Americani per sempre: I pittori di un mondo nuovo

Americani per sempre
I pittori di un mondo nuovo

Parigi 1867 – New York 1948
Annie Cohen-Solal
Traduzione di Manuela Bertone
Johan & Levi editore

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Grandiosa ricerca da parte dell’autrice per regalarci questo saggio; la sua passione per l’arte e la storia e il gusto di Annie Cohen Solal ci trasporta nel periodo storico che va dal 1867 al 1948, nello spazio fisico tra la vecchia Europa e l’America.
A Parigi, nel 1867, si apre l’Esposizione Universale d’Arte e Industria: nella Francia del secondo Impero, la pittura storica era alle sue ultime battute, così come la pittura di scene tradizionali. Una commissione straordinaria scelse ben trentanove artisti americani, mobilitando grossi nomi, tra cui Church, con Niagara, un immenso quadro che raffigurava le cascate del Niagara.

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Ma gli artisti americani ebbero uno smacco, finirono in fondo al medagliere, facendo una pessima figura. Nelle arti figurative c’era troppo divario tra gli artisti europei e quelli americani e il gusto francese dettava legge ovunque, e l’unico modo per avvicinarsi a loro era quello di prendere lezioni. Infatti molti, dagli Stati Uniti, decisero il trasferimento in Europa, soprattutto a Parigi e dintorni. Certamente il paesaggio francese si prestava ad una raffinata trasposizione pittorica, con una natura ricca di particolari sempre diversi di forme e policromie, al contrario dei paesaggi americani, troppo dispersivi e poveri di storia. Una caratteristica non secondaria dei pittori americani era quella di un instancabile ottimismo, Julian Weir per esempio disse” Continuo a sperare in un futuro non lontano vedrò New York trasformata in città degli artisti. Penso che riuscirete a dar vita ad una scuola americana“.

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Lo sviluppo sfolgorante delle attività industriali, le speculazioni bancarie, le dinastie finanziarie colossali: le posizioni sociali si potevano comprare molto in fretta così come gli investimenti sfrenati nel campo artistico.Procurarsi una collezione privata di opere d’arte era il massimo ambito. Negli ultimi anni dell’ottocento, i quadri più innovativi prodotti dai pittori francesi, varcano l’oceano, per rivivere in un paese tanto diverso da quello che li aveva concepiti: era la prima volta nella storia dell’arte.

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Le donne americane, prima soltanto muse ispiratrici, diventano attive, fino ad assumere ruoli chiave nel mondo artistico statunitense; fino ad arrivare a Peggy Guggeheim. Nel 1929 si elabora per la prima volta il concetto di funzionamento del museo con opere d’arte moderna, tutto questo a New York, e in un articolo, un giornalista americano, scriveva: “Il progetto di aprire in città un museo di arte moderna era buona cosa, ma destava sorpresa, perplessità il fatto che la prima mostra fosse francese. Gli artisti americani saranno delusi.”

La mostra si intitolava “Cézanne, Gauguin, Seurat, Van Gogh”. Solo parecchi anni dopo gli artisti americani presero quota, non più frenati dal peso della tradizione, coniugando automatismo e gesto istintivo, gli artisti erano come predisposti a queste nuove tecniche, di cui Pollock è il rappresentante più evidente ed acclamato della nuova corrente, portandola al limite estremo.

Caramella

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