Coolture

Archinuok | Alessandro, posso averne una fetta?

photo credit: the sky lit up

Tutti conoscono Alessandro Antonelli per la mole Antonelliana, simbolo della nostra città. Pochi però sanno che l’architetto novarese ha lasciato altre opere “minori”, eppure altrettanto interessanti e curiose.

photo credit: civico_13

Un esempio si trova a poca distanza dal suo capolavoro: un edificio civile destinato ad abitazione per la borghesia di metà ‘800 capace di stupire e incuriosire ancora oggi i suoi visitatori.

photo credit: LorenzomerianO

Intorno agli anni 1840 la Società dei Costruttori di Vanchiglia, della quale Antonelli era uno dei promotori, propose uno studio per l’urbanizzazione del quartiere di Vanchiglia, un tempo detto “del Moschino”, una vasta zona ai confini della città, a nord della piazza Vittorio Emanuele, con qualche criticità diffusa.

 

 

 

photo credit: civico_13

 

 

A questi primi interventi seguirono una serie di demolizioni e successive costruzioni, con un’ intensa attività di speculazione immobiliare.

In questo contesto socio-economico venne realizzata, a più riprese, Casa Scaccabarozzi, meglio conosciuta dai torinesi con il soprannome di “fetta di polenta” per la sua estrema snellezza e per il colore che da sempre la distingue dagli altri edifici del quartiere: il giallo.

La forma triangolare in pianta fu dettata dal lotto molto stretto e allungato, un fazzoletto di terra ricavato dallo sventramento di un edificio lungo corso San Maurizio e il tracciamento di via Giulia di Barolo.

Pensate che il lato opposto a quello sul corso misura appena 54 cm.

photo credit: civico_13

Le cronache dell’epoca specularono sulle motivazioni: alcuni parlano di una scommessa, altri di un capriccio della moglie nobildonna da assecondare, alla quale fu successivamente intitolata la casa, o più semplicemente di un estremo tentativo di speculazione edilizia mascherata da ingegnosa soluzione formale.


Eppure, nonostante l’entusiasmo e lo stupore generato dalla costruzione, che secondo molti sfidava le leggi delle costruzioni dell’epoca, nessuno volle abitare nella casa. E così l’architetto Antonelli e famiglia occuparono i suoi 7 piani, per dimostrare alla città la bontà del progetto.


Furono premiati: la fetta di polenta non solo resistette all’esplosione della Regia Polveriera di Borgo Dora nel 24 aprile 1852, che lesionò molti edifici della zona, ma la spuntò anche rispetto al terremoto del 1887 che rase quasi completamente al suolo il quartiere.

photo credit: civico13

Passato di proprietario in proprietario, l’edificio è sempre rimasto un’abitazione privata. Negli ultimi anni, grazie anche al lavoro dello studio di architettura-design-grafica CIVICO13, l’edificio ha però cambiato veste per diventare, oltre a galleria d’arte del collezionista Franco Noero, un piccolo museo di se stesso.

Inaugurato il 3 aprile 2008, con una mostra dell’artista concettuale Simon Starling, venne in realtà invaso dai curiosi che – dopo esserci passati davanti per anni – volevano scoprire cosa nascondeva al suo interno questo bizzarro edificio.

Vi lasciamo immaginare la faccia quelli che, percorrendo le strettissime rampe delle scale, poterono constatare come queste si concludevano in una vasca da bagno rivestita di mosaici scuri e dorati.

Andate a visitare l’interno della casa per comprendere il lavoro di Antonelli… ne rimarrete stupiti!



Lascia un commento