:: Benvenuta Barbara! Raccontaci in breve di te! Ho 31 anni e vivo a Venezia.. ci sono nata, è la mia città. Ora ci lavoro pure. Da 6 anni mi occupo di fotografia (ndr, qui il suo sito), collaboro con quotidiani e settimanali nazionali seguendo un po’ tutti gli avvenimenti, dalla politica allo spettacolo… Prediligo la forma del ritratto, è quella che più mi appartiene. Trovo che la mia sia una professione stupenda, mi permette di stare a contatto con persone di ogni genere, di vivere situazioni sempre diverse. Mi stimola! Da qualche mese poi son iscritta all’ordine dei giornalisti e da pochissimo son stata ammessa al wpja (wedding photojournalist association). Il wpja è un’importante associazione americana che raggruppa fotogiornalisti di matrimonio.
:: Come cambia la professione del fotografo tra Italia ed America? Non ho mai lavorato come fotografa in america (purtroppo, aggiungo!) ma fonti certe mi dicono che il mercato editoriale, se pur in crisi pure li, sia completamente diverso. Lì spesso i fotografi sono assunti da giornali e agenzie…inoltre in America c’è una forte cultura fotografica…Gallerie e musei dedicano tutti una buona parte dei loro spazi alle immagini, cosa che in Italia non avviene o avviene in misura nettamente ridotta. Esistono scuole ed università che formano futuri fotografi, photoeditor, galleristi, critici…

:: Che cosa hai provato la prima volta che sei stata a New York? Beh, sono arrivata in america sbarcando proprio a NYC. Pian piano che il taxi mi portava dentro la grande mela, mi sembrava di conoscere da sempre i luoghi che mi passavano davanti. Dopo due ore mi son sentita a casa. NYC è la prima (e unica) città al mondo in cui io mi senta davvero accolta.
è una sensazione stranissima, ma a new york senti che tutto ti appartiene e che tutto quel che ti appartiene lo puoi plasmare a tua immagine. Pensi che tutto è possibile, perché lì contano le idee, le prospettive, il carattere dei singoli. è una città che non sta ferma, esplosiva, curiosa, determinata. Non si adagia su se stessa… e questa è la sua carta vincente.

:: Quale è stata la tua prima foto nella Grande Mela? Ammetto che il primo giorno a NYC non son riuscita a scattare nemmeno una foto. Ero assolutamente paralizzata. Camminavo alla ricerca di un negozio e ho incontrato un’attrice che parlava al cellulare. Pensavo: ma son dentro ad un film? Il giorno dopo, di mattina presto, son salita sull’Empire. Di solito la prima immagine che voglio avere delle città che visito è dall’alto. E da lì, ho scattato le mie prime foto. Quel giorno, era il 4 marzo, ha preso a nevicare. Nevicava e c’era anche un po’ di sole, di quelli timidi. Malgrado si congelasse son rimasta lì almeno 2 ore. Non riuscivo a staccarmi da quel che avevo davanti.
:: Lo scrittore Lawrence Block scriveva: “A New York si ha l’impressione che le cose avvengano più velocemente che altrove.” E’ davvero così? Non me la sento di affermarlo. Di certo NYC è sempre un passo avanti al resto del mondo. Ma proprio perché è una città unica che si lascia costruire da chi la calpesta, credo che i suoi ritmi siano quelli che noi le dettiamo.

:: Due posti segreti che hai scoperto, fuori da ogni itinerario turistico. Io a Manhattan ho soggiornato per quasi un mese e credo di averla vista sostanzialmente tutta… non so se esistono luoghi che non siano “mete turistiche”, quello che secondo me bisogna fare è camminare camminare camminare e cercar di percorrere ogni singola via e lasciarsi incantare dalla gente, dai locali, dai negozi… a volte basta sedersi dentro uno Sturbucks, con un buon Frappuccino tra le mani, e guardare fuori. Possono passare delle ore, e non ti stufi mai. Ad ogni modo trovo piena di calore Soho, pazzesca Harlem, ho amato molto la passeggiata che va dal Manhattan Bridge al Brooklyn Bridge…
:: Tornerai? Inevitabilmente sì. Non posso vivere senza.
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