
Dedicata alla poesia e alla prosa poetica su New York questa rubrica ospita testi scritti da chi vive qui o da chi ci ha solo trascorso qualche giorno sedotto o respinto, comunque mai indifferente alla grande forza della vita e dell’ingegno umano che caratterizza questa travolgente città.
Oggi è la volta di quattro inediti scritti apposta per noi da Gian Maria Annovi, poeta visionario che crea un ‘cortocircuito poetico’ interessante raccontando realisticamente quello che, solo a posteriori, appare come il giorno di un presagio e, dunque, ormai a fatto compiuto, leggendo la città come un libro di micro-segni inutilmente anticipatori e terribilmente umani.
Potrete ascoltarlo al Bowery il 4 aprile dove leggerà le sue poesie.
Gian Maria Annovi
9/10
(dittico in due tempi)
Nine-tenths of everything is inessential.
(Francis Bacon)
to JK
1. (8.46 am)
la voce del predicatore
che scalcia in spagnolo
contro la parete di cartone
le sue preghiere sono
il karaoke settimanale
dei tuoi primi pensieri
premi il ginocchio
contro il cuscino
e controlli che il mondo
sia ancora là fuori
oltre la griglia che
ingabbia
il motore dell’aria
2. (9.03 am)
lo scoiattolo che mangia carne
sul marciapiede non ha paura
lo trovano morto poche ore dopo
due pensionati su una panchina
di Riverside Park
riverso appena e il cuore fermo
(la morte è questo spavento
che ti entra dentro e che ti divora)
****
1. (9.59 am)
l’uomo che trascina un carrello
della spesa
(la sua casa)
o che forse ne viene trascinato
sulla strada che inclina è un parlare
di cose che non sanno essere in inglese
parole che vengono a infiammare
l’interno e i bordi della bocca
mentre bruciano borse di rifiuti
nei parcheggi che sono ancora chiusi
2. (10.28 am)
risale in superficie la donna
che pulisce le torri degli uffici
nel supermarket vicino a casa
si vede in fiamme
tra le buste di surgelati
vive senza saperlo
in un piano-sequenza stravolto
il suo volto:
Monica Vitti che osserva
l’isola che l’ha resa deserta
Nota
Come sosteneva Francis Bacon, parlando più in generale della realtà, anche i nove decimi di quello che accade a New York sembrano a volte inessenziali. Privi d’importanza. Erano queste alcune delle riflessioni che avrei voluto sviluppare nei testi di questa breve serie. Una volta scritto il suo titolo, però, mi sono accorto (non senza terrore) che quello che l’inconscio mi aveva portato a fare non era tanto descrivere uno spazio, ma piuttosto immaginare un momento nel tempo: il giorno prima della data che ormai sembra rappresentare l’essenza di questa città, 9/11. Il risultato è un dittico cadenzato in due tempi, mosso da una semplice domanda: cosa accadeva, inosservato, il 10 settembre, alla medesima ora in cui le torri venivano colpite e crollavano? Morti che non contano e che non vengono contate, il senso di una quotidiana apocalissi, la solitudine e lo squallido splendore di quest’isola che abitiamo.
Nota Biobibliografica
Gian Maria Annovi è nato a Reggio Emilia. Dopo aver vissuto a Barcellona, Bologna e Los Angeles, nel 2005, si è stabilito a New York. Ha conseguito un dottorato di ricerca in italianistica presso l’Università di Bologna e attualmente è Ph.D. Candidate in Italian Studies alla Columbia University. Ha pubblicato la raccolta di saggi Altri corpi. Poesia e corporalità negli anni Sessanta (Gedit, 2008) e le raccolte poetiche Denkmal (l’Obliquo, 1998), Terza persona cortese (d’if, 2007) e Self-eaters (Mazzoli, 2007), finalista al Premio Antonio Delfini. Nel 2006 ha vinto il Premio Mazzacurati-Russo per l’opera inedita. I suoi testi sono comparsi su diverse riviste e blog oltre che nelle antologie L’opera comune (Atelier, 2001), Parco poesia (Guaraldi, 2003), Nodo sottile 4 (Crocetti, 2004), Poesie della fine del mondo (Sossella, 2007). È inoltre presente nel volume Le parole esposte. Fotostoria della poesia italiana del Novecento (Crocetti, 2002). La sua nuova raccolta di versi Kamikaze (e altre persone), uscirà nel mese di giugno.


bravissimo Gian, molto bella ‘idea di aggirare la data fatidica, di cui si sente l’incombere, nell’apparente, inessenziale quotidianità delle immagini. Ciao!
nove su dieci timide apocalissi non sono mai avvenute. finché la genesi della Scrittura non se ne appropria, e ce ne fa certi.
bella la struttura e la trama sottile della scrittura – aspetto in ogni caso quello che continuerà la violenza e l’orrore della Scolta -
Riaffiora la cruda consapevolezza che e’ tutto, inesorabilmente, a posto, nella confortante disperazione metropolitana.
Fantastico Gian! E da questa tua Panarea cos’altro ci racconti?
………vogliamo ancora…e ancora! Grazie.
Grazie a tutti per i commenti!
Bellissima- come ogni tua poesia- che mi scava dentro, fino al profondo dell’anima.
Bravo!!
[...] questo periodo nella Rete abbiamo catturato e letto alcune poesie di Gian Maria Annovi nella rubrica diari newyorkesi a cura di Alessandro Polcri. Tre pezzi facili di Simone Marini su Come vincere un dottorato [...]
Gian Trattino, you found again your pace… i love ur poetry, i still think that you are one of the best (never say da best…). skinny and sensual…ur poems… i wait for the book…