Il coraggio di Marta

Marta Mondelli ha molto coraggio. Ha poco meno di trent’anni e ha realizzato un lungometraggio con poco più di 30.000$. Qui a New York. Solamente per questo si merita un plauso sincero e tanto incoraggiamento. Il film si intitola The Contenders ed è uscito quest’anno: ha girato per vari festival, sia in America che in Europa, ha vinto un premio alle Hawaii e ha ottenuto anche una piccola distribuzione nella Grande Mela. Al momento potete vederlo al Producers Club, dove resterà in programmazione fino al 30 Luglio.

La storia di Marta ci ha molto colpito perché, nel suo piccolo, sa di sogno americano, e lo dico senza retorica. Marta inizia la sua carriera artistica come attrice: in Italia recita in teatro e anche nel cinema, ma non è soddisfatta, non ottiene quello che vorrebbe. Pensa di poter fare di meglio e, invece di lamentarsi, decide di affrontare una nuova sfida: New York. Si trasferisce negli Stati Uniti e, di nuovo, rifà tutta la gavetta. Quando capita recita anche in italiano, ma molti dei provini a cui si presenta sono in inglese, e a giudicare dal film la sua pronuncia è ormai davvero eccellente.

Oltre a recitare si dedica anche alla scrittura, in vari ambiti. Cura una rubrica per The Huffington Post; scrive un romanzo in corso di pubblicazione, il cui titolo – Occhi di cane, Cuore di cervo – rimanda all’Iliade, una delle sue passioni; scrive sceneggiature di cinema e teatro. E The Contenders nasce proprio come play teatrale: dopo vari reading che sembrano funzionare bene, decide di adattare il testo per il cinema. A quel punto c’è lo scoglio più grande: trasformare la sceneggiatura in un film vero e proprio. E Marta, ancora una volta, non si tira indietro: organizza collette su internet; convince vari professionisti a lavorare per lei quasi gratis; trova dei produttori. Soprattutto, si assume la responsabilità di mettersi dietro la macchina da presa.

Per fare tutto questo ci vuole senza dubbio un po’ di sana pazzia, ma anche intelligenza e spirito pratico, e queste doti emergono nel soggetto del film: quattro amici di vecchia data, due uomini e due donne, si ritrovano a passare un weekend tutti insieme dopo vari anni. Il luogo prescelto è una casa su un’isola: c’è solo un traghetto al giorno, fino all’indomani non c’è modo di tornare a casa, e il programma è di passare la notte tutti insieme, a bere e ricordare il passato. L’occasione è il compleanno di una quinta persona, che però non vedremo mai sullo schermo: sappiamo che è nella casa, e che sta male, ha un gran mal di testa. Non vuole vedere nessuno. Si fa sera, la cena è pronta, ma la festeggiata è ancora in camera. I quattro amici vanno a chiamarla e scoprono che è morta. Niente sangue, niente lividi. Semplicemente, non respira più.

L’idea di base è tanto semplice quanto efficace. I nostri sono bloccati sull’isola, nella stessa casa, e c’è un cadavere. Questa premessa ha il pregio di ridurre al minimo, e senza impoverire la storia, il numero di attori e di location. Come possiamo facilmente intuire, lo sviluppo del plot riguarderà le tensioni – e i sospetti – fra i quattro amici ancora vivi. Un altro elemento che contribuisce a rendere la storia compatta è la scelta di scrivere un film di genere: si tratta di un giallo, vogliamo scoprire chi è l’assassino. Come dire: le regole del gioco sono chiare, e infatti la storia prosegue come un classico film in tre atti, premessa, sviluppo e risoluzione.

Il film, a nostro avviso, ha il pregio di essere piuttosto organico nella regia, nel ritmo del montaggio e – come detto – nella struttura della sceneggiatura. Allo stesso tempo denuncia alcune imperfezioni: la natura teatrale del testo ci sembra ancora molto evidente, soprattutto nei dialoghi, che risultano a volte troppo letterari. La storia è un giallo psicologico, però ci sembra che il versante mystery sia troppo sacrificato a discapito dell’aspetto sentimentale. Infine, assodato che la vera trama riguarda i rapporti fra i quattro amici più che la vicenda del morto, ci saremmo aspettati uno sviluppo psicologico più consistente, non tanto nei personaggi che escono “sconfitti” (perché destinati a non cambiare mai), quanto in quelli che al termine della vicenda ci regalano un sorriso. Uscendo dal cinema vorremmo essere sicuri che, questa storia, li abbia davvero aiutati a maturare.

Concludiamo con due piccole menzioni d’onore. La prima è per l’uso dei flashback. Di norma sono ‘pericolosi’ per un giallo, poiché la tensione della storia dovrebbe essere conservata tutta nel qui e ora, ma in The Contenders il passato non viene mostrato tanto per integrare il plot, quanto per far emergere il mondo emozionale dei protagonisti: la loro funzione è tendenzialmente emotiva, e di fatto diventano anche dei diversivi dal punto di vista visivo, poiché di tanto in tanto ci portano fuori dalla casa del delitto. La seconda menzione è per Adam Henry Garcia, che interpreta il personaggio di Marc; la sua interpretazione ci è parsa particolarmente riuscita.

Links
www.thecontendersthemovie.com/home
www.martamondelli.com
www.huffingtonpost.com/marta-mondelli
www.producersclub.com



Commenti (1)

  1. Best of luck for the future, Marta! See you next days! Kiss, A. PS: Alice, you’re doing an amazing and useful job with NUOK. Thank you very much!

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