Oggi a Los Angeles Gianluca Sportelli

:: Benvenuto su Nuok, Gianluca. Raccontaci brevemente di te.

Ho 32 anni e sono un regista pugliese diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia qualche anno fa. Ho girato vari corti che hanno partecipato in numerosi festival in giro per il mondo e che spesso hanno trovato distribuzione in tv (cosa non facile, purtroppo, per un corto in Italia). Sono innamorato della black music, funk soprattutto, e dei famigerati blaxploitation americani. Sto scrivendo il mio primo film… e che dio ce la mandi buona (la prima).

Gianluca Sportelli

:: Con il cortometraggio La famiglia Starnazza hai vinto l’edizione 2011 del concorso Cinemaster, che ti ha permesso di trascorrere due settimane negli Universal Studios a Los Angeles. In cosa è consistita questa esperienza?

I primi due giorni ho fatto il “turista” negli studios, visitando set, sale mix e montaggio, magazzini di properties e il cinenoleggio interno alla Universal. Gli studios sono enormi e qualche giorno serve per capire dove si dislocano tutti i dipartimenti.
Poi sono iniziati gli incontri mirati con ogni singolo capo reparto di produzione: Creative production, Physical Production, Production Finance, Marketing and Product placement… Mi hanno raccontato il loro modo di lavorare, cosa fanno, qual è il modo in cui tutti i reparti s’interfacciano tra loro e con il regista… ma soprattutto è stato l’incontro con gli executive della Focus Picture molto interessante, perché loro producono film “un po’ più europei”. Il cinema si fa uguale in tutto il mondo, ma il modo di costruire un prodotto filmico è diverso, soprattutto per quel che riguarda una grande major.
L’ultimo incontro è stato con “big boss” della Universal, Adam Fogelson & Donna Langley. Stupendi per la semplicità con la quale si sono confrontati con me a riguardo dei miei progetti e del mio modo di vedere il cinema.

Gianluca Sportelli

:: Quali sono le più grandi differenze tra il cinema italiano e quello americano, secondo te?

Non è facile rispondere a questa domanda. Differenze ci sono e credo siano per lo più culturali (basti pensare che quando sono andato alla premier di “Paul” nel foie del Chinese Theather distribuivano coca cola e pop corn), si sente molto forte la dominante “intrattenimento” del cinema. Quello che più mi stupiva degli Studios era il fatto che ribadivano costantemente il concetto di qualità, anche associandolo a dei film che da noi sono “americanate”, perché per loro la qualità è tutto: non vedrai mai, in un film di una major, un attore non bravo, questo a prescindere dalla storia che viene raccontata.

:: Cosa pensi del cinema italiano contemporaneo?

Il cinema italiano mi piace, non tutto, ma ho dei registi ai quali sono molto legato perché mi hanno influenzato. A parte Sorrentino, Moretti e Virzì, vorrei menzionare un regista meno noto come Gianfranco Rosi, che ha fatto due documentari stupendi: “Below sea level” ed “El sicario. Room 164”.
Mi piacerebbe il cinema italiano fosse in grado di guardare oltre il mercato italiano, perché nel resto del mondo succedono cose interessantissime (anche low budget).
Penso sia abusata la parola “autore” e vorrei ritornasse forte la parola “regista”.

Universal Studios

:: Quali sono i tuoi registi di riferimento?

Mettendo in panchina i mostri sacri come Fellini (8mezzo è, per me, il più grande film di sempre), Kubrik, Leone, Truffaut…sono innamorato della sensibilità di Van Sant, l’umorismo di Wes Anderson, il rigore di P.T. Anderson, la creatività di Terry Gilliam.

:: Quali consigli daresti a chi come te vuole intraprendere questa carriera?

Non ho consigli… questo mondo è troppo complesso ed io non sono un veterano che può dispensare consigli. Penso solo sia importante guardare a quanto succede nel resto del mondo, senza fermarsi a quello che accade dietro l’angolo di casa.

:: Posto che ti è rimasto nel cuore di LA?

Assolutamente al primo posto Omoeba, un mega negozio di dischi e film che ha veramente di tutto, lì ho comprato una dozzina di vinili funk oltre a qualche dvd praticamente introvabile, poi le librerie indipendenti sparse per la città e l’atmosfera “assolutamente LA” che si respira in giro per Venice beach.



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