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La Grande Mela in 10 morsi di Emma Travet

06 luglio 2010

1. L’odore e il rumore della città

WELCOME to New York City! Il benvenuto, appena usciti dalla porta ruotante del JFK, te lo danno il caos, l’odore di asfalto e il giallo dei taxi in fila per portarti nel down town o ovunque sia la tua destinazione. NY è una città stancante, della quale, però, ci si può innamorare all’istante. E quando si rientra a casa (siate stati una settimana o diversi mesi), le prime cose che mancano sono: i neon, l’odore della spazzatura misto a quello degli hot dog, kekab o nuts venduti per strada, magari vicino a un tombino fumante, dell’acciaio dei grattacieli e i vari rumori legati al traffico, al vociare della gente, alle sirene della polizia: odori e rumori così intensi e penetranti a cui si fa presto l’abitudine…

2. Fashion

Se vi piace la moda, prendetevi il piacere di piazzarvi in un punto qualsiasi della city e osservate passare la gente…vale molto di più che sfogliare i magazines. Io l’ho fatto, in special modo all’uscita della fermata della metropolitana a Greenpoint Avenue (dove ho scattato la foto). Lui e lei, una delle coppie più fashionista che abbia visto nel mio soggiorno newyorkese. Volutamente semplici, ma assolutamente glamour. Lui: o sono in giacca e cravatta, con completo, specie quelli incontrati nel downtown, per esigenze lavorative, oppure vestono easy, un po’ boho: Rayban (forever), shorts, camicia fuori dal pantaloni, sneakers di tela, a volte t-shirt Abercrombie o di qualche designer emergente o jeans skinny. Lei: camicetta, shorts, sandali ultraflat (ne avrò contate 7 di donne con i tacchi alti), capelli stile hippy, pochette vintage. Oppure vestitino cortissimo (senza leggins), sandali rigorosamente ultraflat (qualche volta ho visto delle flip flop e ballerine), borsellino (magari comprato da Marc Jacobs al 385 di Bleeker street) e cellulare in mano.

3. Starbucks

I New Yorkers l’hanno ribattezzato “5 bucks”, perché, in media, dal Frapuccino al Banana Cioccolato Blend, i costi delle bevande sono sui 4,99 $. Però Starbucks è pur sempre Starbucks…avrà perso un poco il suo fascino, causa la crisi e il non adeguamento dei prezzi, ma, in special modo gli italiani lo adorano, perché sa tanto di America, e perché si desiderano sempre le cose che non si possono avere. Già, mettevi il cuore in pace: in Italia non arriverà MAI… troppo rischioso, avrà pensato Mr Schultz, il presidente della compagnia che fino al 1987 vendeva essenzialmente caffè in grani. Dopo un attenta ricerca, pare abbia visto che i benefici dell’entrare sul mercato italiano sarebbero di gran lunga inferiori al rischio di un flop…

4. Riflessi

I riflessi a NY sono come la lavanda in Provenza… ovunque. E il bello sta proprio nell’andarli a cercare e a fotografare: i grattacieli si riflettono in altri grattacieli, il fotografo nella vetrina di Bergdorf Goodman, il taxi in quella di Louboutin, io mi rifletto nella porta a vetri del New York Times, mentre passa un furgoncino della Fedex… e il gioco può continuare all’infinito…

5. 9/11

E’ stato come fare un salto indietro nel tempo… Mi ha colpito vedere il cantiere di Ground Zero, la campana donata dalla città di Londra a quella di NYC, i lumini, i ricordi, l’elmo dei pompieri, l’orsetto con “I love New York”, la t-shirt del Police Department, le foto in Saint Paul’s Chapel. Nonostante siano passati 9 anni, mi rivedo con chiarezza, sei giorni prima che le Twin Towers crollassero, sul tetto della seconda torre, ad assaporare il tramonto. Poi la scena cambia e mi ritrovo tra le strade di una NY sconvolta dagli attentati, qualche giorno dopo, a vedere sui pali della luce, attaccate alle pensiline delle fermate dei bus, in metropolitana, sulle vetrine dei ristoranti, le foto delle persone missing…

6. Central Park

La Bethesda Fountain con “Angel of the waters” alla 72th street, le terrazze con le scalinate, i lunghi viali percorsi a cavallo, the Great Lawn, il Belvedere Castle…ho rivisto le scene di HAIR, Ransom, Tommy Boy e quella dello shooting ne “Il diavolo veste Prada”. Ho scoperto che la scultura dell’angelo fu disegnata nel 1873, da tale Emma Stebbins, per celebrare il nuovo acquedotto Croton. A Central Park, ho trascorso una piacevole domenica con amici artisti, pranzando alla Loeb boathouse, poco distante dalla fontana.

7. I taxi gialli

Il colore dominante di NY, non è tanto il verde, quanto il giallo che è un po’ dappertutto. Ovviamente, quello che più salta agli occhi è il giallo dei taxi. Aspettare in coda e poi prenderne uno, anche solo per raggiungere Macy’s è un’esperienza quanto mai entusiasmante, perché, ammettiamolo pure, chiunque di noi abbia visto anche una sola puntata di “Sex&the city”, ama sentirsi un po’ Carrie a NYC, anche solo per qualche minuto. Questo colore è di una forza ispiratrice senza pari…così com’è successo al fotografo Massimo Milanese, che ha gli ha dedicato un progetto dal titolo inequivocabile “Yellow and the city”. (ndr. progetto che abbiamo ospitato con piacere su Nuok lo scorso aprile con uno scatto al giorno!)

8. Artisti

Difficile NON incontrarne uno, a NY sono (e si sentono) un po’ tutti artisti o quanto meno creativi…(io ne ho incontrati cinque in una settimana): non importa se sei fotografo, pittore, attore, scrittore, sceneggiatore, dj, speaker alla radio, etc…, l’importante è non stare con le mani in mano e creare. Sempre. A qualsiasi ora del giorno e della notte. In effetti, a NY, come dicono i New Yorkes, “U GOTTA BE OUT THERE”. In una metropoli unica come questa, basta uscire fuori, esserci, e guardarsi intorno per trarre ispirazione. Storie, immagini, idee ti vengono addosso e tu non hai che raccoglierle: così come fanno Chetty, Steve, Jun, Helene, Karsten

9. Outside NYC

Ci sono tantissimi posti interessanti outside NY. Ne ho raggiunto uno, con amici, in un’ora e mezzo di treno partendo dalla Grand Central, e costeggiando l’Hudson River. Un sabato mattina non qualunque, perché era quello dell’opening party del mio libro alla caffetteria “Caffè Macchiato” (99, Liberty street) di Barbara Ballarini Seymour e di suo marito, intervistati su Nuok di recente. La cittadina si chiama Newburgh, si trova a 60 miglia da New York e conta circa 30.000 abitanti. E’ famosa per essere la prima città americana dove arrivò l’elettricità e anche per la lunga permanenza di George Washington, durante la Guerra di Indipendenza.

10. Progetti futuri

Tornerai a NY? La mia idea sarebbe di tornarci una volta l’anno, per respirare aria di nuovo, ottimismo, creatività, make some good connections, farmi ispirare dalla gente incontrata, dalle loro storie, dai posti, dall’arte, dal fashion etc…. Inutile negarlo, qui ti danno retta anche solo per quindici minuti, ti ascoltano, danno l’opportunità a tutti di provarci. Poi magari non va, ma qualcosa di buono esce sempre fuori. Per me, è stato più facile incontrare Gerardo Greco, Franco Schipani alla RaiCorporation, o Maurizio Molinari de La Stampa che avere un appuntamento con dei giornalisti torinesi.

Adesso metterò in pratica i buoni consigli ricevuti, poi si vedrà. Se daranno i loro frutti, magari sarò in città anche prima…

Ph Erica Vagliengo e Massimo Milanese

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