Posi sbarca a New York

:: Ciao Posi, benvenuta su Nuok! Ci racconti brevemente di te?

A 13 anni ho composto il primo demo. Da quel momento non ho mai smesso di vivere con la musica. Il mio passato musicale, caratterizzato da sonorità rap, urban, è confluito successivamente, qualche anno fa, in un percorso più elettronico, mantenendo alcune peculiarità tipiche della mia modalità di scrittura. Scrivere è la mia psicoterapia. Fare musica è il mio modo per fuggire altrove. Con la mente prima di tutto.

:: Come è nata questa esperienza newyorkese? Come la valuti?

E’ nata per caso! L’ho definita un segnale del destino, dopo anni di intenso lavoro e fatiche per l’ultimo disco. Sono molto fatalista, credo nel karma, e credo che sia arrivata al momento giusto, in un periodo di vita maledettamente giusto. (NdR: anche al Northside!)

:: Quali differenze hai trovato nel fare musica in Italia e a New York?

In Italia la musica è ancora schiava di troppi stereotipi, che fanno vivere in “cattività” gli artisti italiani. In Italia il metro di misura sono gli artisti creati in serie dai reality show, o i nomi altisonanti sulla scena da oltre 30 anni. Non c’è una controproposta che possa permettere a un egregio e rispettabilissimo background nella realtà indie di uscire allo scoperto. Le solite mafie, i soliti cavilli, insomma, come canto in una mia canzone: Cliche’. A New York invece e’ stato molto molto diverso. Lì non importa da dove arrivi, che etichetta discografica hai, quanti dischi hai venduto, a chi stai simpatico e a chi antipatico. Lì importa salire su un palco e trasmettere energia. Una volta che sali su un palco di Manhattan o Brooklyn, l’unica cosa che devi fare è fare musica, e farla bene. Il resto non ha importanza. In Italia in questi ultimi tempi sembra invece l’esatto opposto.

:: Hai consigli per chi sta partendo alla volta di NYC per fare musica?

Studiate, studiate, e applicatevi alla musica nel modo piu’ genuino possibile. Chi pensa di andare in America a fare la star, si sbaglia. In America esiste ancora un bel concetto di Jam Session, stare in un posto per la goduria della musica, e diversi artisti che mischiano il proprio suono in una fusione che e’ vita pura! Noi per le date americane ci siamo preparate per settimane, con nuove strumentazioni e modalita’ di approccio alle canzoni!

:: Quali sono i tuoi artisti di riferimento in Italia? E a NYC?

In Italia sono fedele alle parole regalate da un Italia vecchio stile: Guccini, Vanoni, Gaber, Conte. Ma se dovessi trovare in questo periodo un artista italiano che mi travolge, sarei in difficolta’. Per quanto riguarda la scena americana in generale, adoro Peaches, Feist, Sleigh Bells, Cold Cave, e una serie di altri!

:: Qual è la cosa che più ti ha stupito la prima volta che sei stata a NYC?

Ero gia’ stata parecchie altre volte a NYC, e come quest’ultima volta mi sono ripromessa di tornarci in tempi strettissimi. Più di ogni altra cosa mi ha stupito la sensazione di libertà. I momenti senza tempo. La velocita’ con la quale cambiano i luoghi. In particolar modo, durante quest’ultima esperienza, sono stata colpita dal Gay Pride, e dallo sfilare apertamente di “autorità” gay quali Vigili del Fuoco, Poliziotti, politici, insieme a famiglie, anziani, bambini. La sensazione di tranquillità, gioia, ed entusiasmo che ho respirato durante il Gay Pride di NYC, è difficile da spiegare. Era una festa, non un’ostentazione. Ti trovavi lì in mezzo, ed avevi voglia di ballare, divertirti e condividere. Queste cose insegnano molto. Noi italiani avremmo molto da imparare da una realtà americana così eclettica.

:: E infine, qual è il tuo posto preferito a NYC? E quello che ti piace meno?

Ogni anno stilo una classifica diversa. Perchè adoro ogni parte di NYC per ragioni differenti.Questa volta la mia preferenza è per Coney Island, per atmosfere e ricordi di un’indescrivibile alienazione dal reale, ispirazione, e la sensazione di sentirsi a casa. Quello che mi piace meno è la parte alta della Fifth avenue, quella presa d’assalto per lo shopping di massa. Ecco quella zona mi ricorda molto la caoticità del centro di Milano.

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Commenti (4)

  1. Alice Landi

    Grandissima Posi! MEGA RESPECT!!!

  2. [...] mi ha detto che trovandosi a scegliere ha preferito venire a vedere 3 gruppi italiani (SERPENTI e POSI oltre a noi) che forse non avrebbe mai più avuto l’occasione di vedere piuttosto che i Liars [...]

  3. [...] – a popular Italian blog about NYC – has interviewed LE-LI, Serpenti and POSI, as well as me! Once again, if you understand Italian you’ll enjoy these interviews MUCH [...]

  4. [...] Lo scorso anno, grazie agli amici di Frestyl, la musica italiana aveva tre rappresentanti: Posi, Serpenti e Le-Li. Già nel 2010 gli eventi collegati al festival erano tantissimi – [...]

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