Oggi a New York: Caterina Bertolotto

Vive a New York dal 1976. Come ci racconta lei, esattamente tre anni prima che scivessero i primi articoli sulla Grande Mela. Allora, nel 1976, era di moda andare in India. Gli amici italiani all’epoca le dicevano “A New York sono tutti capitalisti e guardano sempre la TV”. Per lei è stata una vera e propria scoperta, ed ha sentito un’energia speciale e magnifica fin dal primo giorno. Ha sposato per amore il suo professore d’inglese, dell’English Center di Torino, jazzista di Detroit. Oggi a New York una vera Artista, con la A maiuscola: Caterina Bertolotto.

:: Benvenuta su Nuok, Chetty! Che cosa vuol dire New York per un artista?

Vuol dire: “LIBERTA’”: per un artista è importante la libertà personale per esprimersi. In Italia cercavano di conformarmi e di controllarmi, a NY ho trovato l’opposto “Sii originale, esprimi la tua unicità”. Solo di questo ha bisogno un artista.

:: Se New York fosse un colore, sarebbe..

Sarebbe l’azzuro del cielo terso che la caratterizza negli splendidi autunni… (e spesso anche in altre stagioni).

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori?

Io sono come un albero, con le radici profonde nel dolore dell’Italia, il tronco: la mia vita là e qua, e i rami, le foglie, i fiori e (spero) i frutti, decisamente a New York! Qua mi sono levata i paraocchi della cultura italiana che limitano la visione (come ogni cultura che non sia paragonata ad un’altra) e ho visto altri modi di vivere nel crogiolo di culture della NY degli anni ’80 e ’90, e in questo spazio la mia coscienza come persona -e come donna- sono sbocciate e fiorite.

Per esempio la donna che ha fatto il documentario ilcorpodelledonne.com è un’italiana che vive all’estero, come me! Ci vuole una distanza per vedere. I pesci non vedono l’acqua perchè ci vivono dentro!

:: Hai artisti di riferimento americani?

Sì, molti! James Turrell come artista della luce (ho lavorato con luce cinetica per anni), Andy Warhol e Keith Herring perchè sono riusciti a fare arte allo stesso tempo da galleria e commerciale, e Rothko per il senso del colore, tanto per menzionare quelli più conosciuti… Ma anche Maxy Payne che ha fatto l’abero di acciaio nel Central Park e sul tetto del Metropolitan Museum, per il “pensare diverso” e mille altri che mi hanno fatta ridere-sorridere e divertita, commossa, scioccata, squarciato l’anima… (questo è ciò che fa un vero artista!)

:: Ci consigli una buona galleria d’arte a New York?

Una volta andavo sempre agli openings del PS1 a L.I.C. e mi divertitvo sempre un sacco! Poi alla DIA Art Foundation che aveva delle gallerie a Soho e a Chelsea, ora… alla 24esima strada ci sono tante belle gallerie, a cominciare da Mary Boome, Gagosian etc…

:: Il tuo posto segreto nella Grande Mela è…

Il mio posto favorito a Manhattan è tutta la pista ciclabile lungo il fiume Hudson, dal Battery Park, al George Washington Bridge, con tutti i moli bellissimi e diversi, ma in particolare il World Financial Center dal Winter Garden (di fronte al Ground Zero, il primo “palazzo” di vetro che hanno ricostruito dopo il crollo delle twin towers) all’inizio del Battery Park. Ci sono prati verdi per prendere il sole, giardini, un porticciolo, alcuni ristoranti sull’acqua, viste mozzafiato, atmosfera ed energia magica… Davanti ai giardini giapponesi, sull’impalcatura di legno sul fiume, l’estate scorsa 12 ballerine hanno danzato coi miei “Dresses of Transformation” in occasione del River to River Festival (ora, come arte, faccio abiti che rivelano l’anima). E poi altri posti segreti, che rivelo solo agli intimi : )

:: Progetti futuri?

Dovrei fare una mostra dei miei abiti (women awareness) a Milano in gennaio, in un albergo del centro. Ho appena finito due mostre a maggio e giugno: una vicino a Stuttgart, in Germania; e una di abiti ispirati da libri dell’East & West Bookstore. Ha chiuso il primo luglio per mancato rinnovo del contratto – dopo ben 40 anni! Purtroppo, quella dell’immobiliare, è una delle ugly realtà di New York!



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