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Urban Safari

Gli animali di Torino: un safari tra le strade della città

27 gennaio 2017

Non sono molte le città italiane che, come Torino, possono vantare uno stretto legame con un animale. Ovviamente l’animale in questione è il toro, e furono gli antichi romani i primi a collegare la città a questo bovino a causa dell’assonanza con il nome che i celti avevano dato alla zona, il cui significato era “montagna”.

Non è raro quindi trovare “tori” in giro per tutta la città, a cominciare dal toro a tre teste posto sopra l’imbocco di Via Sacchi o da quello dorato portafortuna di piazza San Carlo (se passate di lì, non dimenticate di calpestarlo!).  I tori inoltre vengono in aiuto alla cittadinanza e ai turisti anche in modo pratico: chi di noi, durante le afose giornate estive, non si è rinfrescato con l’acqua di uno dei numerosi torèt? Queste fontanelle in ghisa verde, disseminate per tutta la città, dissetano i torinesi ben dal lontano 1854.

Ma noi di Nuok non vogliamo fermarci ai tori! Torino infatti nasconde una grande varietà di animali, grandi e piccoli, reali e fantastici, che siamo andati a stanare per voi. Ognuno, anche quello che passa più inosservato, racconta una storia ed è legato a monumenti e luoghi di forte interesse.

Compagni fedeli dell’uomo per millenni, in quanto usati sia nella vita di tutti i giorni che in battaglia, ai cavalli spetta un posto d’onore tra gli animali della città. Ma dimentichiamoci la tipica statua militare equestre come quella di piazza San Carlo, i cavalli torinesi sono così variegati da poter essere anche invisibili!

La prima tappa del nostra safari ci porta a un avvistamento triplo. Piazza Castello prende il nome da Palazzo Madama (di cui vi avevamo già parlato qui), ma è il Palazzo Reale ad attirare la nostra attenzione.

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La cancellata del cortile è infatti coronata dalle statue equestri dei Dioscuri, i leggendari gemelli Castore e Polluce, poste a guardia dell’ingresso a palazzo nel 1847.

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Un occhio attento noterà che solo il gemello di destra ha una piccola stella sulla testa. Non è un favoritismo: la stella del gemello sinistro è stata rubata!

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Uno dei tanti record di Torino è quello di essere considerata,  secondo la tradizione esoterica, parte sia del triangolo della magia nera (con Londra e San Francisco) che di quello della magia bianca (con Praga e Lione). Leggenda vuole che queste due forze si incontrino proprio ai piedi dei due Dioscuri, in concomitanza con il grosso chiodo piantato a terra al centro dell’ingresso.

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Superata la cancellata, in attesa di incontrare il prossimo cavallo, ci ritroviamo in mezzo ad un piccolo branco di… bufale!

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L’installazione artistica, che contrasta con l’eleganza storica del luogo, è firmata Davide Rivalta ed è composta da cinque statue distribuite su tutta la piazzetta Reale. Mischiando realismo e fantasia, questi grossi animali sembrano plasmati nel fango e, se le dimensioni sono verosimili, lo è un po’ meno la consistenza: danno l’impressione di dover essere ancora rifiniti.

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Il prossimo animale ci aspetta dentro Palazzo Reale. Lo scalone d’onore è visitabile gratuitamente (per il resto del palazzo, invece, occorre un biglietto) ed è proprio ai piedi di questa grande scalinata che troviamo il monumento equestre di Vittorio Amedeo I di Savoia.

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Commissionato inizialmente per celebrare il duca Emanuele Filiberto, e generato solo molti anni dopo dalla curiosa fusione di diverse statue, questo monumento rappresenta Vittorio Amedeo I e il suo cavallo che sembrano emergere da una conchiglia, pronti a scendere i pochi gradini che li separano dal cortile.

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Vale la pena però alzare anche gli occhi: lo Scalone d’Onore, commissionato nel 1862 Vittorio Emanuele II è un trionfo di marmi e decorazioni, il tutto sormontato da quattro giganteschi dipinti che raccontano alcuni avvenimenti salienti della storia di casa Savoia.

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Il prossimo cavallo… in realtà non c’è! Se le parole “cavallo” e “piazza Carlo Alberto” non vi dicono niente insieme, probabilmente è perché in pochi sanno che proprio in questo luogo avvene il famoso incidente che coinvolse Friedrich Nietzsche, da molti considerato il primo campanello d’allarme della sua malattia mentale.

Il 3 gennaio 1889 il filosofo, che abitava proprio sopra la piazza, vide un vetturino  picchiare e prendere a calci il suo cavallo, che non voleva muoversi. Sconvolto da questa scena Nietzche corse ad abbracciare e baciare l’animale e dovette essere riaccompagnato in casa ancora in preda all’agitazione. Una targa ricorda ancora la permanenza di Nietzche a Torino, ma questo incidente non viene citato.

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Chi visita piazza Carlo Alberto e l’attigua piazza Carignano, non ha difficoltà a immaginare lo stesso luogo poco più di cento anni prima: le monumentali architetture della Biblioteca Nazionale e di Palazzo Carignano e l’acciottolato della pavimentazione sono gli stessi che assistettero a quell’attacco di compassione e follia.

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L’ultimo equino di questo safari è una statua equestre un po’anomala. Sede del teatro Alfieri, piazza Solferino è senza dubbio famosa per la sua Fontana Angelica, che si dice nasconda simboli e significati massoni, ma è proseguendo pochi metri all’interno di questa lunga e stretta piazza che incontriamo la statua equestre di Ferdinando di Savoia, duca di Genova.

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A prima vista sembra la cronaca di un disastro: il cavallo del duca è raffigurato durante una rovinosa caduta mentre il suo cavaliere cerca di mantenere l’equilibrio.

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Ma i monumenti equestri non hanno lo scopo di celebrare le vittorie? L’apparenza inganna ed è così anche in questo caso. È la targa sul piedistallo a svelare il mistero. Questa recita “Ferdinando di Savoia duca di Genova, ferito a morte il cavallo nella battaglia di Novara, seppe vindicare col valore l’ingiuria della fortuna”.

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Datata 1877, questa statua infatti è posta in ricordo della battaglia della Bicocca del 1849 durante la quale il duca combattette contro gli austriaci durante la prima guerra d’indipendenza. Una storia di eroismo e sopravvivenza, dunque, tranne che per il cavallo.

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Torino è casa anche dell’altro migliore amico dell’uomo: il cane. Passeggiando lungo via Milano in direzione Porta Palazzo e tenendo il naso all’insù si potranno vedere tanti musi ghignanti che decorano la facciata di un palazzo.

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La presenza delle teste di questo animale, dall’ingresso fino sopra le finestre dell’ultimo piano, non è casuale.

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Poco più in là infatti sorge la chiesa di San Domenico, fondata nel 1227, unica chiesa gotica di Torino e tra le più antiche della città. Un convento di frati domenicani è annesso alla chiesa ed è a loro che dobbiamo la presenza dei cani. Sebbene il nome dell’ordine derivi da quello del suo fondatore, con un gioco di parole lo zelo dei monaci è valso loro il nome di Domini canes, appunto “cani del Signore”.

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La via vale una visita anche per la sua posizione strategica. Dopo aver visitato la chiesa e ammirato i musi di cane, il visitatore non ha che l’imbarazzo della scelta se proseguire verso Porta Palazzo, il più grande mercato all’aperto d’Europa, inoltrarsi nelle stradine del Quadrilatero Romano o passeggiare su via Garibaldi.

I lupi, cugini dei cani, sono stati avvistati per lungo tempo nel cortile del Rettorato in via Po, ma ora pare che il loro spirito nomade li abbia portati altrove. Un’altra tappa di animali invisibili, che potrebbero però tornare da un momento all’altro! Il Rettorato, risalente al 1712, è il cuore dell’Università degli Studi di Torino e colpisce il visitatore per la sua architettura, le sue statue (tra cui una bellissima Minerva) e la galleria dei dotti, busti di studiosi famosi torinesi che si snodano per tutto il perimetro delle mura interne.

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Proprio nel suo cortile sono ospitate installazioni di arte moderna. Al momento un’enorme canoa di metallo rovesciata nasconde il volto degli uomini che la stanno trasportando, incuriosendo molti visitatori che si chinano a sbirciare sotto l’imbarcazione.

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Per molto tempo però, il cortile è stato infestato dai lupi, attirando la curiosità e lo stupore di tantissimi passanti. L’opera chiamata “Black Wolves” e realizzata da Liu Ruowang prima di approdare a Torino ha avuto un grande successo alla Biennale di Venezia e, citando il sito dell’Università, “[…]è composta da un branco di lupi dalle fauci insanguinate, che si avventano contro una catasta di libri, donati nel corso dell’inaugurazione dagli studenti dell’Università, sormontati da “La critica della ragion pura” di Immanuel Kant.” Un’opera senza dubbio d’effetto, e il nostro consiglio è quello di fare capolino di tanto in tanto nel cortile per vedere se qualche nuovo animale è arrivato per tenerci compagnia.

Il nostro viaggio finisce con una piccola parentesi su “Animali fantastici di Torino e dove trovarli”. In particolare, parliamo di draghi. Molti draghetti si nascondo per la città, spesso presso i portoni dei palazzi come nella famosa Casa della Vittoria. In via Arsenale, proprio di fronte alla Chiesa dell’Immaccolata Concezione progettata da Guarino Guarini, l’ingresso di un palazzo è sormontato da delle figure gotiche che sorreggono delle lampade.

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Sono infatti questi i nostri draghi, il cui stile e colore sembra farci viaggiare attravero l’Europa verso un’uggiosa Londra.

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Ma ciò che rende interessante questo palazzo non si limita a queste straordinarie creature: tutta la facciata è infatti decorata coi nomi e i ritratti di importanti scienziati del passato, raggruppati per specializzazione. Troveremo quindi Ohm, Ampere e Volta, mentre poco più lontano nomi come quello di Siemens.

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Che siano veri o immaginari, tangibili o invisibili, gli animali accompagnano la vita di tutti i giorni di torinesi e turisti. Quel che resta da fare è tenere gli occhi e le orecchie ben aperti per poter scoprire la speciale storia che ognuno di loro ha da raccontare.

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