Oggi a New York: Andrea Mastrovito

-2 Andrea Mastrovito nato a Bergamo nel 1978, ha vinto il Premio New York nel 2008. E’ stato inserito tra gli artisti di Instant Book (ed. Charta) – Italian Artist New York. Ha appena inaugurato una personale all’Istituto Italiano di Cultura, “Velocità d’automobile + fiori / Car Speed + Flowers“. Sarà aperta fino al 26 marzo.

:: Benvenuto su Nuok, Andrea! Che cosa vuol dire New York per un artista? Che cosa ha in più rispetto a tutte le altre città del mondo? New york per un artista? Uhm qui mi colpisce una cosa. Quando sono in Italia, se ti chiedono: “E tu che fai?” e rispondi: “Eh, l’artista”, la reazione della gente è sempre la stessa: prima un sorrisino e poi: “Sì ma per vivere?”

Qui invece la reazione è sempre un gran sorriso e: “REALLY?? WONDERFUL!!!” e via una serie di domande su cosa dove come e perchè. La differenza rispetto a tutto il resto del mondo (che conosco, ovviamente) è quest’apertura alle novità (e l’artista E’ portatore di novità, quantomeno a livello di significanti se non sempre di significati), apertura che, al contempo, è una lama a doppio taglio. Dopo un po’ ci si rende conto che sì, qui è tutto bello, forte, intenso, ma se una cosa va un giorno, il giorno dopo o quasi è già vecchia. Everything goes… E il rischio che si corre è quello di perdere la propria identità.

:: Esiste ancora il sogno ed il mito americano? Per noi? E’ morto con Michael Jackson e Mike Bongiorno.

:: Quanta America c’è nei tuoi lavori e nel tuo modo di vivere l’arte? Quando vengo a NY mi capita sempre di re-interpretare col mio lavoro il modo di vivere, la storia, l’arte americana. Due anni fa intitolai Black bag – American Philosophy of composition la prima personale alla Foley Gallery, l’anno scorso ho dedicato la grande installazione al Museum of Art and Design (che resterà visibile -gratuitamente, nella lobby – fino ad inizio aprile) a Cristoforo Colombo e ad una tempesta immaginaria che affondava le tre caravelle impedendogli di scoprire il Nuovo Continente. Pochi giorni fa, inaugurando all’Istituto Italiano di Cultura, ho proposto due installazioni di cui una era un omaggio a La città che sale di Boccioni e l’esplosività e freschezza di questo lavoro sono prettamente “americane”. Spesso cerco di spogliarmi del bagaglio di nozioni e al contempo imposizioni che noi europei ci portiamo dietro, per mettermi nudo di fronte alle cose, come se fossi nella Macondo di Garcia Marquez, e dovessi dare un nuovo nome a tutte le cose. Questo è, fondamentalmente, un atteggiamento americano di fronte al mondo.

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Non ci resta che piangere, installation view, variable dimensions, paper on ceiling

:: Hai artisti di riferimento americani? Sì, ovviamente, da tutta la scuola pittorica degli anni ottanta a Bruce Nauman (che poi è l’alter ego americano del grande Boetti) a Richard Prince e Kara Walker. Valgono anche i Metallica? : )

:: Ci consigli una buona galleria d’arte a New York? Beh, ce ne sono tantissime. Uhm… la Foley Gallery, in Chelsea. Con cui lavoro. Beh, sì, sto tirando acqua al mio mulino, ma ricordo che quando Michael, il gallerista, mi contattò, diedi un occhio al sito di questa giovane galleria e la trovai davvero interessantissima per la qualità e freschezza del lavoro. Poi, va bene, se devo essere sincero i posti in cui preferisco sempre passare sono Lehmann Maupin, Galerie Lelong, Deitch Project e – non è una galleria privata, ok – il Drawing Center in Wooster Street. Al Drawing Center hanno sempre mostre ed artisti interessantissimi. Si dovrebbe poter fare un “taglia e incolla” e trapiantarlo in Italia. Ma da noi il disegno è considerato praticamente nulla.

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Pindemonte, view of the installation; cutout walls, variable dimensions. Colours are obtained from previous wallpainting in the gallery since 1994

:: Il tuo posto segreto nella Grande Mela? Ah, ne ho parecchi. A parte Strand Books, dove la mia passione per i libri trova il suo paradiso in terra, c’è la pizzeria n. 28 in Carmine Street (angolo tra Bleecker e la 6th Avenue), con la pizza migliore di New York, e poi un paio di locali notturni, il Wicked Willy’s al 149 di Bleecker Street, con la cameriera di nome Cat con un volo di uccelli tatuato su tutto il corpo e il buttafuori che è il fratello gemello di Andre the Giant, e poi il Fat Cat, tra Christoper Street e la 7th Avenue. Ecco, quello è il posto in cui più mi trovo a mio agio qui in città. Tanto che a volte mi ci addormento dentro… ; )



Commenti (1)

  1. [...] brunch, invece, Antonio ci porta al Boathouse Cafe di Central Park e se aveste nostalgia di casa, Andrea ci suggerisce Pizzeria n.28 in Carmine Street e Alessandro Pepe Rosso To Go, “un piccolo, molto [...]

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