Antonio Rovaldi è nato a Parma nel 1975 ed ha studiato arte e fotografia alla NABA di Milano. Nel 2000 si è diplomato e dal 2006 si divide tra l’Italia e New York. Nello stesso anno è stato uno dei vicintori del Premio New York alla Columbia University. Scopriamolo da vicino!
:: Benvenuto su Nuok, Antonio! Che cosa vuol dire New York per un artista? Che cosa ha in più rispetto a tutte le altre città del mondo? Ho passato i miei primi mesi newyorkesi durante l’estate del 2005 in una piccolissima casetta affacciata su Tompkins Square, nel Village; ero con una cara amica e avevo una bicicletta rossa a quei tempi e i ricordi più belli sono le sbiciclettate con la musica nelle orecchie lungo la west side fino alla fine di Manhattan e poi i ponti la mattina presto, quando l’aria è particolarmente frizzante e puoi sentire il mare!
Quindi prima che come artista ho amato New York come ciclista e poi ovviamente come camminatore instancabile, il giorno come la notte, un pò come tutti!
La mia ultima bicicletta da corsa era nera e portava la scritta Fuji, come una macchina fotografica! In un certo senso quella bicicletta faceva anche delle fotografie, tantissime fotografie!
Non so che cosa abbia in più o in meno rispetto alle altre grandi metropoli del mondo, ma so quello che piace a me (e quello che non mi piace, ma è giusto così!) e lo riconosco sempre con grande nitidezza ogni qual volta che ci rimetto piede. Ho dei carissimi amici là e la città stessa è un’amica strana…
Amo il suo profumo, un pò come se fosse una donna che si lascia guardare con seduzione ma che poi ti strizza l’occhio con ironia e gira l’angolo con un colpo di tacco, magari lanciandoti un bacio con un rossetto rossissimo o un mazzo di margherite colorate con lo spray, oppure, se le gira storto, ti fa una pernacchia con un sarcasmo micidiale!

:: Esiste ancora il sogno ed il mito americano? Secondo me esiste ancora ed esisterà sempre la condizione dell’immigrato che a New York forse è particolarmente forte per la sua storia fatta di luoghi e persone che ne hanno cambiato in un certo senso il volto, soprattutto a livello urbanistico, che poi è il livello umano fra le persone che vivono certi suoi luoghi.
I quartieri della città sono tantissimi e nonostante l’omologazione avvenuta violentemente negli ultimi decenni, si può trovare ancora quella meravigliosa catena di mondi che convivono fra loro, a volte in maniera naturale, altre in maniera più forzata. Le contraddizioni generano sempre cose e riflessioni interessanti e forse necessarie.
Il sogno americano sono le fotografie che tutti giorni ti si stampano negli occhi quando attraversi la città (Delirious New York, dice Rem Koolhaas e ti ripeti tu costantemente, felice e incazzato!)…fotografie storiche come le immagini della nostra contemporaneità! Una certa idea di politica forse.
:: Quanta America c’è nei tuoi lavori e nel tuo modo di vivere l’arte? In questo preciso momento credo davvero tanto. Tra dieci giorni torno a New York per poi partire solo dopo tre per Memphis e buttarmi poi giù al sud seguendo il grande fiume Mississippi. Sono alcuni mesi che mi sono fissato che voglio andare a vedere dove finisce il ‘Grande Padre’, i suoi enormi tentacoli che si buttano nel golfo del Messico. Credo che sto per partorire una nuova serie di lavori in video dedicati alle grandi bocche dei fiumi e forse quella del Mississippi sarà la prima tappa. Ma per ora c’è solo quella bella sensazione in corpo che è data dal pensiero di sentirsi in movimento.
Poi c’è una presa di distanza invece da tutto quello che significa mercato dell’arte o una certa idea modaiaola del fare arte, cosa che soprattutto a New York si avverte con grande ‘violenza’, a volte una violenza creativa sorprendente e davvero energica, altre semplicemente una violenza che mi fa scappare e prenderne le distanze!
Comunque credo davvero che a livello di professione in America l’artista ha sicuramente più diritti che non da noi in Italia, che quando dici che fai l’artista ti senti sempre un pò imbarazzato o fuori luogo! Artista dechè…il più delle volte ti rispondono! Se invece a New York dici che sei artista ti rispondono quasi sempre…a si, e in quale ristorante lavori?! Scherzo, in realtà vale più per i fotografi, non so perchè, ma mi hanno detto che è così!

:: Hai artisti di riferimento americani? Ho degli amici artisti che hanno scelto di vivere a New York. Alcuni da pochi anni, altri che ci vivono da più di mezza vita ma che magari vengono da altre parti del mondo… Poi ci sono gli artisti, più o meno grandi, delle biografie che leggo costantemente (adoro leggere le biografie, soprattutto degli artisti) che sono stati si dei riferimenti e in un certo senso anche dei veri e propri incontri nella città. Nei luoghi che c’erano e che ora non ci si sono più perchè hanno lasciato il posto a qualcos’altro…e nelle briografie fai sempre delle lunghissime camminate!
E poi ci sono le immagini di una certa fotografia che ho amato e a cui continuo a rivolgermi in un dialogo sempre presente fra familiarità e quella bella indefinita sensazione di sentirsi sempre e comunque straniero. E’ la solita (enorme!) questione dei paesaggi che ci portiamo dentro e che sono sempre riferiti alle nostre origini. A New York mi sento come a casa mia, eppure mi domando sempre: And i Bruce, what am i doing here?
:: Ci consigli una buona galleria d’arte a New York? Mi piace andare da Lisa Cooley in Orchard street nel Lower East, è piccola stretta e lunga ed ha un bellissimo parquet! Mi piacerebbe lavorare con lei, è un piccolo sogno nel cassetto e forse un giorno glielo confesserò!
:: Il tuo posto segreto nella Grande Mela? Non ve lo dico, altrimenti non sarebbe più un segreto!
Però posso dirvi che amo molto andare a vedere la fine di Manhattan… gli indiani chiamarono la fine dell’isola Shorakapok e nel parco di Inwood accesero un fuoco… ecco in quel luogo, se chiudi gli occhi e apri il naso, senti ancora un profumo di carne secca e puoi vedere delle canoe scavate nel legno che attraccano lente sulla sponda dell’isola! In quel posto per un attimo ti dimentichi di aver attraversato 215 blocchi di pazza umana urbanità e puoi ricominciare a sentire e a vedere!


[...] Antonio piace andare da Lisa Cooley in Orchard street nel Lower East, mentre Daniele ci consiglia Anton [...]