ESCLUSIVA: A Film With Me In It

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Il galateo di Internet prevede che un articolo che parla di un film avvisi il lettore dell’eventuale presenza di spoilers, ovvero anticipazioni che riguardano i momenti chiave della trama. È davvero fastidioso quando qualcuno, senza chiedere il nostro permesso, ci anticipa il finale di un film. Nel caso di A Film With Me In It, l’unico vero spoiler che si può fare è rivelare subito che si tratta di una storia esilarante.

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Dublino, i giorni d’oggi. Mark è  un attore disoccupato che ha ormai superato la trentina. Vive in una casa malmessa con il fratello disabile, e Sally, l’eterna fidanzata. Mark è completamente inaffidabile: non solo non trova lavoro, ma si mangia anche i soldi che Sally gli dà per l’affitto, provocando così l’ira del loro terribile padrone di casa. Il migliore amico di Mark è Pierce, e anche lui è un vero disastro. Lo conosciamo a una riunione per alcolisti anonimi in cui si presenta come “regista e cameriere”. Ma il colpo di genio viene appena qualche scena dopo, quando è Sally – con una battuta formidabile – a informarci che Pierce non solo non è mai stato un regista, ma neanche un cameriere (insomma, se va bene è un ubriacone redento!).

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Ecco, questo è il ritmo – e la qualità – dei dialoghi, davvero invidiabile. Ma ora immaginate questi due autentici disgraziati che decidono di scrivere un film, una dark comedy. Pierce lo dirigerà, mentre Mark – è chiaro – ne sarà il protagonista. I due sono certi di una sola cosa: qualcuno morirà. E qui arriva il bello. I nostri poveri malcapitati non sanno che il morto – anzi, i morti – ci saranno per davvero, e saranno tutti concentrati nel disastrato appartamento di Mark! Infatti, per una incredibile serie di coincidenze legate alla fatiscenza della casa, Mark si ritroverà circondato di cadaveri, e quando Pierce accorrerà in suo aiuto, le cose peggioreranno… Non solo i cadaveri aumenteranno, ma Pierce convincerà Mark che le coincidenze avvenute sono troppe e troppo assurde perché la polizia possa crederci.

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Ma allora, cosa farne dei cadaveri? Pierce, da provetto sceneggiatore, decide che dovranno spostare i corpi e i mobili all’interno della casa in maniera tale da poter presentare alla polizia una versione più credibile dei fatti. In altri termini, la creazione letteraria – la dark comedy – si è trasformata nella realtà di Pierce e Mark, e scrivere una buona sceneggiatura è diventata una questione di vita o di morte. Gli sviluppi, come anticipato, sono esilaranti.

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Questo film, a nostro avviso, contiene due piccoli miracoli, e il primo riguarda proprio il tono della storia. La sceneggiatura (scritta da Mark Doherty, il Mark della storia) inizia come una classica commedia leggera, ma via via che la storia procede lo humour diventa più nero, poiché si ha a che fare con sempre più sangue e cadaveri. Questo passaggio, tuttavia, non viene percepito come traumatico, e il merito è dato dalla misura nei dialoghi, nella recitazione e nella regia. Da sottolineare, a questo proposito, che si tratta di un film d’esordio.

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Ma il regista, Ian Fitzgibbon, insieme con la produzione ha realizzato un altro piccolo miracolo: girare un intero lungometraggio con appena una decina di attori e un numero analogo di locations. E, per esser chiari fino in fondo, tutto ciò senza che il risultato appaia forzato o cheap. Ha senso che la gran parte della storia si svolga nella casa “assassina”, e non si sente il bisogno di altri protagonisti. Anzi, in un cast così ridotto risaltano i cammei di Neil Jordan e di Jonathan Rhys Meyers, entrambi a loro agio nel fornire una versione auto-ironica del loro status di star del cinema.

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Questo film, abbiamo detto, è stato costruito con misura, e – possiamo aggiungere – con coraggio: si presenta come una storia semplice, ma in realtà si regge su equilibri molto delicati. Uno su tutti: le coincidenze assassine. Le coincidenze, come sottolinea Pierce, sono davvero tante, ma se così non fosse non sarebbe necessario inventare una diversa ricostruzione degli eventi. Se la realtà non fosse incredibile, perché impegnarsi tanto per creare una bugia credibile? Basare un intero film su una premessa del genere è molto rischioso, e infatti, a dirla tutta, in alcuni momenti si rischia di rompere la sospensione dell’incredulità. Vi sono passaggi in cui lo spettatore può interrogarsi sulla credibilità degli eventi o sulla logica che guida il comportamento dei personaggi. E c’è anche da dire che tutto ruota intorno a Mark, è lui il protagonista, ma per gran parte della storia il personaggio più attivo è Pierce. Insomma, ci sono degli squilibri. E tuttavia, nel complesso, prevale l’ammirazione per un prodotto così originale, e il divertimento per l’irresistibile humour dei due protagonisti.

Leonardo Staglianò



Commenti (1)

  1. M.

    Noto con piacere che il parere di chi lo ha visto è positivo come le mie prime impressioni. Sono ancora più deciso a visionarlo.
    Qui il trailer del film:
    http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2010/01/11/a-film-with-me-in-it-primo-trailer/

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