
:: Benvenuto su Nuok, Andrea! Che cosa sognavi di fare da grande quando eri piccolo? Onestamente è da quando ho 8-9 anni che sogno di fare… ciò che faccio! Il mio amore per le immagini in movimento nasce grazie a mio padre. Lui, medico di professione, filmaker per naturale predisposizione, ha sempre avuto una grande passione per la fotografia, il cinema e l’audiovisivo in genere, fin da quando era adolescente. Quindi, disponendo in casa di attrezzature professionali, da piccolo passavo molto tempo ad osservarlo girare, montare, sonorizzare alcuni filmati che realizzava. E avevamo un bell’archivio di film. Ritengo sia stato proprio lui, nella più romantica ottica rinascimentale, a trasmettermi la consapevolezza di quanto possa essere straordinariamente creativo il “raccontare storie” attraverso le immagini in movimento. Sono nato in una piccola cittadina che si affaccia sul mare Adriatico, Fano. Ero (sono?) un bambino sereno ma solitario, spesso chiuso nella sua cameretta. Occhiali da vista, scarpe perennemente slacciate, un quadernino rosso in mano. Anche con le belle giornate, ho sempre preferito sedermi di fronte a quel nuovo apparecchio che si chiamava “videoregistratore”. A guardare film. Paralizzato dall’emozione. Osservando personaggi, inquadrature, colori, movimenti, musiche. Sognando ad occhi aperti. Pensando a quante possibilità aveva il cinema di raccontare storie. Una, dieci, cento… mille storie tutte insieme. Molto tempo è passato, ma fu proprio in quei giorni che decisi di voler diventare regista, per fare sognare le persone, così come io sognavo vedendo film. Sono felice del percorso compiuto finora; onorato dei tanti premi ricevuti con i miei lavori: io, proprio io, quel bambino che di nascosto rubava le VHS del papà per guardarle e riguardarle, continuamente, per giorni interi. Ci sono stati film come “C’era una volta in America” di Sergio Leone che hanno cambiato la mia vita per sempre, e non finirò mai di ringraziare i grandi registi italiani del passato per avermi fatto capire il valore estetico, ideologico, storico e soprattutto umano di un film. Nei miei sogni, non bado a spese, e continuerò a lavorare e ad alimentare la mia voglia di raccontare storie. Con la stessa, sana innocenza del bambino con il quadernino rosso.

:: Quali sono le differenze più grandi a livello professionale tra Italia ed America? Dipende cosa si intende per “livello professionale”, ed in ogni caso il discorso è lungo e complesso. Mi limiterò alla sfera del cinema, rispondendo (senza presunzione alcuna di esaustività) con una breve riflessione: non possiamo (e non dobbiamo) dimenticarci che noi europei abbiamo in qualche modo “insegnato” a fare cinema in tutto il mondo. Noi con il neorealismo, così come i tedeschi con l’espressionismo, i francesi con la nouvelle vague. Abbiamo questo primato del quale dovremmo andare orgogliosi. Invece pare ce ne siamo completamente dimenticati. Si parla solo del cinema del passato, perchè il cinema del presente, salvo rare, doverose eccezioni… non esiste. Perchè non viene fatto. O non viene promosso. Tutto questo per dire, in sintesi, che la più grande differenza tra Italia e America, quanto al cinema, risiede probabilmente proprio in questo: in Italia siamo del tutto incapaci a valorizzare le nostre attuali peculiarità artistiche e creative (e non solo, ahinoi).

:: Quanta America c’è nel tuo fare cinema? Nella misura in cui per “America” si intende il livello di organizzazione generale, il rispetto imprescindibile di ruoli, tempi e scadenze, l’attenzione ai dettagli, il lavoro di gruppo efficace e disinteressato, lo studio di pianificati steps in direzione di un risultato predefinito e la conoscenza degli strumenti di comunicazione: tantissima. Ora: francamente credo che la sensibilità europea -e soprattutto italiana- sia in larghissima parte superiore a quella di molti altri paesi del mondo. Ma poi, oltre al fatto suddetto di essere nelle condizioni di non poterla “esercitare”, ci manca tutto il resto. Ritengo quindi che un connubio tra queste due realtà potrebbe essere una carta vincente, anche in ambito artistico e creativo. Per esempio: sono il promoter di IWC-Italian World Channel, una società americana con canale tematico online che si pone come scopo l’esportare la cultura italiana in America, ivi compresa quella cinematografica, riuscendo a prendere il meglio delle due parti, convogliate in un’unica direzione. C’è molta “America”, quindi, anche nel modo in cui in questi anni mi sono mosso. Ritengo che i registi di oggi abbiano molto più strumenti di quelli del passato, non tanto per la realizzazione dei progetti, quanto per rendere questi visibili e promuovere, esportare, “vendere” il proprio talento. Sono circa 2 anni, infatti, che tutto il mio lavoro è impostato su una rete mondiale di connessioni. Ho convogliato la mia creatività anche in questa direzione: investendo sul web e sulle sue possibilità. Con cognizione di causa, impegno…fantasia. Come noi italiani sappiamo fare. Social networking, net marketing, files sharing, new media concepts, streaming platforms, mailing lists, net blogs. Creatività e tecnologia son le facce della stessa medaglia. In italia lo capiremo mai? Come dico alla fine del video promozionale di IWC: “bringing the US and Italy together through film is my dream and when it comes to my dreams, I will not stop until my dream is realized”

:: Esiste davvero questa fuga di talenti dal nostro paese? Qual è la tua idea? Credo di aver già risposto precedentemente. L’italia è straziata da clientelismi sfrenati, disinteresse globale, assenza totale di meritocrazia. E pigrizia. Elementi che determinando l’impossibilità oggettiva di poter dimostrare le nostre attuali ed effettive capacità. Le capacità dei nostri talenti. Ci limitiamo, in Italia, a spingere (si fa per dire) sempre e solo “gli amici degli amici” a prescindere da qualità, crediti e titoli che questi possano avere. E’ una situazione stagnante, patetica e anche del tutto irrispettosa nei confronti del nostro glorioso passato. La politica, presente in ogni campo della nostra esistenza, e che sovente riesce a fare danni inenarrabili declinando ogni cosa al voto o alla poltrona di questo o di quello, sta portando tutti noi ad una dimensione pericolosissima: quella della rassegnazione. Insomma, stando in Italia, spesso… “ti passa la voglia”. Lo dico con polemica, con rabbia, ma soprattutto con l’amarezza di chi avrebbe voglia di fare e, soprattutto, è attaccatissimo alle proprie radici. E’ un vero peccato, una cosa che mi fa star male. Da regista, da creativo. Da italiano. Sto pensando ad un mio imminente trasferimento negli States. Amo gli Stati Uniti però attenzione: la mia non è soltanto velleità esterofila ma anche necessità di sopravvivenza vera e propria.

:: Ci consigli tre titoli di film ambientati a New York da non perdere? Ovviamente, primo su tutti “C’era una volta in America” di S.Leone. Poi… beh, non è facile. I primi che mi vengono in mente: “La 25esima ora” di S.Lee e “Tax Driver” di M.Scorsese. Ma credo siano film che hanno visto tutti!
:: Quali sono i tuoi prossimi progetti? Ho in cantiere tantissime cose. Ma il mio essere scaramantico non mi consente di dire molto di più. Purtroppo, fin troppo spesso, progetti praticamente “pronti” falliscono per vari motivi. Soprattutto in Italia dove questi “motivi” son sovente stupidi e pretestuosi – se non hai il babbo Senatore. Quindi al momento mi sento solo di dire che uno di questi, forse il più ambizioso, è un film scritto da una sceneggiatrice americana, cui sto dietro da circa 2 anni: è una storia con un grande e profondo messaggio di “speranza”, con dei personaggi strepitosi e un respiro davvero internazionale. Vedremo… ciò che è certo è che tra giugno e settembre sarò a NYC. Sento che l’America è la mia strada. E ogni volta che torno a NYC, provo le stesse emozioni della prima volta: una carica, un’energia che si/ti rinnova giorno dopo giorno, alimentando le tue ambizioni, facendoti crescere insieme a loro, valorizzandoti, spronandoti al fare, gratificandoti. Fantascienza, in Italia. Ho girato il mondo, nel vero senso della parola, ma ciò che ti dà New York non sono riuscito mai a trovarlo altrove…



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