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Renzo Piano secondo me: il parere di un architetto.

20 marzo 2010


foto di ScooteRoo

Per rendere giustizia al nostro connazionale Renzo Piano, ho ritenuto doveroso raccogliere l’opinione di qualcuno per cui l’architettura è uno state of mind.
Nicolò Spinelli sta terminando il corso di laurea specialistica in Landscape Architecture al Politecnico di Milano, conosce ogni gioiello architettonico della City -e non- e ha risposto alle nostre domande con preparazione, sensibilità e profonda passione per questa forma d’arte concreta.
::Due parole: Renzo Piano.
Innanzitutto bisogna premettere che Piano si è laureato al Politecnico di Milano, il che è riconoscibile in ogni suo progetto e, teoreticamente parlando, significa che le sue architetture si fondano sempre su due concetti chiave: memoria e tecnologia -il secondo si è poi trasformato in “sostenibilità”-.
Piano è un architetto a 360 gradi in quanto riesce sempre a conciliare tecnica con pratica, disciplina con arte, cosa che ben pochi -incluse le Archi-star del momento Gehry, Hadid ecc- riescono a fare.
La sua più grande abilità è quella narrativa: ogni suo progetto esprime in modo chiaro una “narrazione” di contenuti che stanno alla base del disegno. Esteticamente parlando, il suo linguaggio architettonico si può riassumere in una frase: esprimere al meglio la tecnologia nel modo più “timido” possibile. Ogni suo edificio è come se a prima vista ti raccontasse come funziona, mantenendo allo stesso tempo leggerezza sia nelle forme che nei materiali. Non a un caso è un italiano e -modestia a parte- noi italiani di bellezza ce ne intendiamo abbastanza…
I materiali, gli ordini compositivi, i caratteri tipologici sono sempre elaborati in modo tale che Piano riesca ad inserire armoniosamente le sue architetture nel contesto circostante e questo lo si può raggiungere giustamente e solamente attraverso un processo narrativo fatto di storia, memoria, natura ecc.
Se volessimo riassumere la sua estetica in 3 parole: continuità-finezza-tecnologia.


foto di Megakewl

::The New York Times building: guardi e racconti.
Personalmente lo trovo eccezionale! Leggero e trasparente, si inserisce nel contesto newyorkese senza creare alcun genere di impatto.
E’ incredibile come, a differenza della maggior parte degli altri grattacieli che sono chiusi in se stessi, questa struttura riesca ad aprirsi alla città nei primi piani. A piano terreno infatti l’edificio presenta una piazza interna, lo spazio diventa così permeabile, il pubblico si con-fonde con il privato. Questa permeabilità è riscontrabile anche nella sua elevazione dove una modularità di vetro extra-chiaro ed elementi tubolari orizzontali costituiscono una sorta di doppia pelle dell’edificio, geniale in termini energetici.
Esteticamente semplice ma non minimal, fine ma non moderno e, tocco finale: in cima, la doppia pelle prosegue oltre l’edificio, un trucchetto di nonno Renzo per accrescere la sensazione di leggerezza e verticalità.
Per concludere, un grande progetto, timido e neutro nei colori, ma allo stesso tempo espressivo e innovativo sia dal punto di vista tecnologico che da quello abitativo.
Pochi oltre a Piano riescono in questo!

Valentina Locatelli

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