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Oggi a New York: Monia Lippi

21 aprile 2010

:: Benvenuta su Nuok, Monia! Che cosa vuol dire New York per un artista? New York è una grande esperienza, ma soprattutto vivere vicino, a contatto con tanti altri artisti internazionali, con diversi backgrounds, diverse culture. Oltre al fatto di vedere il lavoro di tanti altri artisti e proprio condividere un stile di vita che si inventa ogni giorno tra il sogno e il bisogno di confrontarsi soprattutto con se stessi e i propri simili venuti da lontano. Si classifica come città delle opportunità ma, la vera oppotunità e di imparare molto, solo nell’osservare il dimamismo della vita che questa città ha e ti richiede, ma che dona molte belle sorprese. E’ una città veloce, ma non caotica e c’è sempre qualcuno che, anche di fretta, fa sempre un sorriso amichevole. Vivere a New York è anche faticoso, ma la cosa che da forza è l’energia, la positività e il coraggio di tanti altre persone che riecono a sviluppare ed avere diverse esperienze in qualcosa che in altre luoghi potrebbero solo sognare, in questa città può accadere. Qui ci sono mestieri e professioni che non si possono neanche immaginare, solo pensando alla fotografia, al cinema, alla musica che si incontrano, si aiutano e si fondono creando tanti piccoli spazi per incredibili professioni che girano intorno a questi mondi.

:: Che cosa ha in più rispetto a tutte le altre città del mondo? La sua bellezza e la sua energia, che si legge nell’attitudine di tutte le diverse persone, qualcosa che li rende tutti comunque complici, perchè la prima domanda è: “Da dove vieni? Perchè sei qui?”.
La curiosità dell’individuo come probabilità di miglioni di diverse combinazioni che non conosciamo e ci arricchiscono e connette le persone soprattutto per la loro diversità.
Di New York amo la sua geografia; il suo cuore è formato da una grande isola di specchi, circondata da altre più piccole. Amo la grande presenza dell’acqua e adoro saltare dal corpo al cuore e dal cuore al corpo di New York attraverso i suoi lunghi arti. Mi piace la senzazione che in molti punti la città finisce e si vede spesso l’acqua, così non ci si sente persi in qualcosa di troppo grande. Il suo cielo energetico e la sua rapida luce non e mai uguale ed è imprevedibile, proprio come la sua città, un po’ pazza, ma non cosi pericolosa come si pensa!

:: Esiste ancora il sogno ed il mito americano? Sicuramente molto meno di tanti anni fa’, soprattutto in questo periodo economico. Se prima la ragione econimica era un forte motivo per andare in America, ora lo è molto meno, anzi vedo molte persone andarsene. Ma non è ovviamenta l’unica ragione che attrae ancora le persone in America o in una città come New York. L’America contiene sempre quel po’ di pazzia dove tutto è possible e ciò attira sicuramente un certo genere di persone, soprattutto i giovani, per piacere o bisogno, a trovare un luogo possible, per qualcosa forse di forse impossibile nel loro paese.
Altre belle metropoli hanno un richiamo internazionale allo stesso livello di New York, ma questa città continua ad invitare tante persone a venire, a rimanere, a sognare e per molti a ripartire per poi forse tornare ancora. Tutto ciò sempre attraverso i suoi incredibili ponti.

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori e nel tuo modo di vivere la fotografia? Dopo 5 anni a Parigi ho deciso di venire a vivere a New York perchè mi interessava anche visualmente oltre che come esperienza. Appena arrivata ho iniziato a fotografare Brooklyn di notte; architetture urbane decorate all’esterno di “affreschi” del 2000 senza religione. Silenziosi angoli deserti o con una ormai rara vecchia macchina, magari rosa, illuminata da luce cinematografica di strada.
Sono interessata particolarmente all’architettura, qui sempre in trasformazione nei diversi quartieri che cambiano con l’arrivo di diverse persone, come artisti che hanno bisogno di spazi per lavorare e cosi la loro presenza e spostamento ne lascia una visibile traccia. Così spazi industriali diventano loft quasi chic e questa metamorfosi di New York non è altro che il riflesso di una mentalità sempre in trasformazione per il bisogno e la fantasia di certe persone che è sicuramente data anche da una innovativa attittudine classica di New York.
Ma sono sempre stata interressata a certi aspetti un po’ unici dell’America, connessi sempre anche all’architettura, come espressione di stile di vita, infatti ho anche sviluppato un progetto su una comunita’ di persone che vivono su case galleggianti sul fiume Mississsippi in Minnesota. Comunque l’America ha sempre i suoi immensi affascinanti spazi dove sempre qualcosa di un po’ pazzo succede!

:: Hai artisti di riferimento americani? Si, soprattutto i fotografi che lavorano con grande formato, come Joel Sternfeld, Steven Shore, Richard Misrach, Robert Adams, Alex Soth, Taryn Simon, Jastine Kurland ma naturalmente anche William Eggleston, William Klein, Garry Winogrand e tanti altri.

:: Il tuo posto segreto nella Grande Mela? Il luogo che preferisco è forse il mio “roof”. Abito a Brooklyn vicino all’acqua e lassù è un luogo silenzioso. Si vedono le nuvole correrre, che creano una luce e una coreografia sempre diversa dell’isola di Manhattan proprio difronte, con I suoi lunghi ponti che si illuminano al tramonto insieme alla città. Tutte quelle luci colorate mi fanno pensare che sia sempre Natale! Manhattan mi sembra una lunga foresta natalizia, di alberi di vetro.
Poi guardo giù dal dodicesimo piano e vedo tanti piccoli omini neri con grandi cappelli e calzini bianchi e mi sembra di essere in Israele. Poi all’orizzonte il largo fiume ha colori e sfumature sempre diverse.
Infatti mi piacciono i tetti, dove si possono scoprire nuovi punti di vista di questa città, che ha grandi e unici spazi anche lassù in alto, vicino alle veloci nuvole.

:: Progetti in corso? Cerco di continuare sempre i miei notturni in Brooklyn e di viaggiare più spesso che posso integrando diversi progetti che con il tempo prenderanno forma, anche se l’America è stata fotografata talmente tanto e bene che non è facile, perchè anche se ha una fotogenia incredibile, si corre il rischio di ripetersi in una classica iconografia americana. Comunque anche visualmente l’America sta cambiando velocemente e perdendo forse un po’ di fascino, per la perdita di certe tracce di un passato un po’ estroso, originale e fotogenico, ora veramente è tutto molto nuovo. Infatti non si trovano neanche più delle vecchie simpatiche macchine colorate. Ma comunque, forse in maniera meno appariscente, si trova sempre in qualche spazio o angolo qualcosa di interessante tra il nuovo e il “vecchio”, ma sicuramente sempre qualcosa di un po’ pazzo!

Link
www.monialippi.com

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