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Oggi a New York: Laura Caparrotti

26 aprile 2010

:: Benvenuta su Nuok, Laura! Ci racconti brevemente che cosa ti ha portata negli Stati Uniti?

Permettetemi una premessa. Nel corso degli anni, da italiana a New York, sono stata spesso raggiunta da interviste sulla vita degli italiani nella Mela o comunque negli Stati Uniti. Mentre scrivo questa risposta, per la prima volta, rivedo, risento le mie risposte del passato e come si sono modificate nel tempo. Non so bene cosa mi abbia portato qui, ogni tanto me lo chiedo, perchè stare lontana da mia madre, dagli amici, da una vita sicuramente più comoda e tranquilla, non è cosa facile, anzi, alle volte pesa, soprattutto quando senti le voci dall’altra parte dell’oceano che tremano o che sono tristi o malate. Sicuramente ho voluto lasciare un ambiente, quello teatrale, romano e non, che mi andava molto stretto. Ho voluto provare me stessa, senza dirmelo e senza confessarlo a nessuno, anche se pare che tutti quelli che mi stavano attorno avevano capito che non sarei tornata. Ho fatto un qualcosa che allora mi sapeva un po’ di codardo… ora mi rendo conto che invece è stata una mossa molto coraggiosa, quasi incosciente direi. Il fatto vero e proprio si racconta in breve. Venni nel 1993 per una vacanza-studio e rimasi folgorata da New York. Dopo tre anni di continui viaggi a New York e anche negli Stati uniti (non potevo credere di essere così follemente innamorata di questa città), ho deciso di provare a venire a lavorare in un teatro Off-Off, un teatro che facesse produzione molto diverse da quelle a cui ero abituata. Mi riuscì: venni chiamata dal Kitchen, teatro che ancora esiste sulla 19ma strada e 10ma avenue, teatro che e’ stato un tempio della sperimentazione mondiale e che ha visto nascere personaggi e gruppi tipo Mabou Mines, Laurie Anderson, Philip Glass e così via. Tutto questo accadeva nel 1996… pensavo di rimanere 9 mesi… e sono ancora qui!

:: Come cambia l’approccio al teatro tra America ed Europa?

Potrei dirti semplicemente che qui è considerato una professione, mentre da noi un hobby non meglio identificato a cui possono partecipare tutti, senza scuola o talento. Però trovo che qui, a parte grandissimi talenti, capaci di fare qualsiasi cosa, c’e’ una certa rigidità soprattutto a livello Broadway, vale a dire a livello molto commerciale. Gli spettacoli più interessanti alla fine sono Off e soprattutto Off-Off. C’e’ da aggiungere che il pubblico, anzi soprattutto quello, ha un approccio diverso col teatro. Qui vanno a teatro; è considerato parte della formazione di una persona, parte della vita di un adulto come di un bambino. Sono interessati, curiosi, magari pieni di stereotipi, ma vanno a teatro, contenti di andarci e pronti ad accogliere qualsiasi tipo di spettacolo. In Italia è meglio che non dico come va col pubblico, altrimenti m’intristisco troppo!

:: Che cosa importeresti in Italia da New York in campo artistico?

Sicuramente il teatro politico o anche vagamente tale. Mi ricordo che proprio quando lavoravo al Kitchen parlavamo spesso con i miei colleghi americani di quanto in Europa si parlasse più di politica a teatro. Qui se qualcuno fa politica, viene etichettato come teatro politico e in qualche modo finisce di fare solo quello (come ad esempio il Culture Project, tanto per citarne uno). In Italia no, in Europa probabilmente no. La politica e i temi sociali fanno più parte della vita quotidiana e dunque arrivano più facilmente in teatro. Importerei anche certi attori e attrici e registi (e scenografi e direttori delle luci e compositori). In Italia c’e’ una gran bella creatività… peccato che non trovi modo di esprimersi!

:: La prima immagine che ti viene in mente se diciamo New York.

E’ la mia altra casa, non la seconda, non la prima, l’altra. Ricordo la prima immagine che ebbi entrando nella mia stanza del college dove stavo (accanto alle Twin Towers…), il 4 luglio 1993, primissima volta a NY e negli Stati Uniti. Era il tramonto e allora da lì si vedeva il NJ… mi ricordò i tramonti che ancora vedo in Calabria e mi sentii immediatamente a casa… e mi ci sento ancora…

:: Un giovane artista, oggi, in Italia, può farcela o è costretto a fuggire all’estero?

Non lo so. Dopo anni sono arrivata alla convinzione che se uno vuole, ce la fa ovunque sia, a Roma, a New York o a Pizzo Calabro… forse! In Italia è sicuramente più lungo il percorso e più contorto. Bisogna adattarsi, intrufolarsi, fare a gomitate e conoscere. Qui a New York bisogna avere una bella dose di convinzione e di faccia tosta, condita da molta educazione e dalla forza di sapere dove si vuole arrivare, e che si può arrivare dove si vuole! Sicuramente, a New York, come forse in molti altri posti al di fuori del proprio paese, ci si sente più liberi di essere se stessi, ci si sente più bravi a fare tutto e la meravigliosa dote tutta italiana di arrangiarsi esce fuori completamente. Ti dico solo che io a New York ho cominciato a fare lavori o a essere coinvolta in avventure che ancora mi sorprendono. Ad esempio, qualche mese fa sono stata nominata segretaria del Roma Club New York. Domenica scorsa, mentre vedevamo la partita insieme ad altre 100 persone presso la sede – il ristorante Sora Lella NYC – un ragazzo di Roma, di passaggio a New York, mi ha mostrato un foglietto in cui si era appuntato che Laura Caparrotti era la segretaria del club. Ho sorriso e scosso la testa perché mai mi sarei immaginata che qualcuno mi avrebbe cercata come segretaria del Roma Club… Only in NY!

:: Il tuo posto preferito segreto nella Grande Mela?

Beh, se e’ segreto, allora non ne devo parlare, altrimenti il segreto finisce! Ce ne sono vari e amo condividerli con gli amici quando vengono dall’Italia. Purtroppo con la vita frenetica che faccio, raramente vado in alcuni di questi posti. Comunque, i primi che mi vengono in mente sono la passeggiata che va dall’World Financial Center a Battery Park, la Casa Italiana Zerilli-Marimò (24 W 12 street) con cui spesso collaboro, dove amo passare il mio tempo (consiglio una visita al giardino italiano) e che sento davvero come casa mia, anche perché meravigliosamente diretta dal mio magnifico amico Stefano, la steakhouse Knickerboker che fa le migliori bistecche della città e non e’ frequentata da turisti (vediamo di non spargere la voce…), il mio soggiorno, da cui si gode una vista bellissima della città soprattutto al tramonto e il mio terrazzo, anzi rooftop che d’estate diventa la mia spiaggia e il mio mare e su cui amo passare ore intere in pieno relax. E poi New York, tutta… tranne alcuno quartieri o zone, come la 42ma strada e Times Square, che proprio non riesco a farmi piacere neanche un po’!

Link
www.kitheater.com

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