STELLE E STRISCE: Leonardo Bonanni

-3:: Benvenuto su Nuok, Leonardo! Abbiamo letto molte cose su di te. Laureato in architettura alla Columbia University e ora dottorando al Mit Media Lab, ricercatore e insegnante di design ecosostenibile. Che cosa non sappiamo? Il mio percorso nel design e nel campo della ricerca nasce con uno stage presso la LOT-EKarchitecture (’97-’99) dei miei cari amici Ada e Giuseppe, due persone che per me sono state – e ancora restano – una vera ispirazione. Per quanto riguarda il restauro, mi ci sono appassionato a Firenze, l’estate in cui ho riparato alcune statue nel Giardino di Boboli. Si tratta di un lavoro che porto avanti ancora adesso qui al MIT, ma in via digitale, insieme a Maurizio Seracini (Firenze e Università della California San Diego). Qui al MIT, in particolare, ho trascorso quattro anni come inventore nella Cucina del Futuro del MIT, fra invenzioni più e meno geniali…

:: New York vs Firenze: chi vince? Che cosa importeresti in America dall’Italia, e viceversa? Per bellezza, cultura e cibo… Sono alla pari. In America c’è un’incredibile diversità di gente, e un mondo di opportunità per i giovani. L’Italia, d’altra parte, è leader in tutto ciò che è bello, con un potere contagioso sulle tendenze mondiali.

:: Tu sei uno dei nostri talenti italiani “in fuga” verso l’estero. Abbiamo chiesto a Oliviero Toscani se un giovane artista – oggi, in Italia – può farcela o è costretto a fuggire all’estero, e lui ci ha risposto così: “L’Italia è un paese cotto, di vecchi rimbecilliti, dove qualsiasi energia creativa è uccisa dalla ‘democrazia’. La creatività è stata tutta consumata, è esaurita.” Qual è la tua opinione e la tua esperienza? Avevo dieci anni quando la mia famiglia si è stabilita negli Stati Uniti, dunque la mia esperienza è limitata. Quello che ho capito lavorando in Italia è che l’innovazione c’è, ma troppo spesso manca accesso ai mezzi necessari per realizzare grandi idee. Qui al MIT non ci preoccupiamo della fuga di cervelli, semmai cerchiamo di attirarne sempre più dall’estero. Personalmente, sono un sostenitore dell’idea che l’innovazione richieda un investimento importante nei giovani e nella diversità.

:: Il tuo posto preferito nella Grande Mela? Sono tanti: il cortile del PS1 durante la ‘spiaggia’ estiva, il tramonto su Riverside Park, i ‘diorama’ del Natural Science Museum, i ‘loft’ di Williamsburg, Coney Island, uno spettacolo al Joyce, oppure alla BAM… Sono davvero troppi i miei posti preferiti a New York.

:: Il 25 febbraio – domani! – al McGraw-Hill Conference Center di New York, nell’ambito della Greener Gadget Competition, sarà premiato l’ideatore dell’oggetto più utile per l’ambiente. Tu sarai tra i giurati – unico italiano. Come sta andando questa esperienza? Far parte del mondo emergente della sostenibilità è entusiasmante: affrontiamo problemi importantissimi, e lo facciamo in maniera tale da favorire la nascita di idee e invenzioni. Spero che attraverso concorsi come la “Greener Gadgets Competition” riusciremo a provocare cambiamenti sostanziali nel design, nella fabbricazione e nel consumo dei gadget. Sono solo i primi passi, e mi fa onore poter dare un aiuto perché vengano mossi nella direzione giusta.

:: Progetti futuri? Stiamo lavorando giorno e notte alla piattaforma web Sourcemap.org, il primo strumento gratis e opensource per misurare l’impatto sull’ambiente di prodotti e servizi. È un sito rivoluzionario, in cui puoi scoprire l’origine di gadget, vestiti, mobili, cibi, e insieme conoscere il loro impatto, sia ecologico che sociale. La nostra speranza è che diventi una sorta di Youtube per tutto cio che è ‘verde’ – un foro per un aperto scambio di dati e strategie per un futuro sostenibile.



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