Oggi a New York: Christian Sinicco

sinicco
Foto del fotografo Giulio Donini al festival AbsolutePoetry di Monfalcone

:: Ciao Christian, benvenuto su NUOK! Abbiamo avuto modo di parlare qualche giorno fa del tuo libriccino “passando per New York”. Ci racconti brevemente di te? Sono un poeta e vivo a Trieste, tra cielo e mare, si direbbe. Ho fondato un’associazione di giovani scrittori, “Gli Ammutinati” (dal celebre film con Marlon Brando); abbiamo organizzato molti reading e performance, partecipato a festival, dato vita ad antologie, come “Il Volo del Calabrone“, indagando gli scenari tra performance e poesia in Italia. Ho collaborato ad AbsolutePoetry e Fucine Mute, blog e magazine seguiti, e attualmente sono tra i redattori di Village, il blog di Libri Scheiwiller. Infine, non ultima, la collaborazione con il gruppo rock Baby Gelido, con cui mi diverto molto e con cui inciderò prossimamente, nonché la pubblicazione segnalata, con la LietoColle di Michelangelo Camelliti, editore che ha creduto nel mio lavoro, a cui devo molta gratitudine, come sono grato a Cristina Benussi, importante critico, che mi ha onorato scrivendo la prefazione.

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori e nella tua creatività? Moltissima. Penso a quello che ho letto di Walt Whitman, Wallace Stevens, Gregory Corso, Hemingway e Philip K. Dick, nonché tantissimi altri racconti di science fiction entrati nel mio immaginario e nelle raccolte più sperimentali, ancora inedite.

:: Se dico New York tu pensi… Ai miei parenti, ti parrà strano. Hanno lasciato l’Italia dopo la seconda guerra mondiale; nonostante la distanza sono una presenza per la mia famiglia.

:: Esiste ancora il sogno americano? Non credo, ma è un aspetto culturale che Obama ha compreso profondamente: non c’è più la corsa all’oro, sebbene l’America sia tendenza, velocità, sia una potenza nella mia immaginazione. Quando, nel discorso a camere riunite, qualche settimana fa, il Presidente degli Stati Uniti parla di istruzione e sanità pubblica, mi sembra sia europeo. Senza un patto sociale stabile, l’economia americana si è trovata in difficoltà, ha accusato il colpo della bolla speculativa, e lo Stato è dovuto intervenire. Allora l’istruzione significa nuova spinta al progresso: Obama è stato molto abile a cercare un accordo con i Repubblicani… Il sì all’energia pulita, ma anche alle nuove centrali nucleari. Mi piace il fatto che desideri trasparenza sulle lobby e una politica più vicina alle persone. L’America è il più interessante osservatorio politico del mondo: se l’Italia utilizzasse in blocco il sistema parlamentare americano e i suoi accorgimenti istituzionali, sarebbe un sogno.

:: Che cosa importeresti in Italia da New York? E viceversa? Central Park, un luogo dove la vita all’aria aperta sia spazio per tutti, e la Biblioteca – senza di essa non ci potrebbe essere “the day after tomorrow”.

:: I tuoi prossimi progetti? Desidero pubblicare un libro di poesia, “Città esplosa”, molto sperimentale, rimasto inedito, in cui immagino una città dopo la fine dell’uomo, senza di esso o con qualche alieno; o la visione di una civiltà e di un linguaggio che verrà, frutto della tecnologia, che sente “il vento di ciliegie” e percepisce “l’osso del mondo”, una nuova umanità che comunica con i satelliti. Mi piacerebbe, a questo proposito, cominciare a scrivere una raccolta di racconti, tra realtà parellele e sogni di un nuovo mondo, utopico. E, nel futuro, sarà possibile fare rock con i Baby Gelido in qualche festival newyorkese?



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