Kapitoil – Un buon protagonista per un romanzo deludente

Autunno del 1999: il Millenium Bug si avvicina e alla Schrub Equities, compagnia multimilionaria di Wall Street, si attrezzano per evitare danni. I migliori fra i loro programmatori vengono portati a New York per lavorare a stretto contatto e fra questi vi è Karim Issar, un giovane autodidatta particolarmente talentuoso. Karim arriva direttamente da Doha, Qatar, ed è il suo primo viaggio fuori di casa. Il ragazzo è tanto bravo nel suo lavoro quanto impreparato a gestire le faccende della vita: una sorta di Forrest Gump. Non che abbia un’intelligenza al di sotto della media, anzi; il suo problema è che manca di esperienza: non conosce la vita vera.

La sua crescita emotiva è frenata anche dal fatto di aver avuto un’educazione rigida e in un paese di stretta osservanza musulmana. Vive ancora in casa del padre, vedovo, e dal tenore delle loro telefonate intuiamo che lo stile di vita americano non è ben visto in famiglia. Non ha amici: la sua unica confidente è la sorella Zahira, un’adolescente. Infine, non ha mai fatto sesso con una donna, nonostante non sia più un adolescente. Ebbene, questo insolito personaggio di colpo si trova catapultato nella Big Apple, a lavorare in un ufficio delle Twin Towers, fra colleghi che parlano di baseball e night-club e colleghe che non osa neanche guardare dritto negli occhi.

Quando esce dal lavoro Karim ama andare al MoMA. È affascinato dai quadri di Mondrian e invece non comprende i lavori di Pollock. Poi però legge un pensiero del pittore americano che rivendica l’esistenza di un ordine nelle sue opere, apparentemente caotiche. C’è una regola interna, basta cercarla. Quello che confonde Karim è che i quadri di Pollock sembrano non avere un centro: pertanto, pensa Karim, per capire come sono organizzati bisogna considerare le macchie di colore che sembrano secondarie, residuali. A partire da queste sarà possibile ricavare la vera struttura nel quadro, e apprezzarla. Il centro ricostruito dalla periferia, dai dettagli.

Stenographic Figure Jackson Pollock (American, 1912-1956)

Adesso rischio di farla lunga, e anche di anticipare troppo plot, ma il punto essenziale è il seguente: Karim, ispirato dal quadro di Pollock, elabora un programma in grado di predire le oscillazioni del prezzo del petrolio. Come potete intuire, questa scoperta attirerà l’attenzione – e l’invidia – dei sui colleghi, su su fino a Mr. Schrub, il suo ricchissimo e potente datore di lavoro. Quando i due si incontrano, ci sentiamo un po’ come se Forrest Gump fosse davanti a Don Vito Corleone: c’è tensione, la storia ci prende. Il protagonista è un tipo interessante ed è in pericolo: quale premessa migliore per una buona storia?

Animals and Figures Jackson Pollock (American, 1912-1956)

E invece dobbiamo confessare di essere rimasti delusi. Teddy Wayne, talentuoso scrittore newyorkese, ci regala un romanzo di debutto pieno di buone potenzialità, ma non convincente. Karim è un personaggio davvero intrigante: i suoi tentativi di usare le leggi della logica per governare i fatti della vita, uniti alla sua non eccelsa conoscenza dell’inglese, creano uno humour originale, che spesso cade nel politically incorrect, ma che ha anche il pregio di farci amare Karim e il suo candore. Un altro elemento di forte interesse per il libro sono i continui, e impliciti, riferimenti all’11 Settembre: l’ufficio nelle Twin Towers; Karim che va in Moschea dopo una notte brava e viene avvicinato da personaggi ambigui; le notizie di attentati terroristici che gli comunica il padre ma di cui non trova traccia in TV… In una parola, il fatto stesso che lui sia musulmano e si trovi a New York è già un motivo di interesse, e lo è anche la presenza di un antagonista potente e pericoloso.

Broadway Boogie Woogie Piet Mondrian (Dutch, 1872-1944)

Gli elementi per un buon romanzo, dunque, ci sono tutti, eppure queste potenzialità restano inespresse. Dal punto di vista dell’intreccio, la storia si addormenta, e la tensione iniziale – invece di crescere – viene sostanzialmente neutralizzata. Schrub si rivela un avversario molto meno ostico di quello che pensavamo. Altro fattore negativo è il mancato sviluppo della tematica culturale, il conflitto fra Oriente musulmano e Occidente capitalista. La nostra sincera impressione è che Wayne non abbia scavato a fondo nella questione ma che l’abbia solo abbozzata. Karim non è completamente credibile: non c’è mai un dettaglio imprevisto, qualcosa che solo una persona nata e cresciuta a Doha potrebbe dire o fare. A essere cattivi, potremmo dire che Wayne sia rimasto intrappolato in uno stereotipo: il personaggio è vero nel suo candore e nell’amore per la matematica, ma non nell’essere anche un cittadino del Qatar. Questa pecca, chiaramente, indebolisce il valore dei pur belli – e azzeccati – rimandi all’11 Settembre.

Lozenge with Four Lines and Gray Piet Mondrian (Dutch, 1872-1944)

Da ultimo, senza svelare il finale, possiamo dire che da un certo punto in poi la storia si riduce a uno scontro fra il musulmano buono e l’americano capitalista e cattivo. Il primo (Karim) non vive nella libertà, ma quando ce l’ha compie le scelte eticamente più giuste; il secondo (Schrub) di libertà – e potere – ne ha fin troppa, ma non sa come usarla, o decide consciamente di usarla male. Insomma, una facile retorica buonista che impedisce di indagare davvero la questione dello scontro Oriente-Occidente in tutto il suo fascino, ma soprattutto una debolezza della storia che allontana noi lettori dal romanzo, nonostante l’indubbia empatia per il protagonista.



Commenti (1)

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