
Il romanzo di Martini ha nell’ingannevole titolo, New York. Quasi un pretesto, che fa da tramite al racconto, per parlare di una fuga spirituale da una situazione tragica vissuta come travaglio dall’autore. Fausto Maria Martini ebbe molta popolarità fra gli anni venti e trenta del secolo scorso, in quanto romanziere, uomo di teatro e giornalista. Fece anch’egli parte dei “Poeti Crepuscolari”.
Questi poeti descrivono in versi la banalità del quotidiano, il futuro non è importante, la tradizione viene esaltata, e una perenne insoddisfazione viene placata con l’isolamento dal mondo. In questo romanzo, Martini racconta lo stretto legame tra amici appena ventenni che, in seguito alla morte di Sergio, decidono di partire per New York. Sergio è Sergio Corazzini, grande poeta crepuscolare, famosissimo il suo “Piccolo libro inutile”, morto giovanissimo di tisi. Questo accadimento destabilizza il gruppo di amici, e la partenza per l’America ha il senso di sfuggire alla morte per cercare le ragioni di vita.
La descrizione di New York in effetti è sommaria, sono gli stati d’animo che prendono spazio. I tre amici partono dall’Italia con grandi sogni; gli studi e la poesia come ragioni di vita. Si ritroveranno in terra straniera a fare i lustrascarpe, in una grande città, poco ospitale, ma sarà di stimolo per la loro crescita. Un’iniziazione per essere uomini.
Romanzo
Si sbarca a New York
Fausto Maria Martini
Salerno Editrice


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