STELLE E STRISCE: Paolo Cognetti


Paolo Cognetti, scrittore italiano. E’ autore di New York è una finestra senza tende, Laterza, guida letteraria alla città di New York.

:: Carissimo Paolo, benvenuto su Nuok! Ma come mai tutti sognano New York? Io la sognavo perché sono cresciuto leggendo la narrativa americana. Percorrendola in lungo e in largo con l’immaginazione, New York nella mia testa aveva smesso di essere una città vera, ed era diventata il luogo delle storie. Come quel mondo parallelo, appena più scintillante di quello reale, in cui veniamo catapultati quando leggiamo le parole “C’era una volta”. Poi invece sono arrivato a New York, e sono stato investito dalla realtà come un treno in corsa.

:: Qual è il tuo posto preferito della città? Certi angoli di Brooklyn, specialmente quelli sull’acqua. New York è un enorme porto dismesso e camminando verso i moli ti dimentichi dei grattacieli per ricordarti dei vascelli inglesi, dei transatlantici pieni di emigranti, del veliero da cui Giovanni da Verrazzano avvistò queste isole cercando il passaggio a nord-ovest. Adoro il piccolo parco di Dumbo, chiuso tra i pilastri dei ponti di Manhattan e di Brooklyn. I vecchi moli di Williamsburg e Red Hook. E il lungomare di Coney Island.

:: Come è stato (e viene tutt’oggi) influenzato il modo di narrare in Italia dall’America? Non credo esista uno stile americano. Nei miei scrittori preferiti ho trovato davvero di tutto, dall’umorismo ebraico al realismo nudo e crudo del noir, dalla prosa ridotta all’osso di Hemingway e Carver a quella barocca dei postmoderni. Forse l’elemento d’unione è la centralità della storia. Lo scrittore europeo nel romanzo fa spesso filosofia: dei nostri classici ricordiamo le idee politiche e religiose, la visione del mondo, studiandoli più come intellettuali che come cantastorie. Ma raccontare una buona storia è il primo e unico compito di uno scrittore, e io cerco di ricordarmelo continuamente.

:: Che cosa importeresti in Italia da New York? E viceversa? In Italia da New York: oltre agli scoiattoli e al cheeseburger del Corner Bistro, forse la libertà intellettuale. Che si traduce in accoglienza verso le persone, tolleranza verso le idee, possibilità di vivere come ti pare. Dall’Italia a New York ben poco, nemmeno i soliti luoghi comuni come il cibo e il clima (a New York si mangia benissimo e io sono di Milano, perciò quando arrivo là comincio a respirare). Ah ecco, ho trovato: vorrei poter bere una birra in un parco senza essere considerato un criminale.

:: Abbiamo visto New York in tutte le salse nei film e nei serial. C’è qualcosa che non ti aspettavi e che ti ha sorpreso? Chi l’ha vista al cinema non ha idea di quello che si prova a New York. Che effetto fanno i grattacieli nei giorni di nuvole basse, come si sta sotto un portone mentre fuori diluvia? Per quanto siamo bravi a riprodurla e simularla, la realtà è sempre un’altra cosa. E’ la realtà che mi ha sorpreso, come potrei spiegarmi? E’ la stessa differenza che corre tra guardare Guerre Stellari e fare l’astronauta.



Commenti (1)

  1. [...] York è una finestra senza tende” nonché di alcuni documentari e di due raccolte di racconti, è già stato intervistato da Nuok a proposito della sua passione per la Big Apple. Quella di oggi non è un’intervista: Paolo ci propone una passeggiata attraverso il luogo che [...]

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