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HUMUS: Valeria Petrone

08 febbraio 2011

Valeria Petrone è una illustratrice di fama mondiale ed artista poliedrica. Non solo illustra libri per bambini, ma collabora anche con “Io Donna”, l’inserto del sabato del “Corriere della Sera” e crea simpatiche e umoristiche campagne pubblicitarie per importanti aziende.

Benvenuta su Nuok, Valeria!
Quando e come hai iniziato la carriera di illustratrice?

Ho iniziato a Londra dove mi ero trasferita a studiare nel 1985. Dopo tre anni e piccoli lavori per qualche casa editrice sono stata presa da un’agente e da lì ho cominciato veramente. Principalmente illustrando libri per bambini. Tornata in Italia ho continuato a mantenere i contatti con Londra e attraverso un’agente a New York ho iniziato a lavorare anche negli Stati Uniti.

Come avviene la tua trasposizione del testo in immagine?

Dipende se il testo è un libro per bambini o, per esempio, un articolo di giornale. I tempi di “metabolizzazione” del testo variano molto. Il libro ha tempi lunghi, permette di rivedere continuamente la propria interpretazione, modificarla strada facendo e aggiungere dettagli.
Le immagini sono sicuramente molto legate al testo, anche se spesso mi piace cercare di aggiungere un sottotesto visuale che corre parallelo a quello scritto.
Se l’illustrazione è per un articolo, spesso i tempi sono molto rapidi. Durante la lettura del testo lascio che la mia mente vaghi liberamente e spesso mi capita di visualizzare delle immagini anche solo per associazione di idee. Spesso sono poi le immagini che utilizzo, elaborate per esprimere al meglio un’idea o una senzazione. A volte mi capita di lavorare proprio sul non detto del testo, così che l’immagine non sia descrittiva ma complementare, un commento al testo più che una descrizione.

Qual è il libro che più hai amato illustrare?

IL PITTORE di Gianni Rodari. A parte il fatto che sono cresciuta con i libri di Rodari e che lo considero tra i migliori scrittori per ragazzi, per questo libro ho avuto totale libertà di espressione. Ho letto il testo, che è molto breve poichè è solo una filastrocca, e nelle settimane sucessive l’ho solo immaginato. Poi quando ho cominciato, ce l’avevo tutto già in testa e dagli schizzi ai definitivi praticamente non è cambiato nulla.

Lavori molto all’’estero e collabori con molti editori statunitensi. Hai riscontrato una diversa considerazione del ruolo delle illustrazioni rispetto all’’Italia?

Assolutamente sì. Negli Stati Uniti l’approccio di un editor o un art director quando si rivolgono ad un illustratore è di rispetto e considerazione. Scelgono un certo illustratore perché stimano il suo lavoro e hanno un progetto adatto al suo stile e di conseguenza reputano che meriti anche un adeguato compenso. Insomma l’impressione come illustratore è quella di essere una parte importante del meccanismo che porta a termine un progetto. Non si può dire lo stesso dell’Italia dove commissionare un lavoro ad un illustratore, soprattutto se giovane, viene fatto cadere dall’alto, come fosse un favore, i compensi sono spesso al ribasso e a volte non vengono riconosciuti i diritti d’autore. Aldilà del lato economico comunque nella comunicazione anglosassone, a tutti i livelli, dalle campagne stampa alle copertine di libri, dal packaging alle riviste l’illustrazione ha sempre avuto un peso e una diffusione maggiore che in Italia.

Non ti occupi però solo di illustrazioni di libri per bambini. In quali altri contesti sei coinvolta?

Negli Stati Uniti ho esteso il il mio lavoro anche a riviste, giornali, campagne pubblicitarie. In Italia collaboro stabilmente con il settimanale Io Donna, l’inserto del sabato del Corriere della Sera.

Hai vissuto a Londra. Quanto l’ambiente londinese ha influenzato il tuo stile?

Mi ha molto influenzato lo humor inglese, nella letteratura e nelle illustrazioni che vedevo intorno a me, come i Limericks di Edward Lear, i quadri di David Hockney, ma anche l’americano Edward Gorey.

Qual è il tuo posto preferito a Londra?

Borough Market, a East London. E’ un mercato di frutta e verdura e prodotti da tutto il mondo. Con banchetti dove provare di tutto, dai formaggi alla zuppa di pesce alle torte fatte in casa. Poi da lì a piedi, lungo il Tamigi, si arriva alla Tate Modern.

Progetti futuri?

Una mostra personale ad Arezzo di illustrazioni e quadri che inaugurerà in Marzo.

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