Mauro Suttora, giornalista e scrittore. E’ anche autore del libro No Sex in The City.
:: Benvenuto su Nuok, Mauro! Siamo rimasti affascinati dal tuo libro. Ma il tuo cuore da giornalista è definitivamente in America? Sono orfano di New York dal 1976, quando ci arrivai la prima volta sedicenne con una borsa di studio per un anno. E ora che sono tornato in Italia, dopo averci vissuto quattro anni da giornalista, corrispondente per Rcs (Rizzoli Corriere della Sera), continuerò ad esserlo per il resto della vita. Tutti noi siamo anche americani, grazie ai film e alla musica che ci piace.
:: Abbiamo visto New York in tutte le salse nei film e nei serial. C’è qualcosa nei primi tempi che non ti aspettavi e che ti ha sorpreso? Il senso di responsabilità che viene caricato su ogni individuo. C’è poca manna dal cielo, in America, per pigri e sfaticati. Devono lavorare come bestie, però se sono bravi vengono premiati. Anche lì ci sono figli di papà e raccomandati, ma molto meno che da noi.
:: Come mai noi italiani troviamo così affascinante la Grande Mela (e la Grande Mela è così affascinata da noi italiani)? Per i grattacieli, ma anche per le deliziose vie alberate con le townhouses. E noi siamo amati per cibo, moda, stile, eleganza, arte, bellezza: basta dire le parole “Positano” o “Cernobbio”, e il newyorkese ha un orgasmo.
:: Qual è il luogo comune più falso sugli americani? L’assistenza sanitaria. Che è già gratis sia per gli anziani, sia per i poveri. E gli altri se la possono pagare, visto che le tasse sono più basse che in Europa. Chi non lo fa non è stato previdente. Ma ora la riforma Obama ha risolto la questione. Anche se gli americani non accetteranno mai il concetto dello stato-mamma, come si è visto con l’opposizione alla riforma.
:: Ci consigli un posto meritevole per mangiare italiano a New York? Bar Pitti accanto a Da Silvano sulla Sesta avenue, al Village. E Baraonda sulla Seconda avenue, nell’Upper East.



Lascia un commento