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Urban Safari

Dalle pagine alla città: urban safari letterario a Torino

12 luglio 2017

Spulciando nelle vastità di internet, è possibile trovare ogni tipo di citazione su qualsiasi argomento. Oggi a Nuok ve ne proponiamo una ben precisa, anche se anonima, che parla di libri: “Il libro lo prendi in mano per ingannare l’attesa e poi ci caschi dentro”. E la letteratura è il cuore di questo Urban Safari.

Ammaliante, misteriosa e anche un po’ melanconica, con un’aria di chiara ispirazione parigina, nel corso degli anni Torino ha affascinato non pochi scrittori e si è prestata a divenire lo sfondo (se non addirittura un personaggio) di racconti di nicchia e best-seller.

Iniziamo quindi la nostra passeggiata ricalcando l’incipit di La donna della domenica (1972), il primo giallo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini: il romanzo si apre su un martedì mattina, solo all’apparenza sonnacchioso e ci catapulta nell’agitazione del primo personaggio che incontriamo, l’architetto Garrone, poco prima che esca di casa. La sua camminata inizia in via Peyron, prosegue per via Cibrario fino ad arrivare in piazza Statuto. A questo punto, vi consigliamo di prolungare di pochi minuti e arrivare fino in piazza XVIII dicembre.

In mezzo alla rotonda, si erge una particolarissima scultura, un’enorme palla scura, dal diametro di quattro metri, in equilibrio su una mezza sfera. In origine, quest’opera si chiamava Sintesi 59, ma col tempo è diventata familiare ai più come Punt e mes. La forma curiosa è un richiamo a un logo ideato da Armando Testa nel 1960 per l’omonimo vermut. Il nome deriva dal piemontese e sta per “un punto e mezzo”, un punto di dolce e mezzo di amaro: questa è la storia ufficiale dei produttori, che fanno risalire le origini della bevanda fino al 1870. La scultura invece è decisamente più recente: è infatti donata nel 2015 dal Gruppo Armando Testa e della famiglia del pubblicitario alla città di Torino.

Punt_e_mes_Torino_statua_Armando_Testa

Bene, ritorniamo in carreggiata, vale a dire nel libro e dirigiamoci verso via Garibaldi. Al contrario dell’architetto Garrone, che proseguirà fino in Piazza Castello, noi giriamo in via della Consolata. Siete pronti a tuffarvi in un nuovo libro? Arriviamo fino in Piazza della Consolata e facciamo un salto nel tempo di circa un secolo: la gente si urta, le diligenze e i carretti sono un andirivieni continuo, si sentono i rumori di un mercato nelle vicinanze. Siamo in pieno 1800 e il nostro Cicerone è Simone Simonini, il protagonista di Il cimitero di Praga di Umberto Eco.

Dopo aver preso in prestito la tonaca di Padre Bergamaschi e aver scoperto del denaro in una delle tasche, Simone decide di concedersi dei peccati di gola. Ecco quindi che si dirige al famoso Bicerin, e noi con lui.

Bicerin_Torino_locale

Storico locale di Torino, frequentato dalla crema della città (fra cui anche Cavour), la specialità è la bevanda cui ha dato il nome: tre strati, rispettivamente a base di latte, caffè e cioccolata . Attraverso gli occhi di Simone, Eco descrive la massa dei fedeli che rifluivano dalla porta della chiesa e si concedevano questo caffè come la ricompensa durante il periodo della Quaresima: la cioccolata, difatti, non era considerata un vero e proprio alimento (se le vostre papille gustative sono andate in sollucheri a leggere queste parole, vi consigliamo l’Urban Safari sulla Consolata della nostra Marzia).

Chiesa_Consolata_Torino_Bicerin

Imboccate via della Consolata e immaginate ora che la folla di fedeli si amalgami gradatamente, che diventi un insieme che vi sospinge verso Corso Regina Margherita. Magari avete in mano una mappa… Fingete che sia una tessera elettorale e dirigetevi al Cottolengo, che trovate proprio di fronte a voi, una volta attraversato il corso. Benvenuti ne La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino.

Il romanzo è ambientato al Cottolengo, conosciuto anche come la Piccola Casa della Divina Provvidenza, un istituto religioso volto ad assistere malati, persone incapaci di intendere e di volere, minori senza famiglia. La storia è basata su un’esperienza vissuta in prima persona: Calvino stesso ha visitato il Cottolengo in occasione delle elezioni del 1953, poiché era il candidato del Partito Comunista; otto anni dopo, in veste di scrutatore, ha l’occasione di esplorare meglio il Cottolengo. Nel 1963, riesce finalmente a raccontare questa giornata e le considerazioni scaturite tramite la voce di Amerigo.

Cottolengo_Piccola_Casa_Provvidenza_Torino

Ovviamente la religione è un elemento portante di quest’ospizio ed è in questo contesto che Amerigo Ormea, intellettuale comunista, deve muoversi, interagire e meditare. Il compito che un comunista debba controllare che gli ospiti della struttura non siano influenzati dai religiosi a votare Democrazia Cristiana può apparire paradossale e strappare un sorriso ai più ma, alla fine della giornata (e noi del libro) non si potrà evitare di riflettere di sé e sulle proprie certezze.

A pochi passi di distanza, se avete voglia di bighellonare ancora un altro po’, trovate uno scenario condiviso sia da La donna della domenica sia da La solitudine dei numeri primi: il Balon, uno dei mercati storici della città di Torino, in cui i cacciatori di antichità e gente appassionata del vintage sono clienti abituali. Lo definiamo storico perché le sue origini risalgono al 1857, quando veniva definito “mercà dle pate” o “mercà di pui” (mercato dei cenci o delle pulci).

Continuiamo in direzione di Piazza Castello: per arrivare a destinazione, vi consigliamo di passare per Porta Palazzo (e di visitare anche il mercato coperto), Porta Palatina (di entrambe, ce ne parla Sonia qui) e la cattedrale di San Giovanni Battista. Se preferite, potete optare per una passeggiata nei Giardini Reali.

Giardini_Reali_Torino

Per la prossima tappa, dirigetevi in Largo Montebello, che non è proprio un largo, ma più una piazzetta. Al numero 38, trovate una targhetta che commemora Eugenia Barruero.

Casa_Maestrina_Penna_Rossa_Cuore_De_Amicis_Torino

Per quanti di voi non la conoscessero, molti ritengono che la signora in questione sia stata il modello per la “maestrina dalla penna rossa”, indimenticabile personaggio del libro Cuore di Edmondo De Amicis.

A questo punto, tempo cinque minuti e si arriva in Piazza Vittorio, in cui si può godere di una splendida prospettiva della chiesa della Gran Madre, la nostra prossima tappa.

Chiesa_Gran_Madre_Torino

Da sempre al centro di conversazioni esoteriche e architettoniche, questa chiesa è uno dei pochi luoghi che Paolo Giordano nomina esplicito nel suo romanzo d’esordio, La solitudine dei numeri primi.

Chiesa_Gran_Madre_Primo_piano

La chiesa si affaccia sul fiume e si erge all’estremità di via Po, di fronte al Castello, come simbolo del potere religioso che controbilancia quello temporale. Nel libro, diventa la location per il matrimonio di Viola, un personaggio alquanto sgradevole e fin troppo attento alle apparenze. Ciò nondimeno, la chiesa è anche il luogo in cui Alice, la protagonista, avrà finalmente la sua rivincita.

Ora, nominando Torino, non potevamo tralasciare una delle sue penne più importanti, Cesare Pavese, autore de La bella estate. Ambientato nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e nel dramma dei rastrellamenti che seguono la firma dell’Armistizio nel ‘43, Pavese dà pennellate delicate e precise e crea un quadro del quotidiano in un posto fra i più popolari e tangibili: un’osteria. Pavese si è ispirato all’osteria “La fontana dei francesi”, che si trova sulla strada per Pecetto. In effetti, iniziare la salita della collina e incontrare una pietra miliare ciò ci suggestione e ci dà l’impressione di andare indietro nel tempo.

 Pietra_miliare_strada_margherita_pecetto_torino

Purtroppo, un articolo della Stampa ci strappa l’illusione di visitare la storica osteria. Ma già che siamo sulla collina, perché non visitare gli splendidi giardini della Villa della Regina ?

Visuale_Villa_della_Regina_collina_Torino

Merita una visita anche per il panorama.

Visuale_Panorama_Torino_Villa_della_regina

Oppure potete ripiegare sul parco del Valentino, in cui Elena Greco, la voce narrante e protagonista de L’amica geniale (di Elena Ferrante), è solita passeggiare con il cane dopo il suo trasferimento a Torino.

Siamo giunti alla fine e vi proponiamo l’ultima tappa: seguite le orme di Natalia Ginzberg in Lessico famigliare e avviatevi verso piazza Donatello, dove uno stabilimento di bagni pubblici è andato distrutto durante la guerra, ma ora è uno dei bar più in voga della città: i Bagni Municipali, in via Morgari, per un drink rinfrescante, la chiusura ideale di questo tour letterario.

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