Le-Li dal vivo a New York

:: Ciao, benvenuti su Nuok! Ci raccontate brevemente del progetto LE-LI?

Leli: il progetto è nato tra l’autunno del 2007 e l’inizio del 2008, quando ho preso una manciata di canzoni che avevo scritto in solitudine e le ho fatte sentire a John. Le canzonette sono piaciute e così siamo entrati in studio..

John: Leli ai tempi si chiamava ancora Elisa… suonavamo insieme in un gruppo che si chiamava The Hunzikers, un gruppo garage noise’n roll nel quale io e lei strillavamo a più non posso… LE-LI nasce con l’intento di creare un ponte tra le canzoni per l’infanzia ed un certo cantautorato vintage, fatto di arrangiamenti curati che costruiscano un mondo sonoro adatto per fate, folletti ed orchi, ma pure di fricchetoni, personaggi bollywoodiani e puffi.

:: Come è nata questa esperienza newyorkese? Come la valuti?

John: La voglia di partire alla conquista degli States c’è sempre stata ma fino a maggio 2010 era mancata l’occasione. Lo staff di Fréstyl ci ha dato questa possibilità invitandoci prima al NORTHSIDE festival e poi organizzandoci altre due date, a quel punto ci sembrava davvero sciocco rifiutare…

Leli: è nato tutto all’improvviso, ricordo ancora che quando John mi ha telefonato per darmi la notizia stavo guidando e subito avevo capito male, credevo che le date fossero a Novara.. eheeh…poi quando ho capito che invece si trattava di New York ho quasi fatto un incidente!

John: New York è una città stimolante, io l’ho trovata molto accogliente, da subito mi sono sentito a casa mia. Le persone hanno voglia di raccontarsi e di ascoltare… senza pregiudizi ne pudori… forse dipende dal fatto che a New York nessuno è interamente newyorkese… sarà che tutti siamo stranieri e quindi tutti nella stessa posizione. Insomma io mi sono un po’ innamorato di New York ed i LE-LI hanno trovato un pubblico attento, divertente e divertito.

Leli: spesso ho pensato di andare a New York, sono cresciuta con la musica newyorkese.. e la città non ha affatto deluso le mie aspettative: lì c’è tutto e il contrario di tutto..suonare lì è stata una grande esperienza. New York è un vortice che ti risucchia e tu non puoi fare a meno di sentirti coinvolto.

:: Quali differenze hai trovato nel fare musica in Italia e a New York?

John: Ho avuto l’impressione che il pubblico avesse meno pregiudizi, che fosse interessato da ciò che è atipico, che fosse meno incanalato e più distribuito. Ci sono un numero impressionante di locali e show contemporanei, nessuno è pieno ed allo stesso tempo nessuno è vuoto. Se prendiamo ad esempio l’esperienza del NORTHSIDE, siamo stati a vedere gruppi di Williamsburg straseguiti in città ed abbiamo scoperto che non avevano più pubblico di noi…a vedere gli headliner Fiery Fournaces, Mirah e Liars c’erano trecento persone…i Liars per esempio suonavano in contemporanea al nostro concerto e qualcuno mi ha detto che trovandosi a scegliere ha preferito venire a vedere 3 gruppi italiani (SERPENTI e POSI oltre a noi) che forse non avrebbe mai più avuto l’occasione di vedere piuttosto che i Liars che suonano a New York due volte all’anno… è atipico, no?

:: In base alla tua esperienza è possibile far riconoscere il proprio valore in Italia?

John: In Italia è difficile farsi largo. C’è tanta gente che suona e ci sono tante cose belle come tante cose brutte… a volte ho l’impressione che ci siano più addetti ai lavori che pubblico… perché il grande pubblico è distratto, è troppo impegnato a star dietro ai problemi della sua vita privata per rendersi conto che potrebbe avere dei gusti musicali diversi da quelli che radio e tv gli propongono/impongono. Credo che il grande pubblico sia pronto per progetti come LE-LI ma so che è molto improbabile che possa scoprirci a meno che non sia un appassionato di musica indipendente…

Leli: l’Italia è “un paese che muore” dice qualcuno… (citazione di un brano di Moltheni) e non posso di certo biasimarlo.Ma il problema non è la musica, il problema è culturale. Non c’è mai tempo di fermarsi, ne di investire energie in qualcosa che non sia redditizio… la cosa che ogni giorno però mi dà speranza è invece il fatto che in realtà ci siano molti stimoli. Nel sottobosco il livello artistico è alto, non abbiamo nulla da invidiare ai paesi anglosassoni…

:: Hai consigli per chi sta partendo alla volta di NYC per fare musica?

John: gli consiglierei di fare quello che si sentono una volta sul palco, di lasciarsi andare, di essere sinceri che nella grande mela la genuinità è molto apprezzata…. e poi, nel caso di un gruppo italiano, di cantare in italiano che i nuovayorkesi amano le sonorità della nostra lingua…

Leli: già, cantate in italiano…e spezzerete molti cuori… eheh!

:: Quali sono i tuoi artisti di riferimento in Italia? E a NYC?

Leli: sono una lunatica, quindi i miei ascolti seguono gli umori della giornata. potrei farti un elenco lungo e palloso di quello che passa nel mio lettore mp3, quindi mi limito a leggere il titolo del disco che stavo ascoltando poco fa… stavo ascoltando Arvo Pärt… è stata una giornata difficile! Per quanto riguarda New York invece è facile: LOU REED! Ah, e i Sonic Youth naturalmente…

John: non ho artisti di riferimento, ma ascolto moltissima musica ed ogni mio ascolto segna la musica che poi vado a fare. Che sia nella composizione, negli arrangiamenti, nella produzione o anche solo nella ricerca di una sonorità piuttosto che un’altra. Posso dirti cosa sto ascoltando in questo periodo, questo sì, posso farti una “pallosa lista di cosa ho ascoltato oggi”: Thao, artista incredibile che ho scoperto dal vivo proprio al Northside festival di New York, poi i Morphine e Moltheni. Ieri ho ascoltato Yann Tiersen, Dente, Zen Circus, Pearl Jam, Crystal Castles e Sergio Endrigo… ma sono solo gli ascolti degli ultimi due giorni… Se penso a New york invece inevitabilmente penso ai Ramones, ai Velvet Underground, gli MGMT, gli Strokes….

:: Qual è la cosa che più ti ha stupito la prima volta che sei stato a NYC?

John: La prima cosa che ci ha stupiti è la cordialità delle persone, degli sconosciuti… non appena ti vedono un po’ spaesato, con una cartina in mano, subito qualcuno si fa in 4 per dati una mano, a volte addirittura ti portano fino a destinazione… la cosa che più mi ha stupito di New York è la gente… non corrispondeva all’idea che mi ero fatto guardando film e documentari…

Leli: i primi due giorni mi sembrava di stare proprio dentro ad un film…le scale anticendio, le mustang (anche se ne ho viste pochine…) e tantissimi diversi tratti somatici… poi mi ha colpito quanto cool fosse la gente, quanto fosse rilassata… e la vivibilità di una città così grande. …e poi aria condizionata a palla ovunque… ah… il mio raffreddore ringrazia i newyorkesi per il loro spasmodico ed eccessivo utilizzo dei condizionatori!

:: E infine, qual è il tuo posto preferito a NYC? E quello che ti piace meno?

John: Di New York ho particolarmente amato Williamsburg, ma pure l’East Village m’è sembrato molto vivibile….

Leli: Concordo. Williamsburg e East Village… poi ti saprò dire meglio quando ci ritornerò…



Commenti (1)

  1. [...] – a popular Italian blog about NYC – has interviewed LE-LI, Serpenti and POSI. Once again, if you understand Italian you’ll enjoy these interviews MUCH [...]

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