Oggi a New York: Chiara de Caro

chiaradecaro:: Buongiorno Chiara! Benvenuta su Nuok! Raccontaci di te! Buongiorno e grazie a voi! Brevemente: marchigiana di origini, ho studiato tra l’Italia e gli Stati Uniti. Mi sono laureata in economia e statistica all’Università Bocconi di Milano con una tesi sul social network per l’impresa. Lavoro oramai da un po’ di anni, occupandomi prima di progetti di innovazione tecnologica in Vietnam con le Nazioni Unite (UNIDO-Sede di Hanoi), collaborando a progetti internazionali di ricerca con riferimento alla comunicazione scientifica a supporto del Ministero dell’Ambiente e di istituti di ricerca italiani e fondando poi la mia società per lanciare pickwicki.com Sono appassionata di Web e nuove tecnologie più in generale. Amo viaggiare e vivo raminga, campo base Milano.

:: Qual è il tuo rapporto con la città di New York e più in generale con l’America? Sono molto affezionata agli Stati Uniti, per me una seconda terra, una seconda casa. New York la frequentavo molto da ragazzina: vivevamo infatti in un primo periodo a Philadelphia e le scampagnate nella Big Apple erano frequenti. Ci sono tornata poi solo tanti anni dopo, quando la mia vita oramai era nel mid west (ad Iowa City, per la precisione). Come potrete immaginare l’impatto è stato dei migliori! Un’altra America. Un mondo brulicante di vita, sciami di persone che frenetiche correvano da una parte all’altra, una città ricca, effervescente… molto differente dalla tranquillità degli sconfinati corn fields!

:: Che cosa ha l’America che l’Italia non ha? E viceversa? Gli americani si sentono americani sempre. Noi quando vinciamo i mondiali. Ed è un gran peccato. Poi, in generale, la vita negli Stati Uniti è più semplice. Degli americani mi fa inoltre impazzire l’entusiasmo e la professionalità, anche nelle piccole cose, quelle che a noi fanno sorridere.
In compenso noi italiani siamo più fantasiosi, più “elastici”, meno ipocriti e abbiamo gusti molto più raffinati.

:: Che cosa ne pensi delle recenti scelte editoriali del New York Times? E’ un momento molto difficile per l’editoria. E quella del NYT è una scelta che ha fatto rumore. Il modello di business sostanzialmente non garantisce più il funzionamento né la sopravvivenza di alcuni di questi colossi e la scelta naturale è quella di mettere le notizie a pagamento. Murdoch ha recentemente sottolineato che “content is king” o meglio, ha tuonato: “Content is not just king, it is the emperor of all things electronic!“.E’ giusto e vale ovviamente anche il contrario. Ma oggi il contenuto non può più essere inteso come un semplice prodotto! E’ prima di tutto infatti un servizio. E tentare di venderlo diversamente può solo riservare delle spiacevoli sorprese (si pensi agli effetti del paywall di Newsday: 35 iscritti in 3 mesi!).

:: Come cambia l’approccio all’ebook tra America ed Italia? Negli USA gli eBook rappresentano quasi il 2% del mercato. Secondo l’International digital publishing forum (Idpf), i ricavi degli eBook son più che triplicati tra il 2008 e il 2009. Si tratta obiettivamente di una nicchia, guardando i numeri. Ma sono cifre enormi se paragonate a quelle italiane, dove il mercato è praticamente inesistente. Gli editori americani guardano con interesse questo nuovo canale. C’è chi addirittura ha creato il proprio lettore per sfidare Amazon e il suo Kindle! In Italia invece percepisco un interesse minore, una sorta di attesa. C’è anche molta paura, legata per esempio alla pirateria, alla distribuzione illegale, così come è successo con la musica…

:: Progetti per il futuro? Tanti. E non solo sul piano professionale! Per il momento lavoro alle novità su Pickwicki e mi dedico a Pickreader, che stiamo costruendo passo dopo passo con un gruppo affiatato di ragazzi.

Links
http://www.pickwicki.com
http://webeditoriale.wordpress.com



Lascia un commento