopo lezione, e per alcuni anche prima. Non entrerà mai in una guida Michelin, ma qui si trovano Brooklyn Lager a poco prezzo, grad students che parlano di giornalismo, senso della vita, o più spezzo solo cazzeggiano e fanno gossip.
E attraversato l’oceano? Nella mia patria d’adozione, Bethnal Green Road nell’East End londinese, il “mio” pub è il Misty Moon, al 456 della via. Chiariamoci, ancora una volta, non è assolutamente il più cool della zona, e nemmeno della via. A seconda dell’umore, delle necessità e delle frequentazioni potrei scegliere molti altri posti. Ma questo posto un po’ sgarruppato e dove ti servono a fatica, ha il suo fascino tutto particolare. Nella migliore tradizione dei pub londinesi il menù propone un mix di cibi british (fish&chips, per intenderci) e indiani, alcuni interessanti, altri vagamente sospetti. Con 10 pound si può mangiare – se proprio si vuole – e bere una pinta. Lo schermo è acceso costantemente su partite di calcio, il cui audio c’è in base all’estro del proprietario. La fauna è un mix di ragazzi di ogni nazionalità e autentici cockney, dalla parlata incomprensibile. Quando il tempo londinese lo consente c’è anche un giardinetto all’aperto.
Tipico pub inglese di quelli che non ci sono più e che, forse, non mancano a molti. Ma questo è il posto delle mie birre con gli amici, il posto dove ho trascorso un appuntamento finito nel gelo e disinteresse reciproco più assoluto – a ribadire il concetto che i “nostri” pub non dovrebbero essere mai posti da appuntamenti. E’ il posto dove, durante una semifinale di Champions League, ho assistito ad un’autentica rissa tra autentici ubriachi, autenticamente inglesi.
Al Misty Moon, come al 1020, una birra rilassante non manca mai. A New York e a Londra, questi sono i “miei” pub. Quali sono i vostri?
Alessia Pirolo


Lascia un commento