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Oggi a New York: Marco Gallotta

14 marzo 2010

Marco Gallotta nasce in Italia nel 1973 e inseguendo la sua passione per l’arte contemporanea, approda a New York nell’estate del 1998. E’ qui che Marco trova la sua ispirazione tra le tante sfaccettature dei diversi movementi artistici presenti a New York. Marco inizia il suo viaggio artistico frequentando il Fashion Institute of Technology (FIT) dove ottiene una laurea in General Illustration e una specializzazione in Fashion Illustration. Pochi mesi dopo, i suoi lavori vengono selezionati per una mostra dalla galleria S.E.E.D situata nel celebre quartiere di DUMBO nel cuore di Brooklyn. Oggi, dal suo studio di Harlem Marco continua a dipingere e a lavorare come illustratore freelance. La lista dei suoi clienti include nomi come la Nike, Le Nazioni Unite, Radio City Music Hall, Il New York Stock Exchange ed Il famoso compositore italiano Ennio Morricone. Ecco l’intervista di Nuok a questo bravissimo artista!


:: Benvenuto su Nuok, Marco! Che cosa vuol dire New York per un artista? Che cosa ha in più rispetto a tutte le altre città del mondo? New York è un luogo affascinante dalle mille sfaccettature artistiche. La vasta rete di movimenti culturali fa di questo posto il fulcro centrale dell’arte mondiale. Ad un micro livello, New York per un artista come me rappresenta un luogo dove è possibile immegersi nei sottostrati della cultura urbana per trarne ispirazione…

:: Esiste ancora il sogno ed il mito americano? E’ difficile descrivere il sogno americano, anche se per molti significa il raggiungimento dei loro sogni e speranze attraverso un percorso tradizionale. Il sogno americano è comunque soggettivo e per un artista in particolare può avere vari significati. Nel mio caso, la possibilità di creare tutto ciò che detta la mia passione, al di là di ogni vincolo commerciale è il raggiungimento del sogno.

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori e nel tuo modo di vivere l’arte? New York è una forte fonte di ispirazione per i miei lavori. I personaggi che rappresento traggono spesso spunto dalle persone che tutti i giorni popolano le strade dei mille quartieri della citta o di quelle che viaggiano nelle viscere di New York in una metropolitana sempre affollata. L’architettura newyorkese è anche spesso presente nei miei lavori. Sono in particolar modo affascinato dalle cosidette “water towers“, antichi serbatoi dell’acqua che spuntano come funghi sui tetti dei palazzi.

:: Hai artisti di riferimento americani? Al di la degli espressionisti austriaci, alcuni nomi tra i più grandi artisti americani hanno di certo influenzato il mio modo di fare arte: la semplicità e la crudezza delle tele di Basquiat, i colori vibranti e le forme geometriche delle opere di Rothko e le qualità grafiche delle cosidette “icone simbolo” di Andy Warhol.

:: Ci consigli una buona galleria d’arte a New York? Sono spesso in giro nel quartiere di Chelsea dove si trovano tutte le maggiori gallerie. Spesso visito White Columns, uno spazio espositivo alternativo, che oltre ad esporre opere di giovani artisti, offre anche una sorta di portfolio digitale di artisti emergenti che viene consultato da curatori.

:: Il tuo posto segreto nella Grande Mela? Nel quartiere Dumbo a Brooklyn, tra i ponti di Brooklyn e Manhattan, è nascosta una piccola “spiaggia” sulle sponde dell’Harlem River circondata da vecchi depositi costruiti con mattoni a vista, e sui quali sono ancora visibili i resti di antichi messaggi pubblicitari dipinti a mano. Un posto tutto mio dove mi piace ritrovare me stesso.

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