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Urban Safari

Una passeggiata per Torino con il naso all’insù

13 marzo 2017

Capita quasi continuamente di avere il cellulare in mano per una miriade di motivi diversi: leggere le notizie, navigare in rete, curiosare sui social network o chattare con gli amici. Spesso facciamo queste operazioni una dopo l’altra e finiamo per camminare con lo sguardo incollato allo smartphone. Noi di Nuok, per questo Urban Safari, vi chiediamo di mettere via il telefono, di guardarvi intorno e anche di alzare gli occhi al cielo. Siete pronti?

Iniziamo il nostro tour partendo dal parco del Valentino, il cuore verde di Torino: a pochi minuti da Porta Nuova, troviamo questo polmone vegetale, costeggiato dalle strade e dal Po, che è stato più volte una star negli articoli di Nuok. Per esempio, Francesca ne spiega la storia in quest’articolo, mentre Noemi ci affascina qui svelandoci una perla nascosta come il Borgo Medievale. In questo Urban Safari, iniziamo da una parte del parco che si trova poco dopo il Borgo: stiamo parlando del Giardino Roccioso. Questo giardino è ritagliato dal resto del Valentino da una cancellata, ma la differenza è nettamente visibile. Infatti, il prato è ben curato e si possono scorgere le piante nostrane vicino a esemplari più esotici; in più, il rumore dell’acqua che scorre è un sottofondo continuo (e molto rilassante: nelle belle giornate, quest’area si riempie di persone e non è raro cadere addormentati, complice anche il tepore del sole).

Ma andiamo con ordine: il giardino è nato nel 1961 grazie a Giuseppe Ratti, in occasione dell’Esposizione internazionale e dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Negli anni è stato ampliato, ritoccato, sistemato: le piante sono state scelte in modo da avere una nota di colore durante tutto l’anno, sia che provenga dalle foglie o dai fiori. Però la particolarità è un’altra: è disseminato di statue e sono così ben integrate nell’ambiente che trovarle si è trasformato ben presto in un gioco. Ecco che un laghetto ci ha dato l’occasione di passare un po’ il tempo facendo birdwatching, anche per chi non ha molta pazienza.

Statua_Aironi_Giardino_Roccioso_Parco_Valentino_Torino

Abbiamo anche scorto un gatto che si stiracchia, che sia per il sonno o per prepararsi al salto non sappiamo dirlo.

Gatto__Statua_Giardino_Roccioso_Parco_Valentino_Torino

Poco lontano, abbiamo scorto un principe azzurro in attesa di un bacio

Rospo_Secchio_Pozzo_Statua_Giardino_Roccioso_Parco_Valentino_Torino

Ma di certo la scultura più famosa ha per protagonisti due lampioni e una panchina. In un angolo neanche troppo appartato del giardino, è stata installata una panchina con due lampioni teneramente appoggiati l’uno all’altro.

Panchina_Lampioni_Innamorati_Giardino_Roccioso_Parco_Valentino_Torino

Abbiamo ancora un sacco di cose da fare e da vedere, quindi è meglio metterci di nuovo in marcia. Certo, se iniziate a sentire un languorino, non approfittate di chi dorme, come sta facendo questo gatto: il parco è pieno di chioschi pronti a rifocillarvi!

Pescatore_Gatto_pesci_Statua_Giardino_Roccioso_Parco_Valentino_Torino

Adesso dirigiamoci verso piazza Vittorio Veneto, una delle piazze più grandi di Torino: la vista sulla Gran Madre e il Monte dei Cappuccini sono rinomate e i portici che la delimitano non hanno bisogno di presentazioni. Ma noi vogliamo partire proprio dai portici: date le spalle alla Gran Madre e rivolgetevi verso via Po.

Piazza_Vittorio_Torino

Proprio sull’edificio che fa angolo, a destra, vedrete sul balcone una statua.

Statua_Paolo_Grassino_Piazza_Vittorio_Torino

Con quei rami che fuoriescono dal cappuccio, c’è chi l’ha vista come un Dissennatore, chi come un viandante (come in questo articolo), altri hanno scorto in questa statua una creatura uscita dal fervido universo lovecraftiano. In realtà si tratta di un’opera di Paolo Grassino, artista torinese; in seguito, un collezionista d’arte l’ha acquistata e messa sul balcone di casa. Sia come sia, non smetterà di alimentare l’immaginazione di chi vi transita sotto.

Proseguiamo la nostra passeggiata per via Principe d’Amedeo e, all’altezza di via San Francesco da Paola, girate a sinistra e prendetevi cinque minuti per fare il giro dell’isolato. L’isolato compreso in queste due vie e delimitato da via Maria Vittoria e da via Bogino era il vecchio ghetto ebraico e, come tale, ne reca ancora le tracce: a differenza dei portoni di legno che potete osservare in una delle strade vicine, gli edifici di questo quadrilatero si distinguono per i cancelli di ferro, austeri e privi di decorazioni e caratterizzati dalle sbarre molto ravvicinate. La particolarità di questi cancelli è che sono richiudibili solo dall’esterno: infatti, da quando fu istituito il ghetto nel 1679 fino alla sua abolizione nel 1848, gli ebrei erano rinchiusi al calar del sole ed erano obbligati ad aspettare l’alba perché i cancelli venissero aperti.

Cancello_Ferro_Ghetto_Ebraico_Torino

Ora, andiamo in via Maria Vittoria e ci dirigiamo verso il Museo Egizio: poco prima di arrivare all’angolo con via Accademia delle Scienze, avrete la chiesa di San Filippo Neri sulla destra.

Chiesa_Oratorio_Sa_Filippo_Neri_Torino

Guardate ora a destra della chiesa: sul muro dell’oratorio, potete vedere una delle tante palle di cannone sparate nel corso del XVIII secolo ancora infissa. A partire dal 1706, Torino subì diversi assedi e, con essi, dei bombardamenti: per questo, alcuni proiettili sono contraddistinti da delle targhe commemorative (una ce la fa conoscere Marzia nel suo tour in piazza della Consolata). Questo in particolare è in quella posizione dal 1799.

Palla_Cannone_Torino_Chiesa_Sa_Filippo_Neri

A questo punto, il nostro obiettivo è piazza Castello, ma ci fermiamo prima e imbocchiamo via Garibaldi per poi svoltare in via Porta Palatina. Si arriva così in una minuscola piazzetta, piazza Corpus Domini.

Piazza_Corpus_Domini_Palazzo_Piercing_Baci_Rubati_Torino

Qui potete ammirare un’autentica curiosità torinese. Il palazzo che si trova al numero civico 19 ospita al quarto piano un’installazione artistica diversa dalle altre. I cittadini torinesi lo conoscono come “il palazzo con il piercing” ma il suo vero titolo è “Baci rubati”.

Palazzo_Piercing_Baci_Rubati_Torino

Quest’opera d’arte moderna deve la sua creazione a Corrado Levi e alla collaborazione con Cliostraat, un gruppo di artisti e architetti. Proprio come la torre Eiffel, è stata installata per un’esposizione temporanea e poi mai più rimossa: in questo caso, era in occasione della prima edizione di Biennale Giovani nel 1996. Ai lati dell’anello, vedrete che sono raffigurate delle gocce di sangue: da un lato blu per indicare l’anima nobiliare della città; dall’altro, rosse per onorare la parte proletaria.

Siamo quasi arrivati alla fine del percorso: imboccate via Palazzo di città, la stradina di fronte a voi, e arrivate nell’omonima piazza. Da qui si dirama via Conte Verde: subito dopo aver oltrepassato il portico, giratevi verso destra per ammirare un trompe l’oeil che decora l’intera fiancata del palazzo e riproduce una facciata dall’aria antica, in mattoni rossi, alla cui base vi è un’insegna di liquori.

Trompe_l_oeil_Torino_Via_Conte_Verde_Enoteca

La piazzetta che rappresenta il termine del nostro Urban Safari è piazza IV Marzo, una tappa che rientra anche nel percorso della nostra nuoker Martina, che ha fornito uno splendido riassunto della storia e lasciato dei suggerimenti per un’eventuale pausa mangereccia.

Bene, abbiamo finito il nostro tour e ora siete liberi di tornare a guardare il cellulare. Magari per sfogliare il sito di Nuok e trovare un altro pretesto per passeggiare a Torino!

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