HUMUS: Alessia Mosca e la parola cambiamento

“La voglia di non abbattersi di fronte alle difficoltà, l’orgoglio verso il proprio paese e l’attenzione costante al rinnovamento.” Ecco cosa bisognerebbe importare dall’America. Alessia Mosca – che ha seguito in prima linea le ultime elezioni americane – si racconta su HUMUS e ci parla di cambiamento, lasciandoci con una riflessione molto positiva: mai arrendersi – “se non proviamo noi a cambiare le cose, chi dovrebbe farlo?”

Alice Avallone

:: Benvenuta su Nuok! Per prima cosa, ci racconti in breve il tuo percorso?

Volentieri: dopo la laurea in Filosofia all’Università Cattolica, ho perfezionato gli studi sui temi del lavoro e delle relazioni internazionali e ho lavorato al Parlamento europeo e nell’Ufficio relazioni istituzionali e internazionali di Alenia Aeronautica. Dal 2004 sono ricercatrice presso l’Arel (Agenzia di ricerca e legislazione fondata da Nino Andreatta) e per due anni (2006-08) ho fatto parte della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta.

Sono stata vice presidente dello Yepp (Youth of the European People’s Party) e membro della Direzione nazionale della Margherita. Dal novembre 2007 e fino all’insediamento dell’attuale Governo ho fatto parte dell’Esecutivo nazionale del Partito democratico, come responsabile Lavoro. Nel 2008 sono stata eletta parlamentare, proseguendo nel frattempo il lavoro di ricerca, e lo scorso anno sono stata nominata tra gli Young Global Leaders (gruppo del World Economic Forum), unica politica tra gli italiani selezionati. Attualmente sono segretario della Commissione Lavoro della Camera e vicepresidente dell’Associazione 360.

:: Hai seguito da vicino le ultime battute della campagna elettorale per le presidenziali in America. Quali sono state le tue principali considerazioni?

L’esperienza negli Stati Uniti è stata tra le cose che ricordo con maggiore piacere. Negli ultimi giorni della campagna elettorale vissuti a Washington ho tenuto un diario quotidiano sul mio blog raccontando impressioni e sensazioni e confrontandomi con i lettori. Vista dal di dentro, la campagna presidenziale statunitense è un concentrato di energia difficile da riscontrare altrove. Però la cosa che porterò sempre con me è stata la reazione di McCain alla notizia della sconfitta: la sua compostezza nell’accettare il risultato, gli auguri al neo-presidente Obama e la mano tesa sulle grandi questioni che riguardano il paese. Che lezione per la politica italiana!

:: Una delle parole chiave di Obama è “cambiamento”. Che significato dai tu a questa parola?

L’elezione di Obama è stato il segnale di quanto vitale sia la prima democrazia del mondo. Solo pochi mesi prima in pochi avrebbero scommesso su di lui, che partiva nettamente svantaggiato già nelle primarie democratiche. Eppure, in un momento difficilissimo per il paese, i cittadini statunitensi hanno superato antiche resistenze e si sono tolti i paraocchi, votando il primo presidente nero della storia. Un messaggio di rinnovamento chiaro. Per quanto concerne l’Italia, ci sono tante persone capaci che lavorano per superare gli schemi tradizionali della politica, le lobby che si oppongono alle liberalizzazioni, le resistenze dei privilegiati. Intorno a Enrico Letta si sta formando una nuova classe dirigente con l’Associazione TrecentoSessanta, che si propone di favorire il cambiamento: per citare un’iniziativa, segnalo Donne al Volante, blog sul lavoro delle donne, nato per documentare un viaggio all’interno dell’occupazione femminile e ora entrato nel vivo della sua seconda fase in cui sono le donne a raccontarsi tra esperienze, ambizioni e ostacoli quotidiani.

:: Nel tuo viaggio hai visitato diverse aziende italiane ed istituzioni internazionali. Che cosa importeresti dall’America in Italia? E viceversa?

La voglia di non abbattersi di fronte alle difficoltà, l’orgoglio verso il loro paese e l’attenzione costante al rinnovamento. Dell’Italia porterei negli States innanzitutto l’atteggiamento flessibile: noi italiani siamo molto amati in America per la nostra capacità nel tirarci fuori dalle difficoltà grazie alla nostra creatività.

:: La fuga dei cervelli all’estero è un argomento di grande attualità. Qual è la tua opinione? Di chi sono le responsabilità?

Le responsabilità sono in una classe di potere – a vari livelli – chiusa a riccio per proteggere i propri interessi. La fuga dei cervelli è un danno grave al paese e un’ingiustizia grave per le aspirazioni dei singoli. Su questo tema sto lavorando attraverso Controesodo, un pacchetto di misure in corso di discussione in Parlamento per sostenere finanziariamente il rientro degli italiani oggi all’estero.

:: Che cosa consigli ai giovani italiani scontenti del proprio paese?

È sempre difficile dare consigli. Da coetanea posso dire quello che ho fatto io, cioè non arrendermi all’idea mai che una ragazza che veniva da una “famiglia normale” non potesse realizzare i suoi sogni e farsi strada. E poi diciamocelo francamente: se non proviamo noi a cambiare le cose, chi dovrebbe farlo?



Commenti (1)

  1. [...] Intervista rilasciata al portale Nuok, 5 maggio 2010 Di Alice Avvallone [...]

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