Oggi a New York: Giuliana Bona

:: Benvenuta su nuok, Giuliana! Ci racconti di te brevemente e del tuo percorso artistico?

Provo a raccontare qualcosa di me e del mio lavoro, anche se nel mio sito ho cercato di spiegare che fatico ad esprimere a parole quello che sto facendo come pittrice. Posso solo dire che essendo anche architetto (mi sono laureata al Politecnico di Milano con una tesi sul linguaggio) gli elementi architettonici – cioè le costruzioni, le finestre, i pieni e i vuoti – sono i soggetti che mi interessano sviluppare. Volendo essere del tutto sincera, la città come soggetto dei miei quadri a volte è solo un pretesto per ripetere all’infinito degli elementi basilari, che poi vanno a comporre il quadro. Penso che solo esasperando certe forme – come il cerchio o il quadrato – si possa cogliere quel senso di frustrazione ed impotenza che spesso ha l’uomo quando vive nelle grandi metropoli.

Nei miei quadri ci sono due cose che ritengo importanti. La prima è la superficie di gesso, che crea una base disomogenea e che da un senso di matericità al quadro, la seconda è la linea di colore che sulla superficie ruvida del gesso non può essere controllata. Penso che quello che sto cercando di esprimere sia l’impossibilità di controllare la nostra esistenza. Noi tutti cerchiamo di costruirci una vita sensata, di fare progetti, a volte passiamo mesi, anni, ripetendo sempre le stesse azioni. Ma in mezzo a tutto questo c’è l’imprevisto, che crea qualcosa di magico.

Città e Alberi 2009

Le “gemme”, come le ha definite un mio carissimo amico, che si trovano nei miei quadri sono appunto quei minuscoli dettagli che si distinguono dal resto del quadro (composto per la maggior parte dalla ripetizione di finestre o di alberi o semplicemente di linee) e che indicano il momento magico. Dettagli che io non progetto di fare, ma che emergono improvvisamente lavorando. Ognuno può cogliere i dettagli, le “gemme”, che preferisce guardando i miei quadri.

Vorrei davvero poter sintetizzare il mio lavoro, ma penso che lo caricherei solo di inutili formalismi. L’arte come la intendo io è qualcosa di primordiale che deve provocare emozioni, anche senza la forzata comprensione. Non mi interessano le avanguardie e non faccio ricerca. Mi sento estranea ai formalismi e alle grandi correnti. Lavoro con autonomia, forse con ingenuità. Io sono un solo individuo e voglio poter comunicare con un altro individuo attraverso il mio lavoro. Oggi non vedo grandi spinte collettive ma sento il senso di disorientamento di soggetti isolati, a loro voglio parlare.

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori? Hai artisti americani di riferimento o che ami particolarmente?

Non so quanta America c’è nel mio lavoro, so solo che questo è il paese che mi sta dando la possibilità di far conoscere la mia arte. In Europa c’è più formalità legata al mondo dell’arte, ci sono più condizionamenti esterni. In America l’individuo può esprimersi con autonomia senza essere screditato. La cultura americana, l’arte americana, è meno carica del patrimonio storico e per questo si proietta verso il futuro e il nuovo con più slancio.

Ma a distinguerla dall’Europa è soprattutto la mancanza di formalismi come dicevo prima. Per esempio, io sono una donna di 38 anni e questa (ndr. ne parleremo più avanti) è la prima mostra alla quale partecipo. Alla gallerista che organizza la collettiva la cosa in sè, non ha creato alcun problema. La mia età o il fatto di non avere alle spalle altre esperienze significative non ha creato alcun problema. Mi ha solo detto che secondo lei il mio lavoro parla da solo. Questo per me è stato un grande sogno avverato. Comunque vada la mostra, in parte ho ragggiunto quello che desideravo. Ecco questa per me è l’America: in Europa non sarebbe stato possibile.

Non ho artisti americani di riferimento anche se, come molti, ho apprezzato il lavoro di Pollock e letto con curiosità le provocazioni della Pop Art.

NYC 2010

:: Esiste davvero il sogno americano? Che cosa ha New York che non si trova in altre città del mondo?

Penso che sì, esiste il sogno americano perchè in America, più che in Europa, si punta a valorizzare l’individuo, il soggetto. Penso che i sogni si possono realizzare solo ed esclusivamente se si crede in se stessi e l’America culturalmente investe molto sull’individuo. L’appartenenza ad un gruppo non è la prima spinta di questo paese e questo in parte è un bene.

Quello che ha New York rispetto a tutte le altre città, soprattutto a quelle europee, è la dimensione enorme. Ma a distinguerla è anche la coesistenza di tutte le contraddizioni possibili. Insieme si trovano il bello e il brutto, (in senso architettonico soprattutto) il ricco e il povero. Ma ad emozionarmi è soprattutto la coesistenza di anime diverse. Le diversità culturali sono la ricchezza di questa città. Quando vado in metropolitana, mi emoziono a volte guardando i volti delle persone… ce ne sono di tutti i tipi: bellissimo!

:: Ci consigli una buona galleria d’arte nella Grande Mela?

Non ho una galleria specifica da consigliare a New York, a parte ovviamente la Clover’s Fine Art Gallery che è gestita da questa donna interessante di nome Charlotte. Mi piacciono molto le gallerie di Soho che trovo sofisticatissime, perchè possono sfruttare il loft come supeficie espositiva – ma vedo che il nuovo si sta spostando anche verso Brooklyn…

:: Dal 6 agosto sei in mostra alla Clover’s Fine Art Gallery. Di che evento si tratta?

Si tratta di una collettiva di diversi artisti che hanno in comune esperienze nel campo architettonico. Non conosco i lavori degli altri artisti ma ho piena fiducia nella curatrice. Penso che per un artista emergente partecipare ad una collettiva sia una bella esperienza perchè oltre che una mostra d’arte, diventa anche un momento di scambio e di conoscenza reciproca. Un momento per conoscere persone che provengono da paesi diversi.

:: Progetti futuri?

L’unico progetto è quello di continuare a dipingere, vorrei fare quadri sempre più grandi. Sogno un’enorme installazione dove tutte le mie finestrelline e i miei alberellini si sviluppano all’infinito. Vorrei ovviamente trovare un gallerista che creda nel mio lavoro, e vorrei quindi poter vivere facendo arte…



Commenti (2)

  1. christian

    Brava Giuliana, in-bocca-al-lupo!

  2. Rinaldo

    Che emozione, quanti ricordi bellissimi. Tutto il bene del mondo

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