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Trieste: uno scoglio, Barcola e “la vita che voio”

17 luglio 2017

Lasciamo Trieste alle nostre spalle. Siamo su Viale Miramare e andiamo verso il mare. La strada che stiamo percorrendo prende il nome dal castello costruito nel 1867 per Massimiliano d’Asburgo-Lorena e Carlotta del Belgio che si vede anche dal centro. È il Castello di Miramare, un luogo da sogno. Il luogo sognato da ogni triestino, secondo una famosa frase popolare, però è un altro.

“La vita che voio xe a Barcola su un scoio”
(La vita che voglio è a Barcola su uno scoglio)

Un’idea semplice racchiude l’animo degli abitanti di Trieste. A volte per essere felici basta solo un po’ di sole e uno scoglio libero a BarcolaUna città che secondo Umberto Saba “ha le mani troppo grandi per regalare un fiore” ha una sua ricetta per la felicità, che noi di Nuok vogliamo provare ad approfondire insieme a voi.

01_Unoscoglio&Barcola

Siamo al bunker, il primo luogo libero dove si può andare in acqua arrivando dal centro. È un posto affascinante, quasi nascosto. Ci troviamo a due passi dal Faro della Vittoria e qui il tempo sembra ancora scorrere seguendo i rintocchi di un vicino campanile. Sotto al faro c’è la sede della SVBG (Società Velica di Barcola e Grignano): adesso tutto appare molto calmo, ma proprio lì organizzano una delle regate più affollate al mondo, la Barcolana. Ogni anno circa 2.000 imbarcazioni partecipano alla gara, la cui linea di partenza collega proprio Barcola a Miramare.

Alla nostra destra vediamo una barchetta a vela, che è sola soletta ma ci trasmette una forte idea di libertà.

02_Unoscoglio&Barcola

Anche sul nostro scoglio siamo da soli. Può sembrare un posto aspro: in fondo è un masso di pietra. Ognuno tuttavia può trovare il suo scoglio, il suo “cantuccio” dove rilassarsi liberamente e crogiolarsi al sole, leggere un libro o semplicemente ascoltare lo scrosciare delle onde. Sono piaceri semplici, che possono diventare subito un allegro pretesto per stare tutti insieme al sole.

03_Unoscoglio&Barcola

La felicità è un’idea semplice di fronte a uno scoglio. Per cercare di approfondire il significato della frase “La vita che voio…” intuiamo però che sia meglio osservare il nostro scoglio dall’alto. Andando verso il Faro percorriamo una strada in salita, inizialmente affollata e più in là quasi deserta, dove si apre una piccola vista panoramica. Ci fermiamo un attimo, anche perché fa davvero molto caldo.

04_Unoscoglio&Barcola

Vediamo che dal bunker Barcola continua in un porticciolo che ospita numerose barche a vela. Più in là c’è la pineta, ideale per chi cerca un po’ d’ombra. La linea di costa poi si trasforma e il lungomare assume, a intervalli regolari, una forma che ricorda le orecchie di Topolino di Walt Disney: sono i Topolini. Le spiagge sono tutte libere fino a Miramare quasi, dove due stabilimenti privati precedono la Riserva Naturale Marina.

Camminando, siamo arrivati ai piedi del faro. La statua della Vittoria Alata, in cima, guarda il mare da un’altezza totale di 115 metri. La leggenda narra che le sue ali siano state costruite per muoversi al vento. Ciò nonostante la statua non ha mai “buttato il suo enorme cuore tra le stelle” e (anche a causa del suo peso di circa sette tonnellate) è sempre rimasta nel suo avamposto di pietra per illuminare le notti del Golfo. Il faro, come lo scoglio, può essere simbolo di solitudine, ma anche qui si tratta di una solitudine molto speciale: fare luce è un lavoro serio, suggerisce un lampione vicino.

05_Unoscoglio&Barcola

Vista la sua posizione, è uno dei luoghi migliori per guardare la Barcolana. Succede così che il giorno della regata il luogo si animi, colorandosi di gente: c’è chi riesce a salire sul faro, chi guarda la gara dal parco attorno e chi dalla strada. Trieste ha un carattere ruvido e spigoloso, ma è sempre pronta a divertirsi.

Allontanandoci un po’ possiamo vedere insieme, in un’unica splendida scenografia naturale, il faro, Barcola e il Castello di Miramare sullo sfondo.

06_Unoscoglio&Barcola

Continuiamo a salire fino a Prosecco. Vogliamo vedere lo scoglio da cui abbiamo iniziato il nostro viaggio da una prospettiva ancora più ampia. Sulle pareti sassose a cui si aggrappano le ultime case inizia la Napoleonica, uno dei sentieri più panoramici dell’altopiano carsico. Qui molte persone vengono a correre, imparare ad andare in bici o semplicemente ad arrampicare.

07_Unoscoglio&Barcola

Camminiamo sul sentiero, fino a trovare un angolo per noi. Probabilmente non è lo stesso “cantuccio” in cui Saba ha scritto la sua lirica Trieste, guardando la città dall’alto e paragonandola a un ragazzo dalle “mani troppo grandi per regalare un fiore”, ma trasmette sensazioni simili.

“La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.”

08_Unoscoglio&Barcola

Uno scoglio, il faro e un angolo di sentiero panoramico ci suggeriscono probabilmente qualcosa di simile. “La vita che voio” in fondo si poggia sulla serenità, solida base per poter star bene sia con se stessi che con gli altri.

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