
Olimpia Zagnoli. The New Yorker, December 2008.
:: Benvenuta Olimpia! Raccontaci in breve di te! Mi chiamo Olimpia Zagnoli e sono un’ illustratrice. Ho 25 anni e vivo a Milano, ma cerco di tornare a New York il più spesso possibile.
:: Quali sono i tuoi rapporti con l’America? I miei rapporti con l’America al momento sono lavorativi e affettivi. Ho avuto modo di lavorare con alcuni clienti importanti come il New York Times e il New Yorker e ho tanti cari amici che vivono lì.
:: Abbiamo avuto modo di vedere alcuni tuoi lavori per il New Yorker, come nasce questa collaborazione? La collaborazione con il New Yorker è cominciata per caso. Un giorno ero nell’ufficio di Steven Guarnaccia (illustration chair at Parsons) e gli stavo raccontando la mia storia e il mio percorso come illustratrice, quando mi ha chiesto con chi mi sarebbe piaciuto lavorare di più e io ho risposto “The New Yorker”! Qualche ora dopo ero nell’atrio del palazzo Conde Nast a Times Square dove ho incontrato Max Bode, l’art director del New Yorker e qualche tempo dopo abbiamo cominciato a collaborare.

Olimpia Zagnoli. Illustrations for The New York Times Op/Ed Page.
:: Come cambia la professionalità tra America ed Italia nel tuo campo? Purtroppo (per gli italiani) la professionalità tra America e Italia è senza paragoni. In Italia mi è capitato di scrivere centinaia di mail, fare telefonate, spedire materiale promozionale e non ricevere mai una risposta. In America ho mandato una decina di mail, ho avuto degli appuntamenti fissati nel giro di una settimana e ho quasi sempre finito per lavorare per il cliente con cui avevo avuto l’incontro.
:: Che cosa importeresti dall’America nel nostro paese? E viceversa? Dall’America importerei una certa quantità di snacks e bevande e il concetto di meritocrazia. Dall’Italia esporterei la focaccia e l’arte di sapersi arrangiare.



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