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Let's Eat

Gallina: pescheria e ristorante a Porta Palazzo

06 settembre 2016

Chi è esploratore abituale di Porta Pila denominazione autoctona torinese per Porta Palazzo avrà imparato a darsi dei punti di riferimento per non perdersi in quello che viene considerato il più grande mercato all’aperto d’Europa (una curiosità per gli appassionati: la medaglia d’oro mondiale dovrebbe spettare al mercato di Rungis, Parigi, col condizionale perché in questi casi stilare classifiche con parametri oggettivi non è semplice).

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Le scritte a neon sull’icona Tettoia dell’Orologio ci ricordano in tante lingue diverse di “amare ogni diversità”, per l’appunto imperativo morale particolarmente adatto in un melting pot di etnie e religioni che, pur sua nella variopinta caoticità quotidiana, si è data a modo suo un ordine riconoscibile sulla pianta ottagonale di Piazza della Repubblica.

E dunque: il mercato di frutta e verdura sul lato orientale della piazza, di vestiti e cianfrusaglie varie dall’altro; i banchi alimentari all’interno della Tettoia dell’Orologio; lo spazio per i contadini e produttori locali appena alle spalle di questa.

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Senza dimenticare un piccolo mercato di pesce (si fa per dire, piccolo lo è solo rispetto alle altre porzioni di Porta Palazzo) con i suoi banchi ordinati all’interno di una struttura al coperto del lato ovest, risalente al 1836.

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È poco meno di un secolo dopo che, tra queste mura, inizia la “storia ittica” della famiglia Gallina: un cognome, una vocazione, un ossimoro curioso rispetto a una vita dedicata al commercio non dei prodotti della terra, ma del mare, in ogni sua forma. “L’esperienza di quattro generazioni al vostro servizio” recita con orgoglio lo slogan di un’attività legata storicamente al banco del pesce n. 2 di Porta Palazzo (Beppe Gallina ultimo erede di una tradizione familiare altrimenti sempre al femminile ha anche scritto un libro che dal suo banco prende nome). Banco n. 2 che oggi, però, non esiste più. O, almeno, non nella sua forma originaria. 

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Quella di Gallina per fortuna non è una storia di questi anni ’10 di crisi e battenti chiusi, quanto piuttosto di una visione, innovativa e coraggiosa, che tra il “lascia o raddoppia” ha deciso per il secondo, e ha avuto ragione.

Il rilancio avviene nell’ottobre del 2015: basta un trasloco, attraversando in linea (d’aria) diagonale tutto l’ottagono della piazza, per ritagliarsi un nuovo spazio esattamente di fronte al “mercato dei contadini”, al piano terra di un palazzo ottocentesco recentemente ristrutturato che, tra le altre cose, giusto ai piani di sopra ospita la formula cohousing della residenza Luoghi Comuni.

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È un angolo del mercato letteralmente: una finestra è su Piazza della Repubblica, l’altra su Via Priocca ma tanto basta.
Nei nuovi locali, Gallina continua a essere quello è che sempre stato: la pescheria dove approda sul banco ghiacciato lungo oltre 5 metri che accoglie i clienti all’ingresso il pesce, prevalentemente italiano, prevalentemente ligure.

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Dal dentice all’orata, dal branzino allo sgombro, tutto rigorosamente fresco, tutto rigorosamente stagionale
perché sì, esiste una stagionalità anche del pesce, e quelli di Gallina sembrano tenerci parecchio. Senza dimenticare, secondo le esigenze del cliente, prodotti già lavorati (anche sushi, a richiesta) o i surgelati, conservati nel frigo alle spalle.

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Sono ben lontani i tempi in cui era la bisnonna Gallina a dirigere le operazioni per un pubblico torinese che era abituato quasi esclusivamente a pesci di acqua dolce e al massimo a qualche acciuga, e la generazione di oggi lo sa bene. Per questo la pescheria negli anni non ha mancato di ampliare l’offerta e adottare anche un’anima più digitale, con un sito web del banco aggiornato quotidianamente circa le disponibilità e gli arrivi della mattina, con la possibilità di prenotare telefonicamente e di accordarsi per una consegna a domicilio in città (viene da chiedersi: a quando un servizio di food delivery tramite app come quelle che negli ultimi tempi stanno andando molto di moda sotto la Mole?).

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Ma il raddoppio a cui si accennava non sarebbe stato veramente tale se Gallina non avesse sdoppiato la sua anima, diventando anche un ristorante, come dimostra la cucina a vista nella saletta attigua a quella della pescheria. L’idea è questa: prendere il pesce fresco dal banco a fianco per utilizzarlo come ingrediente principale di piatti gustosi preparati in vista della pausa pranzo a Porta Palazzo. Non è difficile immaginare quanto questa combinazione pescheria-ristorante possa risultare vincente, in grado di confermare Gallina anche nell’anno della svolta come uno dei Maestri del Gusto del territorio torinese.

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Una manciata di posti a sedere all’interno, accanto a tavolacci di legno, e un dehors esterno con una trentina di posti intorno a piccoli tavolini di metallo e vista direttamente sulla tettoia dei contadini locali.

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Il menu, aggiornato quotidianamente su una lavagna vergata di gessetto e appesa su una parete all’ingresso della peschiera, prevede formule a costo fisso, ma a contenuto estremamente variabile: i piatti si decidono giorno per giorno e direttamente la mattina stessa, insomma, a seconda del pesce arrivato e dell’estro dello chef.

E allora, piatto del giorno servito in formula completa, ovvero con croccanti tranci di focaccia ligure, bottiglia d’acqua e calice di vinello ad accompagnare, a 15€ (13€ se si decide di fare d’asporto, focaccia da portar via compresa).
Siamo ben consapevoli della difficoltà nel resistere a del buon pesce fritto o alla griglia come quello di Gallina tra l’altro in porzioni abbondanti, stando ai piatti che escono dalla cucina ma nel giorno della nostra visita la lavagnetta segnalava anche tagliolini al sugo con polpette di pesce: il sugo rosso con l’odore e il sapore intenso di pesce ha subito coinvolto le nostre narici e, di lì a poco, anche le papille gustative, per la loro e nostra gioia finale.

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Nei giorni in cui si è invece alla ricerca di una pausa pranzo più leggera e veloce, come spesso può capitare a chi è di passaggio per il mercato, meglio optare per un’interpretazione originale dello street food con un panino Gallina: sgombro fritto, cappuccio verde e hummus di ceci in pane delicato. Prezzo 7€, esattamente il doppio di uno dei numerosi kebab che si possono mangiare in zona, ma una scelta take away sicuramente più gourmet e con ogni probabilità più salutare.

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La scelta di traslocare rimanendo nel tessuto di Porta Palazzo non è solo di campo, di appartenenza, ma anche di ritmo: se la pescheria come ci si aspetterebbe è aperta di buon mattino (già dalle 7), anche il ristorante segue gli orari del mercato, con apertura fino alle 15 durante la settimana, orario prolungato fino alle 19 per il gran mercato del sabato (specie nei giorni del Balon) e chiusura la domenica così come per tutta Porta Palazzo.

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Segnaliamo però anche una novità dell’ultimo mese: “A cena con Gallina”, apertura serale del giovedì con menu a 35€, fisso nella forma (due antipasti, primo, secondo, e gli immancabili focaccia e vino), variabile e imprevedibile anch’esso nel contenuto. Un appuntamento fisso anche dopo la pausa agostana, il primo ad accendere le luci anche la sera a Porta Palazzo.

Mentre ci rilassiamo per un momento nel dehors soleggiato, se ascoltassimo solo la nostra bocca potremmo anche pensare di star mangiando in una grande città di mare con un bel porto: di essere alla Paradeta di Barcelona o con un cuoppo di fritti a Napoli, cosa che senza nulla togliere alla capitale sabauda non è proprio così, e forse deriva proprio da quest’illusione l’unicità di un luogo come la pescheria Gallina a Torino.

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L’evoluzione di questa pescheria può dirci qualcosa sullo spirito dei tempi, su come Porta Palazzo sia cambiata e stia cambiando, e noi insieme a lei: c’è il dehors e c’è lo street food, c’è l’apertura serale al piano terra del palazzo del co-housing. Un nuovo modo, decisamente consigliato, di stare in città, o quanto meno di vivere la piazza. O quanto meno di gustare pesce fresco a Torino.

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