Giulio Perrone è l’editore di Giulio Perrone Editore casa editrice romana che ha fondato, nel marzo 2005, insieme a Mariacarmela Leto, con lo scopo di creare una nuova realtà letteraria e culturale, sulla scia delle case editrici indipendenti capitoline affermatesi negli ultimi dieci anni. Punti cardine del progetto sono l’attenzione estrema per la qualità dei testi proposti, la cura per la veste grafica e una contaminazione fra arti e linguaggi che esplori le molteplici possibilità del fare cultura.

:: Com’è stata la prima volta a New York?
Ci sono stato nel giugno del 2007 per il Bookexpo America. L’idea era quella di passare tre/quattro giorni chiusi in fiera per stabilire rapporti con gli editori americani, acquistare e vendere diritti di libri; alla fine però si è trattato soprattutto di una scusa per girovagare quasi dieci giorni nella Grande Mela. La cosa sorprendente di New York è che sogni tutta la vita di andarci e poi ti rendi conto che per certi versi questa città così folle, convulsa e accesa 24 ore su 24 è proprio come te l’eri immaginata. Se cammini sulla 5° Avenue sembra di essere in una puntata di Sex and the city, se giri la notte in certi quartieri temi di trovarti in una di CSI o di LAWandORDER. Insomma ti senti quasi al centro di un film pur camminando in una città che è, forse, l’unica dove in fondo è difficile essere notati perchè tutto è concesso e non fa più scalpore.
:: Il posto che ti ha maggiormente colpito?
Per ragioni profondamente diverse mi hanno colpito Ellis Island e Broadway. Nel primo caso mi sono sentito profondamente immerso nella tragedia che ha colpito migliaia e migliaia di persone e ho riflettuto profondamente su quanto è ridicola la posizione di certi politici (del NORD) nei confronti dell’immigrazione. Sembra quasi che si vogliano vendicare, risultando però anacronistici, di una storia che ci ha visti invasori prima ancora che invasi. Tra l’altro è stata molto particolare la sensazione di entrare in quei luoghi così perfettamente descritti dal romanzo Vita di Melania G. Mazzucco. Un caso veramente eccezionale di capacità di trascrivere sulla pagina scritta sensazioni, visioni, odori addirittura di un mondo apparentemente così lontano da noi.
Brodway invece è qualcosa di indescrivibile se non ci si è mai stati. Non credo che in Italia ci sia qualcosa di paragonabile e se per puro caso, come tra l’altro è capitato a me, si inizia a vedere New York partendo da lì c’è il rischio di pensare ad una città profondamente diversa da quello che è realmente. Però penso che quella confusione di luci, movimento, immagini che si sovrappongono sia al tempo stesso una cosa impossibile da dimenticare.
:: Quello dove tornare sicuramente?
Se tornassi a New York penso che mi piacerebbe soprattutto viverla nel suo scorrere normale di città. Per questo credo che mi stabilirei al Village che è il quartiere che mi ha colpito di più e che mi sembra più in movimento per quello che riguarda non solo l’arte, ma anche la vita sociale delle persone. Prenderei quello come punto di partenza per girovagare qua e là cercando di percepire le atmosfere e i ritmi, parlare con le persone e provare quindi ad essere newyorkese per un po’.
:: Come hai cominciato i primi passi nel mondo editoriale?
Il mio passato pre-editoriale appartiene alla radio dove, grazie ad una rubrica dedicata ai libri, ho potuto conoscere scrittori, giornalisti, uffici stampa e anche editori. La passione si è accesa così anche se l’incontro decisivo è stato quello con Mariacarmela Leto che sarebbe diventata poi mia moglie e con cui ho deciso di iniziare questa sorta di piccola follia: aprire una casa editrice. Da allora, ovvero dal marzo del 2005, sono successe tantissime cose che è quasi impossibile riassumere. Penso che, in fondo, come in ogni altro settore, contino soprattutto gli incontri con persone che ti stimolano, ti aiutano a crescere e per certi versi ti cambiano la vita. Penso a Walter Mauro, a Dacia Maraini, a Ugo Riccarelli, a Julia Baird e a Paolo Poli tanto per fare dei nomi. In modo diverso sono stati tutti artefici di qualche cambiamento importante, di qualche passo che ci ha consentito di diventare quello che siamo oggi.
:: I traguardi più soddisfacenti?
Ce ne sono stati tanti in realtà. La prima volta che il Venerdì ci ha dedicato cinque pagine per un libro (la biografia di Maria Callas), Paolo Poli intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa e il libro la settimana successiva nella classifica dei più venduti, i premi letterari e i riconoscimenti ottenuti da alcuni autori, il primo nostro libro in vetrina da Feltrinelli. Tante emozioni diverse anche se poi la soddisfazione più grande te la danno gli scrittori che scopri. Scovare il talento e cercare di farlo maturare, emergere e poi conoscere; in fondo è questo uno dei punti fondamentali del nostro lavoro. Un esempio? Giuseppe Aloe che considero uno dei migliori autori italiani e che, piano piano, sta raccogliendo molti consensi. Per fortuna ancora per un po’ avrò il privilegio di leggere i suoi libri prima degli altri.
:: Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il progetto più ambizioso è quello di continuare a crescere e a soddisfare un pubblico di lettori, si spera, sempre più grande. Per fare questo lavoriamo tutti i giorni cercando in Italia e all’estero romanzi di qualità, biografie, libri che possano raccontare storie, ma anche lasciare qualcosa di profondo in chi li legge. Vecchie sfide che continuano nel tempo, ma anche nuove avventure come quella di Perrone LAB, marchio editoriale creato due anni fa, con cui cerchiamo di dare spazio ai migliori autori esordienti in circolazione. Una casa editrice che fa dello scouting e della ricerca incessante di talenti il suo principale obiettivo. Non contenti, poi, dall’autunno ci occuperemo anche di saggistica universitaria con la collana SAGUNI diretta dal nostro autore e collaboratore, Giorgio Nisini.


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